Il Tirreno

Livorno

IL FUTURO DI STAGNO

Raffineria in venditaRimangono in corsa solo due pretendenti

Cristiano Meoni
Raffineria in venditaRimangono in corsa solo due pretendenti

Una cordata guidata da Api e un'altra rappresentata da un gruppo «fortemente energivoro»: sono due le offerte sulle quali l'Eni sta stringendo il cerchio, con l'obiettivo di trovare il compratore per la raffineria «entro due mesi»

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LIVORNO. Una cordata guidata da Api e un'altra rappresentata da un gruppo «fortemente energivoro»: sono due le offerte sulle quali l'Eni sta stringendo il cerchio, con l'obiettivo di trovare il compratore per la raffineria «entro due mesi». Una scadenza ravvicinata, annunciata dall'amministratore delegato del gruppo petrolifero Scaroni a margine dell'ultima assemblea degli azionisti, svoltasi il 31 luglio. Scaroni dunque conferma che la raffineria di Stagno non rientra più nei piani del gruppo e che sarà venduta: ancor più oggi che i margini di redditività sulla raffinazione sono in picchiata - come confermano i conti del primo semestre - evidenziando una sovraccapacità di produzione del "cane a sei zampe" in Italia e nel Mediterraneo.

Dopo aver ricevuto una dozzina di manifestazioni di interesse, filtrate da un advisor (Royal Bank of Scotland), Eni aveva proceduto con estrema cautela sulla strada della vendita, apparentemente non soddisfatta delle offerte. Ma a metà giugno fonti finanziarie avevano annunciato che il gruppo avrebbe «riaperto le manifestazioni di interesse a fine luglio». Di questo sono stati informati i sindacati nazionali di categoria, che alla fine di luglio - in un incontro programmato sulle strategie del gruppo - hanno avuto modo di parlare anche del futuro di Stagno. In quell'occasione è emerso che l'Eni si starebbe concentrando su due manifestazioni di interesse e che un pronunciamento potrebbe essere fatto già nel prossimo consiglio d'amministrazione a settembre. Confermato l'interesse dell'Api, il gruppo delle famiglie romane Braghetti e Peretti a cui fa capo la rete di distributore Ip. L'Api ha una capacità di vendita che è doppia di quella di produzione e dispone di una piccola raffineria a Falconara Marittima, che verrebbe chiusa nel caso di un'acquisizione a Livorno: peraltro scade a fine anno il contratto con cui Api si approvigiona dalle raffinerie dell'Eni.

Misterioso, invece, l'identikit dell'altra cordata con cui l'Eni potrebbe concludere l'affare: si parla di un gruppo russo (Lukoil) ma l'unico elemento che si sono fatti sfuggire i manager Eni è che si tratta di «un'azienda fortemente energivora», con un forte fabbisogno di petrolio e di energia. Il prezzo di vendita degli impianti su cui si sta ragionando, e che trova concordi molti analisti, è 85 milioni di euro. Ma l'azienda che subentrerebbe dovrebbe poi farsi carico di ingenti investimenti per il riammodernamento degli impianti, difficilmente quantificabili, e dei conseguenti costi di bonifica. Se a settembre uscirà il nome del possibile compratore, la trattativa potrebbe concretizzarsi in tutto il 2010. I sindacati hanno chiesto ad Eni che qualunque sia la soluzione scelta non prescinda dal mantenimento dell'attività di raffinazione e degli attuali livelli occupazionali. L'Eni ha garantito che farà il possibile per scongiurare il declassamento a deposito ma vigilare è d'obbligo, essendo in gioco il futuro di 800 lavoratori.

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