Gioco
LA CITTA' VISTA DAI GIOVANI
Livorno non sogna più
Marina Petri *
Il Tirreno ha chiesto ad alcuni dei 100 e lode - ma il dibattito è ovviamente aperto - di dire la loro. Ecco il primo intervento
3 MINUTI DI LETTURA
Ci sono il lungomare e le terme del Corallo in decadenza. Ci sono le strade affollate del centro e l'aria salata del porto, la puzza dei fossi e le chiacchiere sulla Venezia. Poi ci siamo noi, generazione senza nome, nella nostra Livorno dove forse qualcuno non riesce più a sognare. Vogliamo cambiare il mondo, intervenire: la città, immobile, ci osserva.
Penso sia questa una delle caratteristiche fondanti della città: la dicotomia che pare insuperabile tra staticità e movimento, voglia di fare e accidia, ricerca di felicità personali e responsabilità collettive. La Livorno che amo è quella della partecipazione di tutti, della “Politica attiva”: è la città che urla in piazza durante i cortei e le manifestazioni, quella del “Cisternino 2020”, quella che si fa sentire. A questa si oppone l’immobilismo arretrato del menefreghismo e della rassegnazione, l’ignavia spenta di chi pensa che tutto sia ormai stato deciso.
È per questo motivo che non vedo in modo nitido il mio - e forse un po’ anche il “nostro” - futuro a Livorno: la ricerca di facili guadagni, i tentativi di aggirare il sistema minano quella “livornesità” che in fondo è onesta, battagliera, imprevedibile, irriverente. Forse noi livornesi stiamo iniziando a stancarci di noi stessi: le opportunità lavorative in città non rispecchiano i saperi dinamici di noi giovani del XXI secolo, manca un vero ricambio generazionale. Così abbandoniamo l’ingenuità con cui ci dipinge Virzì, temiamo per il nostro domani, partiamo.
Lasciamo questa città rozza e raffinata da cui vorremmo di più: vorremmo più occasioni, un’evoluzione in senso davvero meritocratico del sistema occupazionale, dei posti di lavoro che rispecchiassero le esigenze di una città che ha bisogno di aprirsi a nuovi ambiti, primo tra tutti quello turistico. Vogliamo che lo straniero che giunge nella nostra città si senta parte di un quadro globale ed europeo, sogniamo una Livorno aperta e al passo con i tempi, dove sia in ambito formativo che lavorativo siano coltivate le eccellenze di oggi e quelle di domani.
Temiamo che Livorno diventi chiusa e xenofoba: già ci sentiamo minacciati da immigrati, rom e lavavetri. Possiamo forse dire che prima eravamo migliori e adesso ci stiamo livellando sul modello generalizzato di società globale che omologa e appiattisce? Non so se davvero prima fossimo più ospitali, più generosi, più divertenti, più tolleranti. Certamente adesso abbiamo ridotto al minimo i rapporti con i nostri vicini, misuriamo le nostre relazioni valutando quanto di queste possa essere sfruttato a nostro vantaggio, siamo diffidenti.
Presa da una macabra euforia lascio la mia città e mi getto nel caos rumoroso del mondo “fuori”, tra opportunità colte e occasioni perse. Mi attraggono le grandi metropoli d’Europa, dove il vento della novità spira con forza, dove le possibilità si moltiplicano. La Livorno che Virzì definisce “scorticata e irriducibile come L’Avana” si sta allontanando, e insieme alla nostalgia ciò che resta è molta amarezza. Perché, in fondo, non ho mai smesso di credere nella nostra città.
* Studentessa da 100 e lode
IL FUTURO DI LIVORNO - TORNA ALL'INDICE
Penso sia questa una delle caratteristiche fondanti della città: la dicotomia che pare insuperabile tra staticità e movimento, voglia di fare e accidia, ricerca di felicità personali e responsabilità collettive. La Livorno che amo è quella della partecipazione di tutti, della “Politica attiva”: è la città che urla in piazza durante i cortei e le manifestazioni, quella del “Cisternino 2020”, quella che si fa sentire. A questa si oppone l’immobilismo arretrato del menefreghismo e della rassegnazione, l’ignavia spenta di chi pensa che tutto sia ormai stato deciso.
È per questo motivo che non vedo in modo nitido il mio - e forse un po’ anche il “nostro” - futuro a Livorno: la ricerca di facili guadagni, i tentativi di aggirare il sistema minano quella “livornesità” che in fondo è onesta, battagliera, imprevedibile, irriverente. Forse noi livornesi stiamo iniziando a stancarci di noi stessi: le opportunità lavorative in città non rispecchiano i saperi dinamici di noi giovani del XXI secolo, manca un vero ricambio generazionale. Così abbandoniamo l’ingenuità con cui ci dipinge Virzì, temiamo per il nostro domani, partiamo.
Lasciamo questa città rozza e raffinata da cui vorremmo di più: vorremmo più occasioni, un’evoluzione in senso davvero meritocratico del sistema occupazionale, dei posti di lavoro che rispecchiassero le esigenze di una città che ha bisogno di aprirsi a nuovi ambiti, primo tra tutti quello turistico. Vogliamo che lo straniero che giunge nella nostra città si senta parte di un quadro globale ed europeo, sogniamo una Livorno aperta e al passo con i tempi, dove sia in ambito formativo che lavorativo siano coltivate le eccellenze di oggi e quelle di domani.
Temiamo che Livorno diventi chiusa e xenofoba: già ci sentiamo minacciati da immigrati, rom e lavavetri. Possiamo forse dire che prima eravamo migliori e adesso ci stiamo livellando sul modello generalizzato di società globale che omologa e appiattisce? Non so se davvero prima fossimo più ospitali, più generosi, più divertenti, più tolleranti. Certamente adesso abbiamo ridotto al minimo i rapporti con i nostri vicini, misuriamo le nostre relazioni valutando quanto di queste possa essere sfruttato a nostro vantaggio, siamo diffidenti.
Presa da una macabra euforia lascio la mia città e mi getto nel caos rumoroso del mondo “fuori”, tra opportunità colte e occasioni perse. Mi attraggono le grandi metropoli d’Europa, dove il vento della novità spira con forza, dove le possibilità si moltiplicano. La Livorno che Virzì definisce “scorticata e irriducibile come L’Avana” si sta allontanando, e insieme alla nostalgia ciò che resta è molta amarezza. Perché, in fondo, non ho mai smesso di credere nella nostra città.
* Studentessa da 100 e lode
IL FUTURO DI LIVORNO - TORNA ALL'INDICE
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google