Il dolore
L'AFFAIRE MODIGLIANI
False teste in mostra? "Una beffa-bis"
Alice Barontini
La verità non interessa a nessuno. Riproporre solo le “teste false” non ha senso. Lo dice Christian Parisot, presidente del Modigliani Institut
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LIVORNO. «La verità non interessa a nessuno. Riproporre solo le "teste false" non ha senso, significherebbe rivangare il passato, l'opera di Modigliani necessita di una lettura diversa da quella puramente mercantile e stilisticamente legata all'icona». A dirlo è Christian Parisot, presidente del Modigliani Institut Archives Légales Paris-Roma.
E' il curatore degli archivi nominato ufficialmente da Jeanne Modigliani (ma anche biografo dell'artista e autore del "Catalogo Ragionato Amedeo Modigliani"). Parisot con queste poche parole si distanzia dalle provocazioni sulle tre teste false trovate nel fosso nel 1984. Quelle che secondo Sgarbi andrebbero esposte in una mostra intitolata "Il grande Inganno" mentre per il sindaco di Livorno Cosimi sarebbe meglio vendere per comprare un disegno di Modigliani. Per Parisot infatti «rivangare il passato» significherebbe fare un altro cattivo servizio all'artista livornese.
Occhio ai luoghi comuni
«Le mostre, gli eventi dedicati a Modigliani - spiega - hanno sempre avuto la caratteristica di scontrarsi con la realtà "dei luoghi comuni", quelli che Jeanne Modigliani combatteva da decenni. Durante il suo ritorno a Livorno, alla figlia dell'artista, fu proposta una stesura aggiornata del suo "Modigliani senza leggenda" dagli editori Guastalla, della Graphis Arte. Il libro ebbe un grande successo e fu lei ad incaricare gli stessi editori per la stampa del Catalogo Ragionato. La sua scelta livornese era indicativa. Gli avvenimenti dedicati al centenario della nascita di Modigliani che seguirono sono da ricostruire con precisione perché furono deleteri per l'artista e per la sua immagine, ampliando le "leggende"».
Jeanne si emozionò
Il discorso porterebbe dritto dritto alla Casa Natale Modigliani, quella che la figlia dell'artista aveva tanto desiderato vedere aperta e che ora è invece momentaneamente chiusa, in attesa di un accordo tra i fratelli Guastalla. Parisot glissa, limitandosi a ricordare come «dopo tanti anni d'assenza, Jeanne si emozionò rivedendo la casa natale di via Roma. Espresse il desiderio di vederla "vivere" e, interprete di un sogno collettivo, volle dare la possibilità alla città di recuperare gli Archivi per renderli pubblici. Ma la risposta non arrivò mai. Anche in quell'occasione non mancarono le visite delle famiglie degli amici di Amedeo, le poche opere giovanili rimaste erano custodite come reliquie, disegni giovanili su carte ingiallite». Nonostante tutte queste tracce il giovane artista livornese non era mai stato considerato italiano, anche se trascorse in patria 21 anni della sua vita: 7 dei quali a lavorare intensamente, «ma tutti i giorni», come diceva Eugenie, la madre di Amedeo nel suo diario livornese.
Il dipinto scambiato
In effetti a Livorno rimasero i lavori figurativi, dedicati alla vita quotidiana. «La collaborazione con Aristide Sommati, ci ricorda l'episodio del dipinto "scambiato": di fronte ad un paesaggio, l'insoddisfazione dell'uno, li portò a scambiarsi i dipinti. Modigliani era un artista già "compiuto" sin dai primi anni di frequentazione dello studio di Micheli. La critica, o per meglio dire, la creazione del mercato di Modigliani ha sempre messo in disparte le opere giovanili per favorire i "colli lunghi", per ragioni economiche. Ed è forse l'unico artista italiano depredato delle sue origini».
A tal proposito viene da chiedersi e sorprendersi sul perché in tutto il mondo, persino in Cina, si organizzino mostre su Modigliani mentre a Livorno, sua città natale, regna il nulla. La risposta di Parisot sembra un elegante "no comment". «Resta da preparare - afferma - una mostra tutta livornese, da coordinare con un comitato scientifico e tecnico, senza presentazioni circensi, usate come attrattori pubblicitari. Ma con la presenza di tutti quelli che hanno preso parte alla vita culturale, filosofica e letteraria della città e della storia dell'arte, per dare una immagine vera dell'artista a livello internazionale». Le mostre da Milano a Perugia che il Modigliani Institut seguirà - aggiunge - saranno «una continua ricerca che si snoderà nell'ambito del percorso della sua vita, per dedicare nel 2010 un anno di presentazione in vari musei in Cina: Sette anni di creatività del lavoro del giovane Modigliani, tra Livorno, Firenze e Venezia, sono da classificare con l'aiuto di un comitato tecnico per il futuro di queste manifestazioni». E c'è da chiedersi se oltre che per Modigliani, anche per una sua mostra a Livorno si finirà col parlare di "leggenda".
