Il dolore
A 25 ANNI DALLA BEFFA
Sgarbi vuole le false teste di Modì
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Alcune teste di Modì (queste vere) esposte in varie collezioniLe false teste di Modì? Il sindaco vuole venderle (vedi servizio in attualità). Ma fra i critici c'è anche chi propone di esporle. Come Vittorio Sgarbi. «Io - ha dichiarato alle agenzie di stampa il critico d'arte - esporrei quelle opere, come provocazione, nel Museo d'arte contemporanea della città». Oppure in una mostra dedicata all'inganno
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LIVORNO. Le false teste di Modì? Il sindaco vuole venderle (vedi servizio in attualità). Ma fra i critici c'è anche chi propone di esporle. Come Vittorio Sgarbi. «Io - ha dichiarato alle agenzie di stampa il critico d'arte - esporrei quelle opere, come provocazione, nel Museo d'arte contemporanea della città». Oppure in una mostra dedicata all'inganno.
«Se il sindaco di Livorno - spiega Vittorio Sbarbi - decidesse ancora di tenerle chiuse nei sotteranei io, in qualità di primo cittadino di Salemi, le chiedo in prestito e mi offro fin da ora di organizzare un evento spettacolare in loro onore. Intitolerei la mostra "il grande inganno", oppure, visto che ricordo bene i giudizi dei critici di allora, "i vestiti dell'imperatore". Metterei le tre teste al centro della sala e in alto, a campeggiare, i pareri espressi dai massimi esperti dopo il ritrovamento». Un parere che trova concordi altri critici. Enrico Crispolti, grande storico e critico dell'arte italiano, però propone di esporre le teste a Livorno. «Bisognerebbe spiegare al pubblico cos'è successo, storicizzare l'accaduto, far vedere le opere vere di Modigliani, far capire perché Modigliani s'era avvicinato alla scultura e poi porre l'accento sulla troppa superficialità con cui la critica a volte parla di cose che non conosce».
Anche Cristina Acidini - Soprintendente speciale per il Polo museale di Firenze - è «estremamente favorevole all'esposizione delle tre teste». A lei però interessa di più quella realizzata dai tre ragazzi con Black & Decker che quella del Froglia, proprio perché «vedrei come cornice ideale dell'esposizione il tema della beffa, dell'artificio, dell'inganno perfetto...Che del resto è un po' nel Dna di Livorno. riterrei opportuno accompagnare la mostra con delle riproduzioni delle sculture originali. In realtà devo dire che sono solidale con la critica di quei tempi. La cosa che mi colpì era come nei giornali ci fosse quasi una gioia maligna nei confronti dei vati della critica nazionale, che avevano preso un enorme granchio. Capii quanto eravamo odiati».
Dario Matteoni, storico dell'arte che ai tempi dell'esposizione delle tre teste a Lugano era assessore alla cultura di Livorno, considera quella di Sgarbi una provocazione bella e buona. «Lui è saltato sopra la questione con una provocazione, perché queste pietre sono un elemento di indubbia curiosità e spettacolarità. Si sa però che la spettacolarità lascia il tempo che trova e quindi sarei cauto nell'esporle. Avrebbero senso forse in un museo dei falsi ma non sarebbe una novità. Oppure come testimonianza della storia della critica di quegli anni, ma a quel punto sarebbe meglio fare più un libro che una mostra. Il prestito delle teste a Lugano era stato fatto sperando di portare la mostra a Livorno, ma alla fine mancarono i fondi. Lì però fu interessante perché quelle teste volevano essere un'appendice del mito di Modigliani dopo Modigliani.. Ma quelle teste restano soprattutto curiosità». Giacinto Di Pietrantonio, direttore della GAMeC di Bergamo, è favorevole alla mostra. «Ma cercando di non fare solo un'operazione mediatica che fa scalpore e poi non aggiunge nulla al mondo dell'arte. Bisognerebbe storicizzare la vicenda e magari collocarla insieme ad altre attribuzioni sbagliate che hanno fatto la storia».
«Se il sindaco di Livorno - spiega Vittorio Sbarbi - decidesse ancora di tenerle chiuse nei sotteranei io, in qualità di primo cittadino di Salemi, le chiedo in prestito e mi offro fin da ora di organizzare un evento spettacolare in loro onore. Intitolerei la mostra "il grande inganno", oppure, visto che ricordo bene i giudizi dei critici di allora, "i vestiti dell'imperatore". Metterei le tre teste al centro della sala e in alto, a campeggiare, i pareri espressi dai massimi esperti dopo il ritrovamento». Un parere che trova concordi altri critici. Enrico Crispolti, grande storico e critico dell'arte italiano, però propone di esporre le teste a Livorno. «Bisognerebbe spiegare al pubblico cos'è successo, storicizzare l'accaduto, far vedere le opere vere di Modigliani, far capire perché Modigliani s'era avvicinato alla scultura e poi porre l'accento sulla troppa superficialità con cui la critica a volte parla di cose che non conosce».
Anche Cristina Acidini - Soprintendente speciale per il Polo museale di Firenze - è «estremamente favorevole all'esposizione delle tre teste». A lei però interessa di più quella realizzata dai tre ragazzi con Black & Decker che quella del Froglia, proprio perché «vedrei come cornice ideale dell'esposizione il tema della beffa, dell'artificio, dell'inganno perfetto...Che del resto è un po' nel Dna di Livorno. riterrei opportuno accompagnare la mostra con delle riproduzioni delle sculture originali. In realtà devo dire che sono solidale con la critica di quei tempi. La cosa che mi colpì era come nei giornali ci fosse quasi una gioia maligna nei confronti dei vati della critica nazionale, che avevano preso un enorme granchio. Capii quanto eravamo odiati».
Dario Matteoni, storico dell'arte che ai tempi dell'esposizione delle tre teste a Lugano era assessore alla cultura di Livorno, considera quella di Sgarbi una provocazione bella e buona. «Lui è saltato sopra la questione con una provocazione, perché queste pietre sono un elemento di indubbia curiosità e spettacolarità. Si sa però che la spettacolarità lascia il tempo che trova e quindi sarei cauto nell'esporle. Avrebbero senso forse in un museo dei falsi ma non sarebbe una novità. Oppure come testimonianza della storia della critica di quegli anni, ma a quel punto sarebbe meglio fare più un libro che una mostra. Il prestito delle teste a Lugano era stato fatto sperando di portare la mostra a Livorno, ma alla fine mancarono i fondi. Lì però fu interessante perché quelle teste volevano essere un'appendice del mito di Modigliani dopo Modigliani.. Ma quelle teste restano soprattutto curiosità». Giacinto Di Pietrantonio, direttore della GAMeC di Bergamo, è favorevole alla mostra. «Ma cercando di non fare solo un'operazione mediatica che fa scalpore e poi non aggiunge nulla al mondo dell'arte. Bisognerebbe storicizzare la vicenda e magari collocarla insieme ad altre attribuzioni sbagliate che hanno fatto la storia».
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