Il Tirreno

Livorno

LA RAFFINERIA ALL’ASTA

L'Eni vende all'amico di Madoff

Cristiano Meoni
Gary Klesch, il finanziere che vuol comprare Stagno
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Gary Klesch, il finanziere che vuol comprare Stagno

L'unica persona che poteva intrattenersi con "Bernie" Madoff nel suo quartier generale londinese era un uomo di cui sentiamo un gran parlare da qualche giorno: Gary Klesch, figlio di un boxeur dell'Ohio, il finanziere che vuol comprare la raffineria di Stagno

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LIVORNO. L'unica persona che poteva intrattenersi con "Bernie" Madoff nel suo quartier generale londinese era un uomo di cui sentiamo un gran parlare da qualche giorno: Gary Klesch, figlio di un boxeur dell'Ohio, il finanziere che vuol comprare la raffineria di Stagno. Madoff, negli ambienti finanziari, è considerato l'equivalente del demonio e non a caso spesso il suo nome è preceduto dall'aggettivo «diabolico». Madoff è l'artefice della più grande truffa della storia, una roba da 45-60 miliardi di dollari che ha mandato sul lastrico 4000 famiglie, e si è perciò beccato una condanna a 150 anni di carcere. Quando "Bernie" era a Londra, spesso Klesch andava a trovarlo, come è riportato negli atti giudiziari del processo americano.

In vacanza insieme A testimoniarlo è stata la responsabile dell'ufficio londinese di Madoff, Julia Fenwick. Fenwick, come riportano i giornalisti del magazine "Tatler" Mark Hollingsworth e M.A. Nicholas in un articolo di luglio, ha raccontato che «Klesch era l'unico ospite esterno che Madoff intratteneva nel suo ufficio di Londra» e che «Klesch era ospite regolare dei Madoff in Costa Azzurra». Negli atti del processo il nome di Allan Gary Klesch compare anche un'altra volta. Madoff ha presentato un documento nel quale attesta di avergli prestato nel 1999 un milione di dollari, mai restituiti.

Elogio della bancarotta Gary Klesch, 61 anni, ha iniziato ad occuparsi di aziende in crisi da comprare, risanare e rivendere negli anni settanta. Ma la svolta è avvenuta nel 1990, quando - dopo la chiusura della sua Quadrex che lo aveva accompagnato per tutti gli anni ottanta - ebbe l'intuizione che lo ha fatto diventare, oggi, un rispettabile finanziere intervistato persino dalla Bbc: «Oggi in Europa - ebbe a dichiarare in un controverso ritratto pubblicato nel 1994 dal New York Times - bancarotta è una brutta parola, come lo era negli Stati Uniti 25 anni fa. Quando una società è nei guai, le banche tradizionali scappano. Ma verrà un momento in cui capiranno che la bancarotta è un'opportunità». L'articolo s'intitolava "L'avvoltoio finanziario incassa".

Eurodisney ed Eurotunnel Dal 1990 in poi Klesch si è tuffato a capo fitto in alcuni dei maggiori disastri finanziari europei, come Eurodisney, Eurotunnel, Heron International e Daf. Il motto era «trovare valore in ciò che altri considerano merce danneggiata».

Da Cayman a Malta Il fondo Klesch oggi ha 18 dipendenti, sede in Wigmore Street a Londra, la zona dei dottori e degli ambulatori, e un carnet di partecipazione e attività industriali. Che però, gratta gratta, si riducono a quattro, la Tal (container leasing) e tre fonderie di alluminio: due in Olanda (Zalco e Aldel) e una in Germania (Voerde). Tutte e tre le attività sono detenute da Klesch mediante controllate estere domiciliate nei paradisi fiscali di Cayman e Malta.

Licenziamenti e dimissioni L'ingresso nel settore alluminio, che permette a Klesch di definirsi «gruppo industriale», è relativamente recente: le fonderie olandesi e tedesche sono state acquistate tra il 2007 e il 2009 dai colossi Alcal e Corus. Tutte e tre le aziende sono in difficoltà e una - la Aldel - ha appena licenziato 175 dipendenti su 500. Alla Zalco si sono appena dimessi «per motivi personali» il ceo Tom Sanders e un altro manager Berry Bemelmans.

Lo shopping andato male Nel 2001 Klesch ha firmato l'acquisto di due reti regionali (cable tv) di Deutsche Telekom ma l'affare non è andato in porto ed è sfociato in un contenzioso legale. Nel 2003 ha rilevato le attività europee del colosso energetico americano Dynegy, ma gran parte degli asset rilevati sono stati liquidati. Secondo autorevoli fonti finanziarie, il fondo non ha attività in alcune delle commodities esibite (petrolio, carbone, elettricità). Le stesse fonti però descrivono però Gary Klesch come un finanziere che non ha combinato grossi guai: così diverso dall'amico Madoff.

Un miraggio nel deserto Quanto al progetto da 8 miliardi di dollari di costruire una raffineria e una fonderia di alluminio in Libia, annunciato nel febbraio 2008, pare che da allora non si sia mosso niente. «Ovvio: nessuno è così matto da fare una raffineria ora in Libia» dice un esperto del ramo. Un miraggio nel deserto della Sirte.

Rischio spezzatino Se l'amico di Bernard Madoff, sovente ospite della sua villa di Cap d'Antibes, fosse coerente con la sua storia di fortunato e abile finanziere, non esiterebbe a comprare la raffineria di Stagno alle condizioni poste da Eni, a chiuderla dopo qualche anno mantenendo solo l'impianto lubrificanti e a vendere la centrale elettrica a turbogas, realizzando un buon guadagno. In Italia si chiama "spezzatino".

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