Lutto
Asl, risarcimento milionario
Luciano De Majo
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La sala parto dell’ospedale di LivornoUn milione e 200mila euro. E' questa la cifra al cui pagamento è stata condannata la Asl 6. Il giudice del tribunale civile Carlo Cardi ha infatti riconosciuto l'Azienda sanitaria colpevole di negligenze in occasione di un parto.
Oggi i due gemellini nati nel 1995 ormai sono degli adolescenti, ma i tanti guai nei quali sono incappati al momento di venire alla luce se li stanno portando tutti dietro
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LIVORNO. Un milione e 200mila euro. E' questa la cifra al cui pagamento è stata condannata la Asl 6. Il giudice del tribunale civile Carlo Cardi ha infatti riconosciuto l'Azienda sanitaria colpevole di negligenze in occasione di un parto.
Oggi i due gemellini nati nel 1995 ormai sono degli adolescenti, ma i tanti guai nei quali sono incappati al momento di venire alla luce se li stanno portando tutti dietro.
E' per questo che una donna livornese, A.B. le sue iniziali, la madre dei due figli che hanno riportato danni irreversibili di carattere cerebrale, ha deciso di andare davanti al tribunale per chiedere i danni, assistita dagli avvocati Pierluigi e Francesco Chelini, convinta del fatto che lo staff medico dell'ospedale avesse precise responsabilità. In particolare, la donna lamentava di non aver avuto la possibilità di ottenere, malgrado le sue richieste, copia dei tracciati relativi al travaglio e al parto. E accusava l'ospedale di non aver conservato questi documenti, come invece la legge prescrive.
Da quel momento, dall'inizio della causa, è cominciata una lunga istruttoria, che ha preso avvio con la nomina dei consulenti e dei periti. Il giudice ha individuato nei professori Vittorio Fineschi e Pantaleo Greco gli esperti ai quali affidare il compito di verificare il caso, mentre la difesa della donna ha nominato il dottor Roberto Chiarini, di Livorno, e il professor Domenico Arduini, titolare della cattedra di Medicina dell'età prenatale dell'Università Tor Vergata di Roma.
I consulenti del giudice hanno concluso che i medici dell'ospedale non hanno trattato questo caso come un travaglio di parto ad alto rischio. Nell'ordinanza depositata alcuni giorni fa dal giudice Cardi, infatti, si chiarisce che Fineschi e Greco «hanno accertato l'inadeguato trattamento presso l'ospedale» perché si si trattava di un parto «in esito a gravidanza bigemina, prematuro e successivo alla rottura pre-travaglio delle membrane». Mancando i referti (i cosiddetti tracciati cardiotocografici) che documentano il controllo sul benessere dei bambini che stavano per nascere, gli esperti del giudice hanno anche rimproverato l'errore di non aver trasferito la donna in un centro dotato di terapia intensiva. Nella perizia depositata da Fineschi e Greco di parla, così, di «palesi negligenze sanitarie in tale fase peri partum» e si afferma, se che una quota di invalidità è da addebitare alla prematurità dei gemelli, un'alltra quota è da attribuire alla condotta dell'ospedale. Il giudice censura duramente anche «come fatto di inaudita gravità formale e sostanziale» lo "smarrimento" da parte dell'Asl dei tracciati che la madre chiese e che non ha mai avuto. Respinte, quindi, le critiche che l'Asl ha avanzato alla perizia del giudice, è arrivata quest'ordinanza che condanna l'Asl al pagamento di un milione di euro oltre interessi. In tutto, quindi, un milione e 200mila euro.
Oggi i due gemellini nati nel 1995 ormai sono degli adolescenti, ma i tanti guai nei quali sono incappati al momento di venire alla luce se li stanno portando tutti dietro.
E' per questo che una donna livornese, A.B. le sue iniziali, la madre dei due figli che hanno riportato danni irreversibili di carattere cerebrale, ha deciso di andare davanti al tribunale per chiedere i danni, assistita dagli avvocati Pierluigi e Francesco Chelini, convinta del fatto che lo staff medico dell'ospedale avesse precise responsabilità. In particolare, la donna lamentava di non aver avuto la possibilità di ottenere, malgrado le sue richieste, copia dei tracciati relativi al travaglio e al parto. E accusava l'ospedale di non aver conservato questi documenti, come invece la legge prescrive.
Da quel momento, dall'inizio della causa, è cominciata una lunga istruttoria, che ha preso avvio con la nomina dei consulenti e dei periti. Il giudice ha individuato nei professori Vittorio Fineschi e Pantaleo Greco gli esperti ai quali affidare il compito di verificare il caso, mentre la difesa della donna ha nominato il dottor Roberto Chiarini, di Livorno, e il professor Domenico Arduini, titolare della cattedra di Medicina dell'età prenatale dell'Università Tor Vergata di Roma.
I consulenti del giudice hanno concluso che i medici dell'ospedale non hanno trattato questo caso come un travaglio di parto ad alto rischio. Nell'ordinanza depositata alcuni giorni fa dal giudice Cardi, infatti, si chiarisce che Fineschi e Greco «hanno accertato l'inadeguato trattamento presso l'ospedale» perché si si trattava di un parto «in esito a gravidanza bigemina, prematuro e successivo alla rottura pre-travaglio delle membrane». Mancando i referti (i cosiddetti tracciati cardiotocografici) che documentano il controllo sul benessere dei bambini che stavano per nascere, gli esperti del giudice hanno anche rimproverato l'errore di non aver trasferito la donna in un centro dotato di terapia intensiva. Nella perizia depositata da Fineschi e Greco di parla, così, di «palesi negligenze sanitarie in tale fase peri partum» e si afferma, se che una quota di invalidità è da addebitare alla prematurità dei gemelli, un'alltra quota è da attribuire alla condotta dell'ospedale. Il giudice censura duramente anche «come fatto di inaudita gravità formale e sostanziale» lo "smarrimento" da parte dell'Asl dei tracciati che la madre chiese e che non ha mai avuto. Respinte, quindi, le critiche che l'Asl ha avanzato alla perizia del giudice, è arrivata quest'ordinanza che condanna l'Asl al pagamento di un milione di euro oltre interessi. In tutto, quindi, un milione e 200mila euro.
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