Il Tirreno

Livorno

LA TRAGEDIA

«Poletto non è l'unico colpevole»

Luciano De Majo
A fianco, la vittima Enrico Raffaelli. Più a destra, i volontari della Misericordia non possono fare altro che constatare la morte del meccanico e l’investitore, Giampaolo Poletto
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A fianco, la vittima Enrico Raffaelli. Più a destra, i volontari della Misericordia non possono fare altro che constatare la morte del meccanico e l’investitore, Giampaolo Poletto

«Alla guida di quel bus non c'era soltanto lui. C'erano tanti altri fantasmi. I fantasmi di coloro che dovevano intervenire e non l'hanno fatto». L'avvocato Donatella Di Dio, che difende Giampaolo Poletto, usa questa metafora per descrivere la situazione

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LIVORNO. «Alla guida di quel bus non c'era soltanto lui. C'erano tanti altri fantasmi. I fantasmi di coloro che dovevano intervenire e non l'hanno fatto». L'avvocato Donatella Di Dio, che difende Giampaolo Poletto, usa questa metafora per descrivere la situazione.
Ieri ha parlato a lungo con il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo, titolare dell'indagine per omicidio colposo aperta dopo l'incidente di martedì mattina nel quale il suo assistito, alla guida del bus Atl rubato nel deposito delle Morelline, a Rosignano, ha investito e ucciso Enrico Raffaelli, meccanico di 46 anni.

E stamani lo stesso avvocato parteciperà all'udienza di convalida, che si svolgerà in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari. Subito dopo, chiederà l'applicazione di una misura di sicurezza che non sia, naturalmente, la detenzione dietro le sbarre di un normalissimo carcere. «E' chiaro che lui è incompatibile, viste le sue condizioni - dice l'avvocato Di Dio - con il regime carcerario. Serve, dunque, l'applicazione di una misura che lo tuteli a dovere e che impedisca a lui di nuocere a sé e agli altri. Ma credo che questo sia un obiettivo comune alla Procura».
La nomina dell'avvocato Donatella Di Dio è arrivata soltanto in queste ore. Dopo che c'era stato l'incidente degli scali della Dogana d'acqua. Non è stata lei, insomma, a seguire la vicenda della richiesta di misura di sicurezza avanzata dalla Procura e respinta dal gip nelle settimane scorse. Eppure, appena entrata in pista, ha maturato la convinzione che diversi anelli della catena non hanno funzionato, fra i soggetti che dovevano vigilare sulle condizioni di un uomo che oggi si trova imputato di omicidio colposo (oltre che di altri reati minori, fra cui la ricettazione e la guida senza patente). «Credo che ci siano molti soggetti autori di scelte delle quali debbono farsi perdonare - dice - perché sinceramente si spiega male, ad esempio, la decisione di non sottoporre questa persona a trattamento sanitario obbligatorio e di continuare a farla vivere con la sorella, le cui condizioni personali e familiari non erano, fra l'altro, delle migliori. Davvero si crede che questo fosse il modo più adeguato per aiutarlo, per cercare di migliorare la sua situazione?».

«Il mio è un incarico un po' particolare - prosegue l'avvocato - perché sono, in effetti, avvocato della difesa, ma in questa storia sono anche parte offesa, proprio perché riteniamo che il mio assistito non sia stato tutelato a dovere. Ecco perché dico che alla guida del pullman, idealmente, non c'era solo lui, ma anche i responsabili dei servizi sociali, dell'Atl che non ha protetto come doveva il deposito degli autobus... Di molti soggetti, insomma». Adesso, dunque, il primo obiettivo, in ordine di tempo, è tirar fuori Poletto dal carcere. Perché non è lì che può stare un malato di mente. Forse servirà il parere di uno psichiatra prima di arrivare all'assunzione di questa misura, che potrebbe essere disposta anche dopo l'udienza di convalida, se il pubblico ministero, una volta convalidato l'arresto, chiedesse subito il trasferimento dell'uomo dal penitenziario delle Sughere a una struttura differente e maggiormente adeguata ad accogliere il 38enne. Quella stessa struttura dove il giovane, secondo la Procura della Repubblica, doveva essere trasferito già una ventina di giorni fa, quando fu presentata la prima richiesta di ricovero per l'incendio di un auto a Rosignano.

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