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LIVORNO
Raffineria, l'Eni gela la cittànessuna garanzia sul futuro
Cristiano Meoni
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L’arrivo dei manager dell’Eni (a destra) in ComuneNella girandola di incontri c’è una parola che i dirigenti di Eni non hanno mai pronunciato: «Investimenti». E ce n’è un’altra che sta loro indigesta: «Garanzie». Il fondo Klesch ha avviato una trattativa con l’Eni per acquistare la raffineria di Stagno. Ma non prevede investimenti e di conseguenza non è in grado di dare garanzie occupazionali oltre i 3-5 anni, come ha ammesso il capo della divisione Refining & Marketing dell’Eni
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LIVORNO. Nella girandola di incontri iniziata ieri mattina a Firenze e finita nel tardo pomeriggio a Livorno c'è una parola che i dirigenti di Eni non hanno mai pronunciato: «investimenti». E ce n'è un'altra che sta loro parecchio indigesta: «garanzie».
Il fondo Klesch ha avviato una trattativa con l'Eni per acquistare la parte raffineria del sito di Stagno. Ma non prevede investimenti e di conseguenza non è in grado di dare garanzie occupazionali oltre i 3-5 anni, come ha ammesso - uscendo dall'incontro con le istituzioni in Palazzo Comunale - il capo della divisione Refining & Marketing dell'Eni Giuseppe Ricci: «Con questa situazione di mercato non siamo in grado di fare previsioni. Le garanzie occupazionali ci sono ma non c'è un termine temporale».
Lo spettro di una vendita al buio della raffineria si è materializzato nella figura sorridente e affabile di questo manager in grisaglia, che ieri è venuto a Livorno pur sapendo che non aveva buone notizie da dare. Incontrando il sindaco Cosimi, il sindaco di Collesalvetti Bacci e il presidente della Provincia Kutufà, il dirigente dell'Eni ha confermato che c'è una trattativa con il fondo Klesch e che si conta di chiuderla nel giro di qualche mese. Un consiglio d'amministrazione di Eni è convocato per il 28 settembre. Ma il manager Eni si è impegnato a ricontattare i rappresentanti livornesi prima della firma dell'accordo.
In Europa sono in vendita venti raffinerie: così ha detto Ricci, motivando la scelta di Eni di spostare l'attenzione dalla raffinazione all'esplorazione. Di acquirenti non se ne trovano a bizzeffe e chi ce li ha se li tiene stretti. Ricci ha parlato molto bene del fondo Klesch, accreditandolo come «un gruppo industriale» che fattura 2 miliardi di euro l'anno e occupa 1800 dipendenti. Grande produttore di alluminio, Klesch & Company è anche rivenditore di prodotti petroliferi e gas: da qui l'interesse per la raffineria di Livorno.
Eni venderebbe a Klesch la raffineria, impegnandosi a rifornirla di greggio e a ritirare il prodotto finito mediante "contratti ancillari" della durata di 3-5 anni: benzine e gasoli che verrebbero distribuiti tramite l'oleodotto Livorno-Calenzano (Firenze) che resterà ad Eni, così come non saranno venduti il deposito Gpl, la centrale elettrica a turbogas e il deposito costiero.
I contratti ancillari, di fatto, rappresentano l'unica garanzia di una prosecuzione dell'attività produttiva. «Ma cinque anni non ci bastano» dice il presidente della Provincia Kutufà. Così come è tutto da decifrare il capitolo bonifica. Eni, prima di lasciare Livorno, dovrà pagare un pedaggio quantificato in svariate decine di milioni di euro: altro argomento delicato della trattativa.
Il fondo Klesch ha avviato una trattativa con l'Eni per acquistare la parte raffineria del sito di Stagno. Ma non prevede investimenti e di conseguenza non è in grado di dare garanzie occupazionali oltre i 3-5 anni, come ha ammesso - uscendo dall'incontro con le istituzioni in Palazzo Comunale - il capo della divisione Refining & Marketing dell'Eni Giuseppe Ricci: «Con questa situazione di mercato non siamo in grado di fare previsioni. Le garanzie occupazionali ci sono ma non c'è un termine temporale».
Lo spettro di una vendita al buio della raffineria si è materializzato nella figura sorridente e affabile di questo manager in grisaglia, che ieri è venuto a Livorno pur sapendo che non aveva buone notizie da dare. Incontrando il sindaco Cosimi, il sindaco di Collesalvetti Bacci e il presidente della Provincia Kutufà, il dirigente dell'Eni ha confermato che c'è una trattativa con il fondo Klesch e che si conta di chiuderla nel giro di qualche mese. Un consiglio d'amministrazione di Eni è convocato per il 28 settembre. Ma il manager Eni si è impegnato a ricontattare i rappresentanti livornesi prima della firma dell'accordo.
In Europa sono in vendita venti raffinerie: così ha detto Ricci, motivando la scelta di Eni di spostare l'attenzione dalla raffinazione all'esplorazione. Di acquirenti non se ne trovano a bizzeffe e chi ce li ha se li tiene stretti. Ricci ha parlato molto bene del fondo Klesch, accreditandolo come «un gruppo industriale» che fattura 2 miliardi di euro l'anno e occupa 1800 dipendenti. Grande produttore di alluminio, Klesch & Company è anche rivenditore di prodotti petroliferi e gas: da qui l'interesse per la raffineria di Livorno.
Eni venderebbe a Klesch la raffineria, impegnandosi a rifornirla di greggio e a ritirare il prodotto finito mediante "contratti ancillari" della durata di 3-5 anni: benzine e gasoli che verrebbero distribuiti tramite l'oleodotto Livorno-Calenzano (Firenze) che resterà ad Eni, così come non saranno venduti il deposito Gpl, la centrale elettrica a turbogas e il deposito costiero.
I contratti ancillari, di fatto, rappresentano l'unica garanzia di una prosecuzione dell'attività produttiva. «Ma cinque anni non ci bastano» dice il presidente della Provincia Kutufà. Così come è tutto da decifrare il capitolo bonifica. Eni, prima di lasciare Livorno, dovrà pagare un pedaggio quantificato in svariate decine di milioni di euro: altro argomento delicato della trattativa.
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