Il Tirreno

Livorno

Eni

L'Eni azzeri la vendita a Klesch

Cristiano Meoni
Ruggeri (sulla destra) con Trotta di Rifondazione davanti alla raffineria
◗
Ruggeri (sulla destra) con Trotta di Rifondazione davanti alla raffineria

IL Pd mette sulla bilancia tutto il proprio peso per chiedere all'Eni di azzerare la trattativa con il fondo Klesch. Una posizione che - assicura il segretario della federazione livornese Marco Ruggeri - trova concorde tutto il partito, dai dirigenti comunali fino ai candidati alla segreteria nazionale (Bersani, Franceschini).

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. IL Pd mette sulla bilancia tutto il proprio peso per chiedere all'Eni di azzerare la trattativa con il fondo Klesch. Una posizione che - assicura il segretario della federazione livornese Marco Ruggeri - trova concorde tutto il partito, dai dirigenti comunali fino ai candidati alla segreteria nazionale (Bersani, Franceschini).
«Siamo preoccupati per la proposta di Klesch and Company che non è un soggetto industriale ma un fondo d'investimento e il nostro territorio non può diventare territorio di caccia per i fondi» dice Ruggeri, al cui fianco siedono i rappresentanti del partito a Livorno e a Collesalvetti. «Il fondo non ci convince, ci pare che non risponda alle esigenze di un rilancio della raffineria. Non avremmo avuto niente in contrario se si fosse presentato un soggetto industriale, ma Klesch, come è facilmente constatabile, non produce nulla».
La posizione del Pd è stata concertata venerdì sera, in una riunione informale a cui erano presenti dirigenti politici, sindacalisti, lavoratori. L'obiettivo è comune, magari ci sono sfumature sulla linea per raggiungerlo. Ruggeri non disdegna la lotta - anche se pensa che serva un «momento in cui ci si siede intorno a un tavolo» - e parla chiaro: «Non abbiamo alcun ruolo in questa trattativa e non vogliamo invadere l'ambito che spetta al sindacato. Ma ci vogliamo fare portavoci di un'esigenza del territorio. Io ritengo che la trattativa vada azzerata e che l'Eni debba fare punto e a capo. E vorrei che il governo, viste le caratteristiche di Klesch, dicesse ad Eni che c'è bisogno di rimetterci al tavolo per cercare un nuovo interlocutore».
E' quello che il Pd cercherà di fare nelle prossime ore. Il segretario nazionale Dario Franceschini ha promesso un pressing a tutto campo sul governo «così anche Bersani - dice Ruggeri - che quand'era ministro era arrivato al punto di convocare il tavolo con Eni. Poi però cadde il governo».
Sul banco degli imputati c'è l'esecutivo. Ruggeri ricorda le recenti promesse del ministro Sacconi in visita prelelettorale all'hotel Palazzo, a cui ha corrisposto «un'assenza che è difficile non vedere. Del resto, se uno come Marco Taradash commenta che "questo è il mercato bellezza" c'è poco da aspettarsi». Secondo Ruggeri, il disegno di Eni è chiaro: «Un progressivo abbandono nella raffinazione in Italia, con rare eccezioni nei luoghi dove il centrodestra governa come in Siclia. Questo governo è forte con i deboli e debole con i forti».
Ruggeri ne approfitta anche per rispondere a chi accusa le amministrazioni livornesi e il Pd di non aver fatto niente per contrastare la scelta di Eni. «Marco Cannito è uno sciacallo politico, non può dire queste cose uno che, con Volpi, fino a poco tempo fa diceva che la raffineria andava chiusa per motivi ambientali».
E al presidente di Confindustria Andrea Gemignani risponde: «E Confindustria cosa ha fatto in tutto questo tempo? Mi risulta che Eni sia una sua associata».
Cristiano Meoni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web