Sicurezza
SANITÀ
Quel medico è un angelo, resti qui
Mauro Zucchelli
Nel settembre del 2005 un incredibile tsunami di 41.148 firme fece sentire alle istituzioni sanitarie quel che (di male) pensava la città del proprio ospedale, dopo la tragica morte di un giovane motociclista al pronto soccorso
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LIVORNO. Nel settembre del 2005 un incredibile tsunami di 41.148 firme fece sentire alle istituzioni sanitarie quel che (di male) pensava la città del proprio ospedale, dopo la tragica morte di un giovane motociclista al pronto soccorso. A quattro anni esatti di distanza, un'altra valanga di nomi e cognomi in calce alla lettera di una mamma finisce sul tavolo dei vertici dell'Asl.
Stavolta però è per dire quel che (di buono) i livornesi hanno visto crescere all'interno di servizi sanitari che spesso non brillano: parliamo del reparto cure palliative che all'ospedale accompagna alla morte i malati terminali (e i loro familiari).
Non crediate però che quella lettera aperta di elogi e giudizi positivi - nata come lo sfogo del cuore di una madre che ha appena visto morire lì il proprio figlio - sia per l'Asl meno ingombrante o imbarazzante dell'altra petizione-kolossal: per quanto pacata nei toni, è una sorta di ribellione allo spostamento della dottoressa Antonia Mazzoni dalla responsabilità delle Cure palliative alla guida del Corat, il centro oncologico che, travolto dallo scandalo dei referti falsificati, ha assoluto bisogno di una guida autorevole.
Alle Cure palliative non si vive solo della virtù di un singolo: è complessivamente tutto l'ambiente ad avere un modo di accogliere la sofferenza (e aiutarti a portarla sulle spalle), ma i firmatari hanno il timore che un cambio al vertice possa far afflosciare questa realtà.
«Quanti hanno sottoscritto la mia lettera? Ho contato 1.420 adesioni ma so che ci sono decine di copie passate di mano in mano: talmente tante che ne ho perso il conto», dice Rosamaria Santini Bernini, madre di Alessandro, un gigante buono di due metri portato via da un tumore prima di realizzare l'ultima meta, lui che la passione per il rugby l'aveva nel cuore.
Mamma Rosamaria - nella lettera consegnata alla direzione Asl e inviata all'assessore regionale Enrico Rossi - non adopera paroloni né disegna complicate strategie politico-sanitarie: ma dev'essere stato proprio questo lasciar parlare la propria esperienza di genitore di un malato terminale a colpire l'anima di una così vasta platea di livornesi. Tanti di loro hanno trovato in quelle parole il modo per dar voce anche alla loro esperienza umana: anche loro, forse, hanno avuto un amico, un vicino un familiare accompagnato con dignità fino all'ultimo abbraccio.
Stavolta però è per dire quel che (di buono) i livornesi hanno visto crescere all'interno di servizi sanitari che spesso non brillano: parliamo del reparto cure palliative che all'ospedale accompagna alla morte i malati terminali (e i loro familiari).
Non crediate però che quella lettera aperta di elogi e giudizi positivi - nata come lo sfogo del cuore di una madre che ha appena visto morire lì il proprio figlio - sia per l'Asl meno ingombrante o imbarazzante dell'altra petizione-kolossal: per quanto pacata nei toni, è una sorta di ribellione allo spostamento della dottoressa Antonia Mazzoni dalla responsabilità delle Cure palliative alla guida del Corat, il centro oncologico che, travolto dallo scandalo dei referti falsificati, ha assoluto bisogno di una guida autorevole.
Alle Cure palliative non si vive solo della virtù di un singolo: è complessivamente tutto l'ambiente ad avere un modo di accogliere la sofferenza (e aiutarti a portarla sulle spalle), ma i firmatari hanno il timore che un cambio al vertice possa far afflosciare questa realtà.
«Quanti hanno sottoscritto la mia lettera? Ho contato 1.420 adesioni ma so che ci sono decine di copie passate di mano in mano: talmente tante che ne ho perso il conto», dice Rosamaria Santini Bernini, madre di Alessandro, un gigante buono di due metri portato via da un tumore prima di realizzare l'ultima meta, lui che la passione per il rugby l'aveva nel cuore.
Mamma Rosamaria - nella lettera consegnata alla direzione Asl e inviata all'assessore regionale Enrico Rossi - non adopera paroloni né disegna complicate strategie politico-sanitarie: ma dev'essere stato proprio questo lasciar parlare la propria esperienza di genitore di un malato terminale a colpire l'anima di una così vasta platea di livornesi. Tanti di loro hanno trovato in quelle parole il modo per dar voce anche alla loro esperienza umana: anche loro, forse, hanno avuto un amico, un vicino un familiare accompagnato con dignità fino all'ultimo abbraccio.
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