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LIVORNO

L'ultimo saluto ad Alessandro

Juna Goti
Una bella foto di Alessandro Bernini in barca: fra le sue grandi passioni, oltre al rugby, c’era anche quella per la pesca subacquea
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Una bella foto di Alessandro Bernini in barca: fra le sue grandi passioni, oltre al rugby, c’era anche quella per la pesca subacquea

Il saluto agli amici, poi l'ultimo giro di campo. I funerali di Alessandro Bernini, il giocatore del Rugby Livorno che a settembre avrebbe compiuto 25 anni e che sabato pomeriggio, circondato dai familiari e dagli amici più stretti, è morto stroncato da una lunga malattia. Un brutto tumore che gli era stato diagnosticato, quasi per caso, circa un anno fa

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LIVORNO. Il saluto agli amici, poi l'ultimo giro di campo. Si svolgeranno stamani i funerali di Alessandro Bernini, il giocatore del Rugby Livorno che a settembre avrebbe compiuto 25 anni e che sabato pomeriggio, circondato dai familiari e dagli amici più stretti, è morto stroncato da una lunga malattia. Un brutto tumore che gli era stato diagnosticato, quasi per caso, circa un anno fa.

Prima lo strano dolore all'anca con la convinzione che si trattasse di uno stiramento o di uno scontro di gioco, poi l'ecografia e l'inizio dell'incubo. Alessandro - appassionato di moto e di pesca subacquea, e dipendente della Wass - ha lasciato i genitori Fabrizio e Rosa, la sorella Arianna, la fidanzata Martina e tanti, tantissimi amici. Ma soprattutto, dopo un anno passato a bordo campo, costretto in tribuna da quelle maledette e disperate cure, ha dovuto dire per sempre addio al suo amore: la palla ovale. Una passione, quella per il rugby, che aveva ereditato dal padre (giocatore e dirigente accompagnatore) e che giovanissimo lo aveva portato in prima squadra. Sempre, rigorosamente, con i colori del Rugby Livorno, la società in cui aveva mosso i primi passi da atleta e che negli anni lo aveva visto trasformarsi in una seconda linea. Proprio come Fabrizio.

Ieri, alla camera mortuaria dell'ospedale, sono arrivati un po' tutti: gli ex compagni di squadra, i tecnici e i dirigenti sia del Rugby Livorno che dei Lions e degli Etruschi, le altre due società cittadine. Perché il rugby, si sa, è come una grande famiglia. E oltre a stringersi le mani a fine partita, si è sempre pronti a riunirsi in un abbraccio fuori dal campo quando serve.
Ieri, in mattinata, i giocatori biancoverdi, come annunciato sabato, hanno lasciato nella bara di Alessandro una palla ovale con le loro firme e subito dopo hanno consegnato alla sorella Arianna una maglia con lo stemma livornese. Ma l'addio del mondo del rugby non si fermerà qui.

Stamani, subito dopo la celebrazione del rito religioso - il feretro partirà dalla camera mortuaria intorno alle 8.15 per poi raggiungere il santuario di Montenero - il ragazzo rivedrà il suo campo. Per l'ultima volta. Il carro funebre che trasporta la salma, infatti, prima di raggiungere il cimitero di Ardenza, si fermerà al "Montano", lo storico impianto del Rugby Livorno, e farà un giro sul terreno di gioco. «Questa, Ale, è la tua ultima partita, la tua ultima meta». E i compagni lo seguiranno indossando le casacche bianche e verdi. Di più. «Tutti insieme - spiega il capitano Enrico Squarcini - abbiamo deciso di ritirare dal prossimo campionato la maglia con il numero quattro». Quella che indossava Alessandro. Quella che ora tornerà in campo solo con lui.

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