Gioco
ARRIVA LA RUSPA
E venne il giornodi piazza Venti... Raso al suolo il mercatino
Juna Goti
◗
A sinistra l’enorme vuoto che si è creato al centro della piazzaSono passate da poco le 9 quando la ruspa della Metalferro sale sul marciapiede di piazza XX e in una frazione di secondo fagocita il primo degli storici banchi a stelle e strisce
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LIVORNO. Sono passate da poco le 9 quando la ruspa della Metalferro sale sul marciapiede di piazza XX e in una frazione di secondo fagocita il primo degli storici banchi a stelle e strisce. Poi tocca al secondo, al terzo fino a quando ai piedi del "Canapone", forse un po' sbigottito pure lui, non resta che un immenso buco di lamiere. E' il 25 agosto del 2009: una di quelle date da ricordare perché dopo oltre sessant'anni di storia è iniziata la demolizione dei box del mercatino americano.
La demolizione, dopo una serie di intoppi e a un mese di distanza dal trasferimento degli ambulanti in via della Cinta Esterna, è iniziata davvero. Finalmente, perché l'area, abbandonata e in preda al degrado, si era trasformata in una baraccopoli difficile da sopportare. Le proteste sono andate avanti per giorni, ma di fronte alle ruspe che hanno fatto a brandelli un pezzo di storia custodita gelosamente, un po' tutti - residenti e commercianti - hanno trattenuto a stento l'emozione. Cellulari e macchine fotografiche alla mano: l'evento, nell'era di Internet, si segue così.
Torniamo alle operazioni: in prima battuta sembrano procedere a passo spedito, ma quanto ci vorrà per completare l'intervento e ripulire la piazza? «Almeno un paio di settimane - chiarisce il responsabile della ditta, Roberto Bargagna - entro la fine di questa settimana demoliremo i box e dalla prossima inizieremo a pressare il ferro per poi trasportarlo con gli autocarri».
Nel corso della mattinata sono state abbattute una quindicina di baracche che si trovavano nella parte centrale, ma a un'oretta dallo start si sono presentati i primi (annunciati, ma sottovalutati?) intoppi. Da una parte il box ricoperto di eternit: per il momento (in attesa delle analisi della Asl e di un'illuminazione su chi e con i soldi di chi dovrà toglierlo), resterà in piedi. Ma rischia di rallentare la tabella di marcia visto che la disposizione delle strutture non agevola lo slalom delle ruspe. Dall'altra - questione ben più delicata - il mancato trasferimento di uno degli ambulanti, Luciano Rustici, che sta continuando a lavorare nella piazza nonostante la rivoluzione. I banchi di sua proprietà, quindi almeno per ora intoccabili, sono addirittura tre. L'assessore Bernardo, giunta sul posto con il sindaco Cosimi, ha dichiarato che "l'amministrazione sta cercando una soluzione, in attesa che il venditore dia una risposta in merito alle proposte avanzate finora". Dal canto suo Rustici ribadisce di avere inviato un nuovo fax a palazzo Civico due giorni fa e non abbassa la saracinesca. Staremo a vedere. Nel frattempo gli operai (all'oscuro della vicenda) hanno dovuto cambiare il programma in corsa: la parte del mercatino che guarda alla chiesa avrebbe dovuto essere demolita per prima perché già messa in sicurezza con reti esterne, ma a questo punto si procederà nel senso opposto, facendo attenzione all'edicola comunale. L'Aamps dovrebbe ripulire l'area di volta in volta, portando via il materiale extra che spunta dalla montagna di ferro. Tanta sporcizia, ma anche qualche articolo inconfondibile. Come quella felpa "Fruit of the loom" ancora incelofanata o il datato, ma sempre pungente, poster del Sodalizio Muschiato, che ai livornesi ricorda: "Un ce n'è pane secco...".
La demolizione, dopo una serie di intoppi e a un mese di distanza dal trasferimento degli ambulanti in via della Cinta Esterna, è iniziata davvero. Finalmente, perché l'area, abbandonata e in preda al degrado, si era trasformata in una baraccopoli difficile da sopportare. Le proteste sono andate avanti per giorni, ma di fronte alle ruspe che hanno fatto a brandelli un pezzo di storia custodita gelosamente, un po' tutti - residenti e commercianti - hanno trattenuto a stento l'emozione. Cellulari e macchine fotografiche alla mano: l'evento, nell'era di Internet, si segue così.
Torniamo alle operazioni: in prima battuta sembrano procedere a passo spedito, ma quanto ci vorrà per completare l'intervento e ripulire la piazza? «Almeno un paio di settimane - chiarisce il responsabile della ditta, Roberto Bargagna - entro la fine di questa settimana demoliremo i box e dalla prossima inizieremo a pressare il ferro per poi trasportarlo con gli autocarri».
Nel corso della mattinata sono state abbattute una quindicina di baracche che si trovavano nella parte centrale, ma a un'oretta dallo start si sono presentati i primi (annunciati, ma sottovalutati?) intoppi. Da una parte il box ricoperto di eternit: per il momento (in attesa delle analisi della Asl e di un'illuminazione su chi e con i soldi di chi dovrà toglierlo), resterà in piedi. Ma rischia di rallentare la tabella di marcia visto che la disposizione delle strutture non agevola lo slalom delle ruspe. Dall'altra - questione ben più delicata - il mancato trasferimento di uno degli ambulanti, Luciano Rustici, che sta continuando a lavorare nella piazza nonostante la rivoluzione. I banchi di sua proprietà, quindi almeno per ora intoccabili, sono addirittura tre. L'assessore Bernardo, giunta sul posto con il sindaco Cosimi, ha dichiarato che "l'amministrazione sta cercando una soluzione, in attesa che il venditore dia una risposta in merito alle proposte avanzate finora". Dal canto suo Rustici ribadisce di avere inviato un nuovo fax a palazzo Civico due giorni fa e non abbassa la saracinesca. Staremo a vedere. Nel frattempo gli operai (all'oscuro della vicenda) hanno dovuto cambiare il programma in corsa: la parte del mercatino che guarda alla chiesa avrebbe dovuto essere demolita per prima perché già messa in sicurezza con reti esterne, ma a questo punto si procederà nel senso opposto, facendo attenzione all'edicola comunale. L'Aamps dovrebbe ripulire l'area di volta in volta, portando via il materiale extra che spunta dalla montagna di ferro. Tanta sporcizia, ma anche qualche articolo inconfondibile. Come quella felpa "Fruit of the loom" ancora incelofanata o il datato, ma sempre pungente, poster del Sodalizio Muschiato, che ai livornesi ricorda: "Un ce n'è pane secco...".
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