Gioco
ROSIGNANO
Una vita girovaga, poi la famigliasi fermò a Rosignano per farlo curare
Chiara Castaldi
È un fiume in piena Tamara Poletto quando parla del fratello Giampaolo, della sua malattia e del decorso
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ROSIGNANO. È un fiume in piena Tamara Poletto quando parla del fratello Giampaolo, della sua malattia e del decorso.
Decorso che ha avuto il tragico epilogo di martedì mattina, quando a bordo di un autobus rubato al deposito Atl in via degli Artigiani (alle Morelline) ha investito e ucciso un uomo: Enrico Raffaelli, di Livorno.
Nelle parole della donna gli episodi legati al disagio del fratello ai tempi in cui la famiglia andava in giro con il circo, e dopo il trasferimento a Rosignano. «Giampaolo è nato così», dice riferendosi alla patologia psichiatrica del fratello. «È una malattia che progredisce negli anni: più che passa il tempo e più peggiora. Da 23 anni, cioè da quando ci siamo trasferiti a Rosignano prende medicine. Prima no. Giampaolo è sempre stato un ragazzo difficile. Da piccolo, una volta incendiò un camper del circo. Ma tutto sommato riuscivamo a contenerlo».
Il racconto della sorella prosegue. «Quando vivevamo in giro per il Lazio era mia madre a prendersi cura di lui. Spostandoci non era possibile farlo seguire in maniera continuativa da qualcun'altro, né a scuola né in altre strutture. La scelta di abbandonare il circo e di trasferirsi in una dimora stabile è stata fatta proprio in funzione di Giampaolo. Per poterlo curare, insomma».
La famiglia arriva a Rosignano «Quando siamo arrivati a Rosignano eravamo babbo, mamma e tutti i 10 fratelli. Poi nel 1997 è morto mio padre. Negli anni i vari fratelli si sono fatti una vita altrove. Siamo riamasti io, mia madre e Giampaolo. Anche in questi anni Giampoalo ha continuato a creare problemi. Ha la passione per i mezzi pesanti, come dimostrano episodi già noti: quello della la guida del caterpillar rubato, lo scambio dei binari delle ferrovie, e infine la tragedia dell'autobus. Ma ne ha combinate anche altre: l'incendio appiccato in casa, l'appartamento messo a soqquadro, musica a tutto volume nel cuore della notte. Tutti episodi segnalati. Campanelli d'allarme che non sono stati presi nella giusta considerazione. Ha sempre avuto alti e bassi. Momenti in cui era più tranquillo interrotti da episodi come quelli citati. Ultimamente si era messo in testa che non gli davano la patente perché prendeva psicofarmaci. Per questo a novembre li ha voluti smettere. Era il periodo in cui mia madre - fortemente provata dalla situazione - si è trasferita da parenti in Sardegna, sua terra d'origine. Portò con sé Giampaolo, sperando che "cambiare aria" potesse fargli bene. Ma lui dopo poco volle venire via».
«Adesso io e i miei fratelli vogliamo che si faccia chiarezza sulle responsabilità».
Decorso che ha avuto il tragico epilogo di martedì mattina, quando a bordo di un autobus rubato al deposito Atl in via degli Artigiani (alle Morelline) ha investito e ucciso un uomo: Enrico Raffaelli, di Livorno.
Nelle parole della donna gli episodi legati al disagio del fratello ai tempi in cui la famiglia andava in giro con il circo, e dopo il trasferimento a Rosignano. «Giampaolo è nato così», dice riferendosi alla patologia psichiatrica del fratello. «È una malattia che progredisce negli anni: più che passa il tempo e più peggiora. Da 23 anni, cioè da quando ci siamo trasferiti a Rosignano prende medicine. Prima no. Giampaolo è sempre stato un ragazzo difficile. Da piccolo, una volta incendiò un camper del circo. Ma tutto sommato riuscivamo a contenerlo».
Il racconto della sorella prosegue. «Quando vivevamo in giro per il Lazio era mia madre a prendersi cura di lui. Spostandoci non era possibile farlo seguire in maniera continuativa da qualcun'altro, né a scuola né in altre strutture. La scelta di abbandonare il circo e di trasferirsi in una dimora stabile è stata fatta proprio in funzione di Giampaolo. Per poterlo curare, insomma».
La famiglia arriva a Rosignano «Quando siamo arrivati a Rosignano eravamo babbo, mamma e tutti i 10 fratelli. Poi nel 1997 è morto mio padre. Negli anni i vari fratelli si sono fatti una vita altrove. Siamo riamasti io, mia madre e Giampaolo. Anche in questi anni Giampoalo ha continuato a creare problemi. Ha la passione per i mezzi pesanti, come dimostrano episodi già noti: quello della la guida del caterpillar rubato, lo scambio dei binari delle ferrovie, e infine la tragedia dell'autobus. Ma ne ha combinate anche altre: l'incendio appiccato in casa, l'appartamento messo a soqquadro, musica a tutto volume nel cuore della notte. Tutti episodi segnalati. Campanelli d'allarme che non sono stati presi nella giusta considerazione. Ha sempre avuto alti e bassi. Momenti in cui era più tranquillo interrotti da episodi come quelli citati. Ultimamente si era messo in testa che non gli davano la patente perché prendeva psicofarmaci. Per questo a novembre li ha voluti smettere. Era il periodo in cui mia madre - fortemente provata dalla situazione - si è trasferita da parenti in Sardegna, sua terra d'origine. Portò con sé Giampaolo, sperando che "cambiare aria" potesse fargli bene. Ma lui dopo poco volle venire via».
«Adesso io e i miei fratelli vogliamo che si faccia chiarezza sulle responsabilità».
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