E' il curatore degli archivi nominato ufficialmente da Jeanne Modigliani (ma anche biografo dell'artista e autore del "Catalogo Ragionato Amedeo Modigliani"). Parisot con queste poche parole si distanzia dalle provocazioni sulle tre teste false trovate nel fosso nel 1984. Quelle che secondo Sgarbi andrebbero esposte in una mostra intitolata "Il grande Inganno" mentre per il sindaco di Livorno Cosimi sarebbe meglio vendere per comprare un disegno di Modigliani. Per Parisot infatti «rivangare il passato» significherebbe fare un altro cattivo servizio all'artista livornese.
Occhio ai luoghi comuni
«Le mostre, gli eventi dedicati a Modigliani - spiega - hanno sempre avuto la caratteristica di scontrarsi con la realtà "dei luoghi comuni", quelli che Jeanne Modigliani combatteva da decenni. Durante il suo ritorno a Livorno, alla figlia dell'artista, fu proposta una stesura aggiornata del suo "Modigliani senza leggenda" dagli editori Guastalla, della Graphis Arte. Il libro ebbe un grande successo e fu lei ad incaricare gli stessi editori per la stampa del Catalogo Ragionato. La sua scelta livornese era indicativa. Gli avvenimenti dedicati al centenario della nascita di Modigliani che seguirono sono da ricostruire con precisione perché furono deleteri per l'artista e per la sua immagine, ampliando le "leggende"».
Jeanne si emozionò
Il discorso porterebbe dritto dritto alla Casa Natale Modigliani, quella che la figlia dell'artista aveva tanto desiderato vedere aperta e che ora è invece momentaneamente chiusa, in attesa di un accordo tra i fratelli Guastalla. Parisot glissa, limitandosi a ricordare come «dopo tanti anni d'assenza, Jeanne si emozionò rivedendo la casa natale di via Roma. Espresse il desiderio di vederla "vivere" e, interprete di un sogno collettivo, volle dare la possibilità alla città di recuperare gli Archivi per renderli pubblici. Ma la risposta non arrivò mai. Anche in quell'occasione non mancarono le visite delle famiglie degli amici di Amedeo, le poche opere giovanili rimaste erano custodite come reliquie, disegni giovanili su carte ingiallite». Nonostante tutte queste tracce il giovane artista livornese non era mai stato considerato italiano, anche se trascorse in patria 21 anni della sua vita: 7 dei quali a lavorare intensamente, «ma tutti i giorni», come diceva Eugenie, la madre di Amedeo nel suo diario livornese.
Il dipinto scambiato
In effetti a Livorno rimasero i lavori figurativi, dedicati alla vita quotidiana. «La collaborazione con Aristide Sommati, ci ricorda l'episodio del dipinto "scambiato": di fronte ad un paesaggio, l'insoddisfazione dell'uno, li portò a scambiarsi i dipinti. Modigliani era un artista già "compiuto" sin dai primi anni di frequentazione dello studio di Micheli. La critica, o per meglio dire, la creazione del mercato di Modigliani ha sempre messo in disparte le opere giovanili per favorire i "colli lunghi", per ragioni economiche. Ed è forse l'unico artista italiano depredato delle sue origini».
A tal proposito viene da chiedersi e sorprendersi sul perché in tutto il mondo, persino in Cina, si organizzino mostre su Modigliani mentre a Livorno, sua città natale, regna il nulla. La risposta di Parisot sembra un elegante "no comment". «Resta da preparare - afferma - una mostra tutta livornese, da coordinare con un comitato scientifico e tecnico, senza presentazioni circensi, usate come attrattori pubblicitari. Ma con la presenza di tutti quelli che hanno preso parte alla vita culturale, filosofica e letteraria della città e della storia dell'arte, per dare una immagine vera dell'artista a livello internazionale». Le mostre da Milano a Perugia che il Modigliani Institut seguirà - aggiunge - saranno «una continua ricerca che si snoderà nell'ambito del percorso della sua vita, per dedicare nel 2010 un anno di presentazione in vari musei in Cina: Sette anni di creatività del lavoro del giovane Modigliani, tra Livorno, Firenze e Venezia, sono da classificare con l'aiuto di un comitato tecnico per il futuro di queste manifestazioni». E c'è da chiedersi se oltre che per Modigliani, anche per una sua mostra a Livorno si finirà col parlare di "leggenda".
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