Gioco
Ecco il piano delle vaccinazionicontro l'influenza suina
Elisa Sironi
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Il direttore generale dell’Asl Calamai col sindaco Cosimi e, a destra, un vaccinoIl piano dell'Asl per fronteggiare l'influenza suina è pronto. La pandemia troverà le nostre strutture sanitarie in grado di gestire la situazione sia dal punto di vista dei numeri che da quello psicologico
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LIVORNO. Il piano dell'Asl per fronteggiare l'influenza suina è pronto. La pandemia troverà le nostre strutture sanitarie in grado di gestire la situazione sia dal punto di vista dei numeri che da quello psicologico.
Perché di pandemia si tratterà. Il contagio ormai non più contenibile, spiegano gli esperti, e dalla fase del contenimento della malattia si è passati a quella della prevenzione. Ma la parola non deve trarre in inganno, né indurre in eccessive preoccupazioni: a decretare l'urgenza di un piano sanitario ad hoc non è la virulenza dell'influenza A che, dati alla mano, sembra essere meno aggressiva dell'influenza stagionale, ma la quantità di persone che potrebbero contrarla e che far dunque ricorso al ricovero ospedaliero mandando in tilt il sistema in assenza di una pianificazione strategica.
Sono sei per ora i casi accertati a Livorno, quindici in totale nell'area dell'Asl 6. La maggioranza, spiega il direttore del reparto malattie infettive Spartaco Sani, riguarda contagi avvenuti all'estero, sei invece si sono ammalati senza uscire dall'Italia.
Ma il sindaco Alessandro Cosimi rassicura: «Questo tipo di influenza non ha particolari complicanze e non è in nessun modo paragonabile ad altre influenze, leggendarie quanto terribili, come la "spagnola" del 1918. È comunque un virus nuovo e che per questo si trasmette più velocemente e per farlo utilizza per farlo i luoghi affollati. È stato infatti constatato che i più colpiti sono i giovani, contrariamente a quello che avviene per le in fluente stagionali, dove i soggetti più a rischio sono gli anziani e le persone con difficoltà immunitarie». Niente da temere dunque, ma l'effetto panico è da mettere nel conto, pertanto l'Asl è pronta ad aumentare di 103 unità i posti letto in caso di contagio severo.
La prima forma di lotta è comunque rappresentata dai vaccini. L'appello del dottor Marco Battaglini, direttore del dipartimento prevenzione dell'Asl è per una vaccinazione di massa già a partire dalla metà di ottobre contro l'influenza stagionale. L'influenza suina ha il vantaggio di essere geneticamente simile alla normale influenza e il tradizionale vaccino che ogni anno viene messo in commercio rappresenterebbe già una buona base di partenza in attesa che le case farmaceutiche producano, entro la fine dell'anno, il vero vaccino contro l'influenza A. Questo verrà somministrato in due dosi, a distanza di un mese l'una dall'altra, non dal medico curante, ma direttamente dall'Asl, alle categorie più a rischio: personale sanitario, forze armate, forze dell'ordine, bambini, adolescenti, persone comunque al di sotto dei 65 anni, per un totale di 35mila soggetti.
Importante sarà anche il coordinamento con la medicina generale, e dunque i medici di famiglia, con cui, sottolinea la direttrice sanitaria dell'Asl 6 Rosa La Mantia, «sono in corso incontri di formazione e corretta comunicazione ai cittadini per gestire quanto più possibile a livello domiciliare il decorso della malattia».
La conclusione della direttrice generale dell'Asl 6, Monica Calamai, fuga ogni allarmismo: «La rete sanitaria funziona bene, è in grado di pre-allertare, monitorare e operare secondo un protocollo appropriato definito dall'Oms. La pandemie sono cicliche ed ogni volta aggiungono preziosi tasselli alla nostra esperienza che, almeno in questo caso, ci consentono di rassicurare i cittadini».
Perché di pandemia si tratterà. Il contagio ormai non più contenibile, spiegano gli esperti, e dalla fase del contenimento della malattia si è passati a quella della prevenzione. Ma la parola non deve trarre in inganno, né indurre in eccessive preoccupazioni: a decretare l'urgenza di un piano sanitario ad hoc non è la virulenza dell'influenza A che, dati alla mano, sembra essere meno aggressiva dell'influenza stagionale, ma la quantità di persone che potrebbero contrarla e che far dunque ricorso al ricovero ospedaliero mandando in tilt il sistema in assenza di una pianificazione strategica.
Sono sei per ora i casi accertati a Livorno, quindici in totale nell'area dell'Asl 6. La maggioranza, spiega il direttore del reparto malattie infettive Spartaco Sani, riguarda contagi avvenuti all'estero, sei invece si sono ammalati senza uscire dall'Italia.
Ma il sindaco Alessandro Cosimi rassicura: «Questo tipo di influenza non ha particolari complicanze e non è in nessun modo paragonabile ad altre influenze, leggendarie quanto terribili, come la "spagnola" del 1918. È comunque un virus nuovo e che per questo si trasmette più velocemente e per farlo utilizza per farlo i luoghi affollati. È stato infatti constatato che i più colpiti sono i giovani, contrariamente a quello che avviene per le in fluente stagionali, dove i soggetti più a rischio sono gli anziani e le persone con difficoltà immunitarie». Niente da temere dunque, ma l'effetto panico è da mettere nel conto, pertanto l'Asl è pronta ad aumentare di 103 unità i posti letto in caso di contagio severo.
La prima forma di lotta è comunque rappresentata dai vaccini. L'appello del dottor Marco Battaglini, direttore del dipartimento prevenzione dell'Asl è per una vaccinazione di massa già a partire dalla metà di ottobre contro l'influenza stagionale. L'influenza suina ha il vantaggio di essere geneticamente simile alla normale influenza e il tradizionale vaccino che ogni anno viene messo in commercio rappresenterebbe già una buona base di partenza in attesa che le case farmaceutiche producano, entro la fine dell'anno, il vero vaccino contro l'influenza A. Questo verrà somministrato in due dosi, a distanza di un mese l'una dall'altra, non dal medico curante, ma direttamente dall'Asl, alle categorie più a rischio: personale sanitario, forze armate, forze dell'ordine, bambini, adolescenti, persone comunque al di sotto dei 65 anni, per un totale di 35mila soggetti.
Importante sarà anche il coordinamento con la medicina generale, e dunque i medici di famiglia, con cui, sottolinea la direttrice sanitaria dell'Asl 6 Rosa La Mantia, «sono in corso incontri di formazione e corretta comunicazione ai cittadini per gestire quanto più possibile a livello domiciliare il decorso della malattia».
La conclusione della direttrice generale dell'Asl 6, Monica Calamai, fuga ogni allarmismo: «La rete sanitaria funziona bene, è in grado di pre-allertare, monitorare e operare secondo un protocollo appropriato definito dall'Oms. La pandemie sono cicliche ed ogni volta aggiungono preziosi tasselli alla nostra esperienza che, almeno in questo caso, ci consentono di rassicurare i cittadini».
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