Il Tirreno

Livorno

LA CERIMONIA AL VILLAGGIO EMILIO

Enrico, un ultimo saluto tra i palloncini

La folla (in primo piano Gino Baldi) applaude al passaggio del feretro
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La folla (in primo piano Gino Baldi) applaude al passaggio del feretro

Alla fine, i palloncini colorati, quelli che la moglie Antonella Micocci aveva chiesto ad amici e parenti di portare per l'ultimo saluto al marito Enrico Raffaelli, sono stati liberati dal sagrato della chiesa di San Luca al villaggio Emilio mentre la salma partiva per i Lupi

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LIVORNO. Alla fine, i palloncini colorati, quelli che la moglie Antonella Micocci aveva chiesto ad amici e parenti di portare per l'ultimo saluto al marito Enrico Raffaelli, sono stati liberati dal sagrato della chiesa di San Luca al villaggio Emilio mentre la salma partiva per i Lupi. Antonella reggeva lei stessa un grosso pallone a forma di cuore su cui era scritto "Enrico sei tutta la mia vita", e un ultimo applauso si è alzato dalla folla, più di 700 persone, che si era radunata per il funerale del meccanico ucciso sugli scali della Dogana d'Acqua dal bus guidato da un folle.
Si è conclusa così il commiato da Enrico, iniziato con un mesto ed initerrotto pellegrinaggio alla camera aredente al cimitero dei Lupi. Parenti, una folla di amici, un gruppo di colleghi, meccanici e carrozieri nelle loro tute da lavoro, gente di tutte le età. E in mezzo ad un dolore composto ma terribilmente intenso che affratellava tutti, si mischiavano i ricordi, vividi e forse per questo ancor più strazianti, ma anche la rabbia per una morte ingiusta, figlia del fatto che una persona malata non è stata assistita e messa in condizioni di non nuocere, e che non si sia riusciti a bloccare in 5 ore un bus impazzito.

I familiari straziati, sono riusciti a conservare una dignità ammirevole. Cristian, il fratello che vive in Inghilterra, parla di Enrico come «un esempio per me e per tutti gli altri della famiglia», un uomo che «ha iniziato a lavorare presto e a cui nessuno ha insegnato niente». Ma soprattutto «un punto di riferimento per tutti che ora viene meno».
Alle 15,50 la bara, salutata da un applauso dei presenti, è stata trasferita al Villaggio Emilio per la funzione celebrata da padre Pietro Grajper. I familiari, la moglie, i figli, i fratelli e i genitori di Enrico, si sono seduti in prima fila, mentre la chiesa si è riempita in ogni ordine di posti e molti hanno dovuto attendere sul sagrato.

In un'atmosfera di intensa commozione, col dolore quasi palpabile che aleggiava tra le pareti, padre Pietro ha usato parole di speranza per cercare di alleviare lo strazio generale: un richiamo alla fede, l'unica che può rendere sopportabile una disgrazia altrimenti intollerabile, e le parole che hanno definito Enrico come un angelo voluto accanto a sé dal Signore, che ora, da lassù, guiderà e consolerà i suoi cari.
Poi il fratello Cristian ha ringraziato tutti, per il fatto di aver voluto salutare insieme Enrico, una persona stupenda, che meritava questo affetto.
Infine la bara, in un silenzio quasi irreale è stata portata fuori dal personale Svs e accolta sul sagrato da un altro appaluso. Poi l'ultimo viaggio verso i Lupi e la cremazione.

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di Redazione web