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Il miracolo di Italia Wave, invia foto e commenti

Cristiana Grasso
Il miracolo di Italia Wave, invia foto e commenti

Il popolo del festival e quello livornese uniti nello strano weekend di mare e suoni

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I gruppetti colorati di giovani coi rasta e il sacco a pelo reduci da una notte di musica e breve nanna sotto le stelle s'incrociano con il popolo labronico già alle 10 di mattina. Chitarra, zaino, un po' pallidi perché magari vengono da Bergamo, come quei quattro che nel camper rosso parcheggiato vicino ai Tre Ponti son lì che suonano e bevono il caffè. E mentre i gagliardi livornesi abbronzati corrono sul lungomare, le anziane coppie con la seggiolina pieghevole vanno a sistemarsi su spiagge e scogli liberi, le famiglie entrano negli stabilimenti con la ghiacciaina, i turisti scesi dalle navi da crociera si guardano attorno e non sanno che stanno vedendo una città diversa dal solito.

Una città finalmente pacificamente invasa da altri modi di vivere, di vestirsi, di divertirsi. Invasa dal popolo di Italia Wave che ha dimostrato di essere anche educato e gentile, di non sporcare più di tanti che in città ci abitano, di non viaggiare con valige piene di droga. Così è andata a finire che i due popoli, quello del festival e quello livornese, si sono mischiati. Ad unirli, in questo strano weekend di mare e suoni, è stata la musica.

Ed ecco che ieri, dalla mattina alla sera, la pinetina della Rotonda e i suoi dintorni sono diventati luoghi di scambio, d'incontro, di crescita culturale. Ad ascoltare i ritmi un po' tarantellati degli Etletnica Pagus c'erano pensionati in bermuda e ciabatte accanto a ragazzi in costume da bagno stesi su asciugamani probabilmente serviti anche da letto, signore con la borsa del mare e ragazzine coi capelli multicolor, bambini di casa nostra con le infradito firmate e bambini dei fricchettoni con le salopette indiane. Anche alle due del pomeriggio, con le parole in libertà e la poesia elettronica degli italianissimi Uoki Toki c'era il pienone, con i Torpedo e Tonino Carotone ballano tutti, applaudono tutti, ci sono tutti.

Grandi e piccini, rasta e brizzolati, indigeni e forestieri. La città, almeno una parte della città, per un weekend ha smesso di diffidare e di snobbare. È stato il piccolo miracolo di Italia Wave.

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