Il Tirreno

Livorno

revisore accusa

Il giallo della firma falsificata

Luciano De Majo
La sede della Porto 2000 e sopra gli ex vertici della società Bruno Lenzi e Bruno Crocchi. Sotto i verbali dell’inchiesta
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La sede della Porto 2000 e sopra gli ex vertici della società Bruno Lenzi e Bruno Crocchi. Sotto i verbali dell’inchiesta

Dai nuovi verbali depositati in cancelleria, che corredano la richiesta di rinvio a giudizio per 44 indagati nello scandalo Porto 2000, emerge anche un piccolo giallo. Uno dei sindaci revisori della società del porto passeggeri sostiene che qualcuno abbia falsificato la sua firma

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LIVORNO. Dai nuovi verbali depositati in cancelleria, che corredano la richiesta di rinvio a giudizio per 44 indagati nello scandalo Porto 2000, emerge anche un piccolo giallo. Uno dei sindaci revisori della società del porto passeggeri sostiene che qualcuno abbia falsificato la sua firma in calce al verbale dell'assemblea dell'aprile 2006 nel quale si approvava il bilancio 2005. E per provare questo ha nominato anche un esperto grafologico. Si tratta di Luigi Pappalardo, 39 anni, che rientra fra i 44 indagati dei 49 indagati per cui la Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio.

«Io non c'ero».
Pappalardo contesta almeno due circostanze che gli vengono addebitate: e cioè quelle di aver firmato i verbali delle assemblee del 13 e del 28 aprile 2006. Ai magistrati che conducono l'indagine sulla Porto 2000, Pappalardo ha prodotto anche un documento che attesta la sua partecipazione a un corso di aggiornamento professionale svoltosi a Firenze nell'intera giornata del 13 aprile 2006. «Non potevo perciò essere presente insieme agli altri sindaci della società - ha scritto nella sua memoria difensiva Pappalardo, rappresentato dall'avvocato Marco Caradonna, annunciando la nomina del suo consulente tecnico - nel giorno in cui è stato approvato il bilancio». Quanto all'incontro del 28 aprile, proseguono le argomentazioni di Pappalardo, in quella data lui non era già più in carica. E comunque c'è, anche in questo caso, la sua firma sotto il verbale.
Resta da capire, anche secondo l'ex sindaco revisore della Porto 2000, chi, e come mai, abbia firmato al suo posto i verbali delle assemblee dei soci. Intanto, da qui al momento dell'udienza preliminare, spera di convincere pubblici ministeri e giudici anche grazie al lavoro affidato al consulente grafologico Giampietro Grosselle.

Il consulente.
Michele Barzagli, 53 anni, presidente in carica della Uisp, ha parlato davanti ai finanzieri, delegati dalla Procura della Repubblica di effettuare il suo interrogatorio, per cercare di chiarire la sua posizione. Si è trovato inserito, secondo l'ipotesi degli inquirenti, in una organizzazione della quale lui dice di non conoscere praticamente nessuno, tranne Bruno Lenzi con il quale aveva rapporti d'amicizia di vecchia data. «Siamo nati nello stesso quartiere», ha detto Barzagli ai finanzieri. E così ha spiegato che il suo grande accusatore Andrea Ferretti (che fa comunque parte dei 44 indagati per i quali la Procura vuole il processo) altri non era, secondo lui, che un imprenditore «alla ricerca di qualcuno che gli desse liquidità» e che gli ha fatto fare «una leggerezza»: metterlo in contatto con Riccardo Lenzi, figlio del presidente della Porto 2000 e legale rappresentante della Bansee Shuttle. Il ruolo di Barzagli nella Porto 2000 era quello di consulente, al quale Lenzi aveva affidato essenzialmente due incarichi. Il primo era quello di responsabile delle certificazioni di qualità con riferimento alla struttura del terminal crociere.

La Compagnia di Lenzi.
Assai più singolare il secondo incarico assegnato da Lenzi a Barzagli: studiare con quali forme la Porto 2000 avrebbe potuto ottenere l'autorizzazione a operare in porto ai sensi dell'articolo 16 della legge 84, diventando sostanzialmente un'azienda di servizi al pari di soggetti come Compagnia portuale e Unicoop.
Bruno Lenzi voleva insomma creare un'altra Compagnia, a sua immagine e somiglianza, in grado di competere per il lavoro in porto, e per questo aveva affidato a Barzagli, secondo quanto emerge dall'interrogatorio dello stesso consulente, il compito di analizzare se ci fossero i margini per questa operazione e quali fossero le mosse da compiere a questo proposito. Per il resto, puntualizzati quali fossero i suoi compiti all'interno della società, il consulente della Porto 2000 ha respinto le accuse che gli vengono mosse dalla Procura. Ma i magistrati sono convinti che sia stato fra coloro che organizzavano il rientro del denaro proveniente dalle fatture gonfiate.

L'udienza di gennaio.
In questi giorni è in corso la notifica alle parti della richiesta di rinvio a giudizio. L'udienza preliminare dovrebbe essere fissata per il prossimo gennaio.

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di Redazione web