Gioco
Delphi, presidio a oltranza«Da qui non ci muoviamo»
Da oltre due anni i 170 dipendenti della ex Delphi sono in cassa integrazione e attendono risposte sul loro futuro, soprattutto ora che la Fiat, con l'acquisizione delle ex carrozzerie Bertone, rischia di far naufragare il progetto di Gian Mario Rossignolo per la reindustrializazione dell'area. La protesta davanti al municipio, il sindaco approva
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LIVORNO. Stamani, alle 10, gli operai della Delphi metteranno un gazebo davanti al Comune e avvieranno un presidio ad oltranza. «Siamo stufi delle promesse poi mai rispettate, il presidio non sarà tolto fino a quando non sarà garantita la ricollocazione di tutti i lavoratori» dice il segretario generale della Cgil Maurizio Strazzullo. Un'iniziativa che dà il segno dell'esasperazione a cui sono giunti i 170 lavoratori, che da tre anni attendono risposte sul loro futuro. Sembrava fatta quando, all'ultimo tuffo, il governo ha scompaginato i piani di Gian Mario Rossignolo e con essi la riassunzione di tutti gli operai livornesi.
Il presidio sarà montato nella piazza davanti al municipio, dove ci sono le palme. «E sarà qualcosa che andrà anche oltre la vertenza Delphi: un punto di riferimento per le numerose crisi aziendali aperte» dice ancora Strazzullo. Il gazebo della crisi, lo potremmo ribattezzare.
I lavoratori della Delphi monteranno la guardia dalla mattina alla sera, dandosi il cambio, e leveranno le tende solo quando avranno risposte. «Siamo stati accusati di essere stati troppo ragionevoli - aggiunge il segretario della Cgil - Ecco, la nostra ragionevolezza è esaurita. Ora esigiamo risposte». Le esigono, gli operai della Delphi, anzitutto dal ministro dello sviluppo economico Scajola, il responsabile numero 1 della situazione attuale. Scajola che, con il suo via libera, ha venduto Bertone alla Fiat lasciando con un palmo di naso Rossignolo e gli operai livornesi.
«La prima condizione per rimuovere il presidio ad oltranza è essere ricevuti da Scajola - spiega Strazzullo - Ma non è sufficiente: vogliamo anche precise garanzie sulla ricollocazione del personale». E il messaggio è anche destinato al Comune. «Il Comune avrà presto nella sua disponibilità l'area di via Enriques e un'area a Guasticce: ecco, chiediamo al sindaco che faccia il possibile per riavviare una reindustrializzazione che possa dare un futuro ai lavoratori».
Il presidio sarà montato nella piazza davanti al municipio, dove ci sono le palme. «E sarà qualcosa che andrà anche oltre la vertenza Delphi: un punto di riferimento per le numerose crisi aziendali aperte» dice ancora Strazzullo. Il gazebo della crisi, lo potremmo ribattezzare.
I lavoratori della Delphi monteranno la guardia dalla mattina alla sera, dandosi il cambio, e leveranno le tende solo quando avranno risposte. «Siamo stati accusati di essere stati troppo ragionevoli - aggiunge il segretario della Cgil - Ecco, la nostra ragionevolezza è esaurita. Ora esigiamo risposte». Le esigono, gli operai della Delphi, anzitutto dal ministro dello sviluppo economico Scajola, il responsabile numero 1 della situazione attuale. Scajola che, con il suo via libera, ha venduto Bertone alla Fiat lasciando con un palmo di naso Rossignolo e gli operai livornesi.
«La prima condizione per rimuovere il presidio ad oltranza è essere ricevuti da Scajola - spiega Strazzullo - Ma non è sufficiente: vogliamo anche precise garanzie sulla ricollocazione del personale». E il messaggio è anche destinato al Comune. «Il Comune avrà presto nella sua disponibilità l'area di via Enriques e un'area a Guasticce: ecco, chiediamo al sindaco che faccia il possibile per riavviare una reindustrializzazione che possa dare un futuro ai lavoratori».
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