Gioco
Marina ha ragione, lavoriamo insieme per migliorare la città
Paolo Fenzi *
Un padre legge l'articolo della studentessa Marina Petri "Livorno non sogna più" e scrive al giornale per dire la sua. "Sono il padre di una ragazza che ha un anno meno di Marina Petri - dice - per questo penso di conoscere le ansie, i dubbi, ma anche le speranze, di questa generazione del XXIº secolo"
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Sono il padre di una ragazza che ha un anno meno di Marina Petri. Per questo penso di conoscere le ansie, i dubbi, ma anche le speranze, di questa generazione del XXIº secolo. E'la prima generazione che, nata dopo il crollo del muro di Berlino, ha votato alle ultime amministrative. Sarà la prima generazione che vivrà in modo compiuto l'essere pienamente cittadine e cittadini europei. Un altro mondo. Nonostante ciò, nonostante questo continuo confrontarmi nel mio ruolo di padre con questa generazione, la lettera di Marina è un pugno nello stomaco. Inchioda la mia generazione, la generazione delle donne e degli uomini nati negli anni '60 a responsabilità precise.
La nostra, ed anche la precedente, è la generazione che ha contribuito a far crescere il benessere di questo Paese scaricandolo sul futuro delle prossime generazioni in termini di indebitamento sociale, economico, ambientale. E' stata ed è una generazione «egoista». Penso invece che il compito di ogni generazione è quello di provare a lasciare alle generazioni future un mondo migliore di quello lasciato a loro in eredità.
Nel nostro caso una città migliore. Marina «legge» Livorno in modo chiaro e crudo, esprime le contraddizioni di questa città, ciò che questa città potrebbe essere e non è: una città che ha delle opportunità, potrebbe vivere in modo più dinamico, aperta al mondo ed alle nuove culture e conoscenze, ma che invece appare ripiegata su se stessa, sulle proprie paure, su rendite di posizione difficili da rimettere in gioco.
In questi primi consigli comunali eravamo chiamati a confrontarsi sulle linee programmatiche di governo del sindaco e della sua giunta per i prossimi cinque anni, sono state definite delle linee con piani di intervento più o meno condivisibili ma proiettati sul futuro di questa città. Un futuro con proposte concrete su scuola, promozione dei saperi, progetto giovani, ecc.. Si poteva e si doveva aprire un confronto ampio, aperto. In consiglio invece si è avviato un gioco delle parti: l'opposizione divisa al suo interno, tesa a guardare al passato e a dire no a prescindere, ed una maggioranza «stretta a far quadrato» sul programma. Pur nel rispetto dei ruoli di chi governa (maggioranza) e di chi controlla (opposizione), il confronto sano, serrato ha un senso se arricchisce, se mira a sintesi politiche più alte, se rimane sterile contrapposizione, se guarda continuamente al passato e non si concentra sul futuro, non aiuta le forze politiche in campo né tantomeno la città.
Rendersi disponibili a confrontarsi avendo l'umiltà e l'intelligenza di porsi in discussione, rendere ragione delle proprie eventuali proposte, possono aiutare ad immaginarci ed a costruire insieme una Livorno dal futuro migliore. Marina, ed altre e altri livornesi faranno esperienza «fuori». Di studio e di lavoro. Lo auguro a loro con tutto il cuore perché crescano più forti e più ricchi di valori e competenze. A noi spetta far leva sulla loro «nostalgia» come conclude la sua lettera Marina.
Lo faremo solo se sapremo costruire per lei e per i suoi coetanei un futuro possibile in questa città. I livornesi amano come pochi il loro mare, la proprie terra, le proprie radici. Bisogna dare l'opportunità a questa generazione, se lo vuole, di poter tornare per rendere Livorno migliore e più bella di oggi. Lodobbiamo a Marina ed alla sua generazione.
* Consigliere comunale Pd
IL FUTURO DI LIVORNO - TORNA ALL'INDICE
La nostra, ed anche la precedente, è la generazione che ha contribuito a far crescere il benessere di questo Paese scaricandolo sul futuro delle prossime generazioni in termini di indebitamento sociale, economico, ambientale. E' stata ed è una generazione «egoista». Penso invece che il compito di ogni generazione è quello di provare a lasciare alle generazioni future un mondo migliore di quello lasciato a loro in eredità.
Nel nostro caso una città migliore. Marina «legge» Livorno in modo chiaro e crudo, esprime le contraddizioni di questa città, ciò che questa città potrebbe essere e non è: una città che ha delle opportunità, potrebbe vivere in modo più dinamico, aperta al mondo ed alle nuove culture e conoscenze, ma che invece appare ripiegata su se stessa, sulle proprie paure, su rendite di posizione difficili da rimettere in gioco.
In questi primi consigli comunali eravamo chiamati a confrontarsi sulle linee programmatiche di governo del sindaco e della sua giunta per i prossimi cinque anni, sono state definite delle linee con piani di intervento più o meno condivisibili ma proiettati sul futuro di questa città. Un futuro con proposte concrete su scuola, promozione dei saperi, progetto giovani, ecc.. Si poteva e si doveva aprire un confronto ampio, aperto. In consiglio invece si è avviato un gioco delle parti: l'opposizione divisa al suo interno, tesa a guardare al passato e a dire no a prescindere, ed una maggioranza «stretta a far quadrato» sul programma. Pur nel rispetto dei ruoli di chi governa (maggioranza) e di chi controlla (opposizione), il confronto sano, serrato ha un senso se arricchisce, se mira a sintesi politiche più alte, se rimane sterile contrapposizione, se guarda continuamente al passato e non si concentra sul futuro, non aiuta le forze politiche in campo né tantomeno la città.
Rendersi disponibili a confrontarsi avendo l'umiltà e l'intelligenza di porsi in discussione, rendere ragione delle proprie eventuali proposte, possono aiutare ad immaginarci ed a costruire insieme una Livorno dal futuro migliore. Marina, ed altre e altri livornesi faranno esperienza «fuori». Di studio e di lavoro. Lo auguro a loro con tutto il cuore perché crescano più forti e più ricchi di valori e competenze. A noi spetta far leva sulla loro «nostalgia» come conclude la sua lettera Marina.
Lo faremo solo se sapremo costruire per lei e per i suoi coetanei un futuro possibile in questa città. I livornesi amano come pochi il loro mare, la proprie terra, le proprie radici. Bisogna dare l'opportunità a questa generazione, se lo vuole, di poter tornare per rendere Livorno migliore e più bella di oggi. Lodobbiamo a Marina ed alla sua generazione.
* Consigliere comunale Pd
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