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Raffineria, compra il fondo Klesch

Cristiano Meoni
Raffineria, compra il fondo Klesch

Mettetevi bene in testa questo nome: Klesch. E' un nome che sentirete spesso nelle prossime settimane, perchè Klesch è il fondo di investimento americano a cui l'Eni vuole vendere la raffineria

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LIVORNO. Mettetevi bene in testa questo nome: Klesch. E' un nome che sentirete spesso nelle prossime settimane, perchè Klesch è il fondo di investimento americano a cui l'Eni vuole vendere la raffineria. Lunedì mattina i dirigenti del gruppo petrolifero informeranno la Regione sulla trattativa avviata con il fondo e nel pomeriggio saranno a Livorno per fare altrettanto con la Provincia e i Comuni.
Sette mesi dopo l'avvio della gara per vendere la raffineria ecco dunque il possibile compratore. E non c'è da starsene tranquilli, ad aspettare che altri facciano la scelta. L'esperienza ci ha abituato a diffidare dei fondi di investimento, spesso coinvolti nelle più spericolate operazioni finanziarie, volatili e de-responsabilizzati. Fondi che acquistano a prezzi di saldo aziende in crisi, le risanano per poi venderle, mossi unicamente dal principio del massimo realizzo.

Può darsi che Klesch rappresenti una virtuosa eccezione. Affermatosi come finanziere d'assalto negli anni ottanta, Gary Klesch ha costituito il fondo nel 1990 e da allora ha investito 14 miliardi di dollari nell'acquisizione di partecipazioni e di attività industriali. Ora il finanziere americano con quartier generale nella city londinese ha interessi nei settori del petrolio, dell'acciaio, del gas, dell'elettricità, dei trasporti, dei minerali, delle telecomunicazioni. In Libia ha annunciato un investimento di 5 miliardi di dollari per costruire una fonderia di alluminio e una raffineria da 300mila barili al giorno (dieci volte quella di Livorno): ed è proprio in Libia che potrebbe esservi stato il contatto con Eni.

Un nome, quello di Klesch, che è stato il convitato di pietra della riunione che si è svolta ieri pomeriggio in Provincia, presente il presidente della Regione Claudio Martini, il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà con gli assessori Toncelli e Nista, il presidente dell'Autorità Portuale Roberto Piccini, l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini. «Si apre uno scenario nuovo» ha riassunto, al termine del vertice, Kutufà, non nascondendo la preoccupazione che l'Eni abbia scelto di vendere a un fondo di investimento. «Vediamo che fondo è e che garanzie dà. Intanto vogliamo conoscere l'esatto stato della trattativa e i suoi contenuti. E vogliamo che venga assicurata la prosecuzione dell'attività di raffinazione e il mantimento di tutta l'occupazione, circa mille persone tra diretti e indiretti». Si è anche parlato delle ripercussioni che il disimpegno di Eni avrebbe sul porto: sia nel breve (chi toglie i tubi che impediscono l'allargamento del canale di accesso) che nel lungo periodo (ha ancora senso un'area per i petroli?).
Domande che potranno avere una prima risposta lunedì. Dopo l'incontro con i dirigenti di Eni, nel pomeriggio le istituzioni vedranno i sindacati.

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