Gioco
Il caso di Stefano Mininni, vincitore delle ultime quattro competizioni
Troppo forte quel montatore:il Palio dell'Antenna lo esclude
Luciano De Majo
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Stefano Mininni con la bandana nell’armo del Quercianella nel 2007 e nella salita all’antenna sulla destraPer cinque volte su sette è stato il trionfatore del Palio dell'Antenna. E nelle ultime due edizioni ha vinto sia a quattro che a dieci, arrampicandosi come un gatto sulla corda che porta al drappo
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LIVORNO. Per cinque volte su sette è stato il trionfatore del Palio dell'Antenna. E nelle ultime due edizioni ha vinto sia a quattro che a dieci, arrampicandosi come un gatto sulla corda che porta al drappo.
Stefano Mininni, 34 anni, quest'anno non sarà fra i protagonisti del Palio dell'Antenna, in programma nella Darsena del Cantiere nella "Notte bianca" del 31 luglio, quella che segna anche l'avvio di Effetto Venezia. Non è fra i convocati e nessuno gli ha mai spiegato il perché, almeno ufficialmente.
Gli organizzatori, però, avrebbero deciso di escluderlo perché... troppo forte. Con lui in gara, insomma, vincerebbe la barca al quale sarebbe assegnato dal sorteggio. Non è cosa nuova, nel mondo dello sport: fare di tutto perché l'atleta più quotato non si presenti e non tolga la suspence necessaria in casi come questo. La storia, che per certi versi è già diventata leggenda, ci racconta che nel 1930 gli organizzatori del giro d'Italia convinsero Alfredo Binda a non prendere parte alla corsa. Gli dettero 22.500 lire, una fortuna dell'epoca (il premio della maglia rosa più quello di tre o quattro vittorie di tappa) e lui, a malincuore, obbedì e rinunciò.
In questo caso, invece, di esclusione pura e semplice si tratta. Naturalmente senza compensi di alcun tipo, ma solo in nome del riequilibrio fra i "montatori", che a quanto si è capito sarebbero scelti fra i ginnasti livornesi. Lui, di rimando, si comporta in modo elegante. Non fa polemiche, anche se si capisce che non c'è rimasto benissimo. «Beh, questo è chiaro - ammette - mi sarebbe piaciuto esserci anche quest'anno: d'altra parte, penso che lo sport sia questo, sia competizione leale, nella quale il più forte vince. Se l'hanno fatto perché credono che io vincerei comunque, si sbagliano: prima o poi, qualcuno che mi batte lo trovo, visto anche che gli anni passano e che ci sono tanti ragazzi forti e in gamba...». Stessa sorte sarebbe toccata, a quanto si è capito, a Alessio Carmignani, un altro che ha la passione dell'arrampicata come Mininni: pure lui sarebbe rimasto fuori dalla rosa dei montatori che saranno assegnati per sorteggio ai vari equipaggi.
«Capisco anche l'esigenza degli organizzatori - dice Stefano - che peraltro con me non sono stati scortesi. Non è che mi abbiano trattato male: si sono limitati a non convocarmi. Io l'ho saputo, come si dice, per vie traverse. Pazienza, vorrà dire che andrò a vedermi il Palio dell'Antenna. Me lo gusterò da appassionato, anziché da atleta, e spero di vedermi uno spettacolo bello, come la città merita». Facendo il tifo per chi? «Mah, mi piacerebbe che nella gara a quattro vincesse il Quercianella. Su quella barca io ho vinto per due volte...».
Stefano Mininni, 34 anni, quest'anno non sarà fra i protagonisti del Palio dell'Antenna, in programma nella Darsena del Cantiere nella "Notte bianca" del 31 luglio, quella che segna anche l'avvio di Effetto Venezia. Non è fra i convocati e nessuno gli ha mai spiegato il perché, almeno ufficialmente.
Gli organizzatori, però, avrebbero deciso di escluderlo perché... troppo forte. Con lui in gara, insomma, vincerebbe la barca al quale sarebbe assegnato dal sorteggio. Non è cosa nuova, nel mondo dello sport: fare di tutto perché l'atleta più quotato non si presenti e non tolga la suspence necessaria in casi come questo. La storia, che per certi versi è già diventata leggenda, ci racconta che nel 1930 gli organizzatori del giro d'Italia convinsero Alfredo Binda a non prendere parte alla corsa. Gli dettero 22.500 lire, una fortuna dell'epoca (il premio della maglia rosa più quello di tre o quattro vittorie di tappa) e lui, a malincuore, obbedì e rinunciò.
In questo caso, invece, di esclusione pura e semplice si tratta. Naturalmente senza compensi di alcun tipo, ma solo in nome del riequilibrio fra i "montatori", che a quanto si è capito sarebbero scelti fra i ginnasti livornesi. Lui, di rimando, si comporta in modo elegante. Non fa polemiche, anche se si capisce che non c'è rimasto benissimo. «Beh, questo è chiaro - ammette - mi sarebbe piaciuto esserci anche quest'anno: d'altra parte, penso che lo sport sia questo, sia competizione leale, nella quale il più forte vince. Se l'hanno fatto perché credono che io vincerei comunque, si sbagliano: prima o poi, qualcuno che mi batte lo trovo, visto anche che gli anni passano e che ci sono tanti ragazzi forti e in gamba...». Stessa sorte sarebbe toccata, a quanto si è capito, a Alessio Carmignani, un altro che ha la passione dell'arrampicata come Mininni: pure lui sarebbe rimasto fuori dalla rosa dei montatori che saranno assegnati per sorteggio ai vari equipaggi.
«Capisco anche l'esigenza degli organizzatori - dice Stefano - che peraltro con me non sono stati scortesi. Non è che mi abbiano trattato male: si sono limitati a non convocarmi. Io l'ho saputo, come si dice, per vie traverse. Pazienza, vorrà dire che andrò a vedermi il Palio dell'Antenna. Me lo gusterò da appassionato, anziché da atleta, e spero di vedermi uno spettacolo bello, come la città merita». Facendo il tifo per chi? «Mah, mi piacerebbe che nella gara a quattro vincesse il Quercianella. Su quella barca io ho vinto per due volte...».
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