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Rugbista muore a 24 anni stroncato da un tumore

Rugbista muore a 24 anni stroncato da un tumore

Alessandro Bernini, giovane promessa del rugby livornese, non ce l’ha fatta. Un male inesorabile l’ha vinto, dopo oltre un anno di battaglia. Tutto era iniziato con un dolore alla gamba. Un disturbo non preoccupante vista l’attività sportiva del ragazzo. Invece una ecografia aveva rivelato una drammatica realtà: una forma avanzata di tumore osseo. In pochi mesi il ragazzo è stato costretto a letto. Ieri pomeriggio Alessandro si è spento. Il rugby livornese è in lutto

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LIVORNO. «Chi era Alessandro? Una seconda linea, uno di quei giocatori che, come si dice nel rugby, fanno il lavoro sporco e alla fine conquistano poche glorie. Insomma, un generoso. Sul campo e fuori». E’ racchiuso in queste poche frasi del presidente del Rugby Livorno, Sergio Tobia, il mondo di Alessandro Bernini, il talento biancoverde che si è spento ieri pomeriggio dopo una lunga malattia. Quasi due metri di altezza, 25 anni da compiere il tre settembre e tante passioni a cui non aveva alcuna intenzione di rinunciare: ecco Alessandro, l’atleta e lo studente testardo che gli amici dell’istituto Orlando (dove si è diplomato prima di iniziare a lavorare alla Wass) chiamano ancora, con il sorriso sulle labbra, «Il gigante dal cuore tenero».

L’incubo, per l’ex promessa del rugby livornese, è iniziato circa un anno fa, a luglio, quando un dolore all’altezza del bacino si è trasformato in una bestia difficile da combattere. «Sentiva male alla gamba — racconta Tobia — e credevamo si trattasse di un normale acciacco da atleta, magari uno scontro di gioco». Ma l’arrivo al pronto soccorso e la successiva ecografia non hanno lasciato dubbi: grave forma di tumore osseo. Così sono iniziate le cure in un centro specializzato di Bologna e le richieste di aiuto a ospedali stranieri. Ma non c’è stato niente da fare, nonostante il sorriso di Alessandro e la sua voglia di guardare avanti: dopo alcuni cicli di chemioterapia, la scorsa settimana è stato portato nel reparto di cure palliative e poi di nuovo a casa, dove ha chiuso gli occhi intorno alle 15.

Forse tutti, amici e parenti, sapevano che da un momento all’altro avrebbero dovuto rinunciare al loro rugbista. Ma nessuno voleva crederci, rassegnarsi. “E’ cresciuto nello sport — continua il presidente — prima nelle Speranze Biancoverdi, poi nel Rugby Livorno. Era umile, sempre presente e disponibile”.

Alessandro ha esordito in prima squadra quando la società disputava ancora il campionato di serie B, ed è stato uno degli uomini chiave del passaggio dalla categoria cadetta alla A (nel 2005) e alla A2 (nel 2007). Suo anche lo zampino nella promozione in A1 del 2008, visto che la squadra è stata ripescata grazie al risultato raggiunto l’anno precedente, quando era ancora in campo. Giocava in seconda linea proprio come il padre, Fabrizio, dirigente e accompagnatore della prima squadra, dal quale aveva ereditato non solo l’amore per la palla ovale, ma anche una grande passione per le due ruote e lla pesca. “In pratica — riprende Tobia — Alessandro era un “lock”, l’uomo che spinge e chiude la mischia. Era perfetto per quel ruolo: forte, ma anche alto, con un grande spirito di sacrificio”. Anche quando ha dovuto abbandonare il campo il ragazzo non ha smesso di sognare il grande rugby, tanto che qualche mese fa il vicepresidente della federazione italiana, Nino Saccà, gli ha consegnato una maglia firmata da tutti i giocatori della nazionale. «Era al settimo cielo — raccontano gli amici — non vedeva l’ora di indossarla sul campo. Ora giocheremo anche un po’ per lui».

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di Redazione web