Il Tirreno

Livorno

LA GRANDE CRISI

E ora gli ex Delphi alzano la voce

David Evangelisti
Uno striscione di protesta dei lavoratori ex Delphi ai cancelli della fabbrica chiusa
◗
Uno striscione di protesta dei lavoratori ex Delphi ai cancelli della fabbrica chiusa

«Dovranno sentire il nostro fiato sul collo, giorno dopo giorno». Non hanno la minima intenzione di arrendersi alla delusione gli operai della ex Delphi: ieri in un'infuocata assemblea hanno deciso di organizzare un presidio di protesta

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Dovranno sentire il nostro fiato sul collo, giorno dopo giorno». Non hanno la minima intenzione di arrendersi alla delusione gli operai della ex Delphi: ieri in un'infuocata assemblea hanno deciso di organizzare un presidio di protesta. «Ne faremo il simbolo quotidiano della lotta in difesa dei posti di lavoro di qualunque fabbrica», afferma Maurizio Strazzullo, neo-leader Cgil.
Il luogo del presidio? Davanti alla prefettura o, più probabilmente nella piazzetta fra Comune e Provincia: tutto verrà definito in queste ultime caldissime ore, la macchina organizzativa è in moto («dev'essere visibile e in grado di fare da punto di riferimento anche per assemblee»). La chiamata a raccolta avverrà a colpi di sms fra lavoratori e sindacalisti.

Quasi all'unanimità. La decisione di realizzare un presidio di protesta è stata presa praticamente all'unanimità nella rovente assemblea organizzata dai sindacati alla Cassa Edile di via Piemonte. Più di un centinaio di lavoratori ex Delphi presenti: si sono fatti sentire. In trincea anche i leader confederali e le istituzioni locali: oltre al citato Strazzullo, ecco Giovanni Pardini (Cisl) e Francesca Cantini (Uil) più gli assessori Valter Nebbiai (Comune) e Ringo Anselmi (Provincia).

«Fino in fondo». «Andremo avanti con la nostra protesta fino in fondo», ringhia Strazzullo: «Gli operai ex Delphi devono riavere un lavoro. Ci batteremo con tutte le nostre forze». La durata del presidio? «Vogliamo delle risposte che possano convincerci, non le solite frasi di circostanza. Altrimenti potremmo restar lì anche per mesi. Siamo disposti a tutto».
La sala è gremita, il rumore è assordante, l'atmosfera è elettrica. «Occupiamo la fabbrica», grida un ragazzo dalle retrovie: qualcuno è d'accordo, qualcun altro invece storce il naso. «Entriamo in massa in consiglio comunale» urla un giovane pochi metri di distanza dal precedente. «Ci faremo sentire in ogni maniera possibile, con le buone o con le cattive», attacca un altro. «Anche i lavoratori dell'Eni dovranno lottare con noi, siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo fare fronte comune», aggiunge sospirando una donna sulla quarantina.

La rabbia. Esplode l'esasperazione dei lavoratori ex Delphi nei confronti di Comune, Provincia e soprattutto Regione. Regna la rabbia: «Ci hanno raccontato frottole. Ora le belle parole non ci bastano più. La Delphi, come altre fabbriche livornesi, ha risentito dell'immobilismo delle istituzioni». Ce n'è anche per il sindaco Cosimi: «Chissà cosa ci racconterà adesso per farci stare calmi».
A giudizio di Pardini la partita si vince soprattutto in caso d'acquisizione da parte del Comune di aree in grado di attrarre investitori: «Il Comune deve al più presto entrare in possesso dell'area ex Delphi. Con il presidio - continua - vogliamo velocizzare proprio l'acquisizione dell'area da parte della Spil. Entro pochi giorni vogliamo risposte concrete». Pardini è un fiume in piena: «In zona Guasticce è aperta la trattativa con un privato per l'acquisizione da parte del Comune di un terreno che potrebbe interessare alcuni imprenditori».

Botta e risposta. La diffidenza degli operai ex Delphi però si tocca con mano: «Ma cosa cosa continuate a raccontarci? Basta con queste favole». Pardini non ci sta e rilancia: «Se il Comune acquisisce le aree, arriveranno anche gli imprenditori, statene sicuri». Un attimo di silenzio, poi il leader provinciale Cisl si lascia scappare: «Almeno due».

Nel mirino la Regione. Cantini invece ha il dente avvelenato con le istituzioni, in particolar modo con la Regione: «Una volta che un imprenditore decide di investire nel nostro territorio, impieghiamo mesi per definire il progetto e ce lo lasciamo scappare. La questione poteva esser stata chiusa già parecchi mesi fa». E aggiunge: «Livorno ha bisogno anche del governo centrale per sbrogliare questa matassa. Questi lavoratori devono avere un futuro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa