Il Tirreno

Livorno

LA CRISI SULLE BANCHINE

«Il cannibalismo in porto»

Lo sbarco dei contenitori in Darsena Toscana
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Lo sbarco dei contenitori in Darsena Toscana

«Qui siamo al cannibalismo. Tutti i cosidetti "nuovi traffici" sono stati presi ad altri operatori del porto: vedi Tirrenia, Hamburg Sud e adesso Elia. E nei prossimi mesi potremmo avere altre sorprese». Il sindacato dice «no» alla concorrenza al ribasso che sta distruggendo la pace sulle banchine e un bel po' di ricchezza in porto

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LIVORNO. «Qui siamo al cannibalismo. Tutti i cosidetti "nuovi traffici" sono stati presi ad altri operatori del porto: vedi Tirrenia, Hamburg Sud e adesso Elia. E nei prossimi mesi potremmo avere altre sorprese». Il sindacato dice «no» alla concorrenza al ribasso che sta distruggendo la pace sulle banchine e un bel po' di ricchezza in porto.
E dice «no» al «piccolo cabotaggio che sembra piacere a tanti imprenditori, tutti concentrati a trarre nell'immediato il massimo profitto. Senza un grande disegno il porto di Livorno è destinato a morire».

Strategia del ribasso Ci sono molti casi sui cui riflettere, secondo Maurizio Colombai e Simone Angella, segretario Filt e responsabile porti Filt. Episodi uniti da un fil rouge - la concorrenza al ribasso - che potrebbe sembrare addirittura una strategia. Unicoop ha preso Tirrenia a Ltm perchè ha offerto tariffe più basse, altrettanto ha fatto Lorenzini portando via Hamburg Sud a Tdt. Ed Elia ha stretto l'accordo con Sintermar per lo sbarco delle auto nuove perchè ha consistenti risparmi. Le imprese, strette dalla crisi mondiale, cercano il miglior prezzo «e a rimetterci sono i lavoratori». «In Ltm ci sono 19 contratti a termine in scadenza a fine anno a rischio, se dovessere andare via anche le ultime tre navi di Tirrenia. Metà dei lavoratori di Sintermar saranno espulsi e quattro assunti a termine non sono stati proorgati. I lavoratori del Tco, in cassa integrazione, prendono un salario dimezzato. Undici lavoratori di Unicoop Servizi sono stati licenziati, cinque assunti a termine non confermati e 36 sono in cassa integrazione a zero ore. In Compagnia Portuale ci sono i contratti di solidarietà. Sette lavoratori della Good Safe sono stati licenziati». Ci sono lavoratori, dice Angella, «come quelli di Unicoop che hanno quasi perso la dignità, tra richieste di ricapitalizzazione, tetti salariali e continue penalizzazioni salariali: E ci sono signori imprenditori che pensano di approfittare di questa forza lavoro a basso costo».

Regole forzate Il discorso si allarga all'imprenditoria del porto «che vive di piccolo cabotaggio e di cannibalismo» per «mantenere nicchie e rendite» e che sguazza in «una situazione di diffusa forzatura delle regole. La concessione ad Unicoop Impresa è stata una forzatura, diteci voi se ha risolto un caso sociale: ha dato lavoro ad alcuni e ne ha tolto ad altri». Sintermar «ha preso un traffico di auto che c'era già, senza che vi sia stata una comunicazione ufficiale, un piano d'impresa, niente: i lavoratori hanno appreso dal giornale che saranno espulsi». E per consentire a Sintermar di poter lavorare questo traffico «in Autorità Portuale non è stato possibile raggiungere l'accordo per la dotazione minima di personale delle imprese articolo 18 che operano sulle auto: noi avevamo proposto una dotazione minima di 28-30 dipendenti, che è il numero di persone per lavorare una nave di medie dimensioni, ma i rappresentanti delle imprese si sono opposti: una soglia del genere avrebbe intralciato i progetti di Sintermar. Ma ci chiediamo: si possono piegare le regole alle singole esigenze?». E non è finita qui: «purtroppo la spirale verso il ribasso non si fermerà».

Pensare in grande «Mai come adesso questi processi chiedono di essere governati. E mai come adesso serve un disegno grande, capace di farci uscire dal nostro piccolo mondo». La Cgil avverte le perplessità che si respirano sulla futura realizzazione della Darsena Europa. E avverte pure la tentazione di farne a meno, magari col recondito proposito di salvaguardare le posizioni acquisite (come la concessione trentennale di Tdt). «Sarebbe un errore esiziale. Senza la Darsena Europa non c'è futuro per il porto. Bisogna pensare in grande e proporsi fuori per prendere veri nuovi traffici. Non era questa, in fondo - concludono i sindacalisti - la ratio del piano operativo triennale, che prevedeva una specializzazione di aree per competere meglio all'esterno?»

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di Redazione web