Il Tirreno

Livorno

Congresso Pd, i big tentennano

Gianluca Della Maggiore
Congresso Pd, i big tentennano

La Livorno del Pd che vola a occhi chiusi in braccio al duo ex diessino Bersani-D'Alema? Mica tutto così facile e scontato. Perché se i motori del battage dei "pro e contro" rombano già a tutto spiano lungo lo Stivale in vista del congresso d'autunno tra canti del Grillo e bisticci quotidiani, quelli del Pd livornese si divincolano tra prudenze e malumori

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LIVORNO. La Livorno del Pd che vola a occhi chiusi in braccio al duo ex diessino Bersani-D'Alema? Mica tutto così facile e scontato. Perché se i motori del battage dei "pro e contro" rombano già a tutto spiano lungo lo Stivale in vista del congresso d'autunno tra canti del Grillo e bisticci quotidiani, quelli del Pd livornese si divincolano tra prudenze e malumori. Certo, nella battaglia tra Bersani, Franceschini e Ignazio Marino c'è già chi si schiera apertamente (scompaginando una volta di più vecchie appartenenze): e l'ex ministro piacentino la fa già da padrone.
Tentennanti. Ma le parole (di malcontento) del numero uno del partito di via Fagiuoli dicono chiaro che quelli che verranno saranno in città i giorni clou del dibattito precongressuale. «Per ora non mi schiero - spara dritto il segretario Marco Ruggeri, già dato per bersaniano - e tengo a dire che verso questo congresso impostato malissimo mi pongo in posizione critica». Per la base del partito il ritornello è uno: «Basta scannarsi sulle persone. Vorremmo poter contribuire a costruire un progetto politico che dia risposte concrete alla gente».
Gli slalom di Cosimi. A guidare la truppa dei non allineati con Ruggeri c'è anche Alessandro Cosimi: corteggiatissimo sindaco "veltroniano" che tiene tatticamente la bocca cucita. La prossima settimana ne sapremo di più. «Prima di mettermi magliette - dribbla la domanda il sindaco - voglio leggere tutti i programmi dei candidati. Chi fa il mio mestiere sa che molti faticano ad arrivare al 20 del mese: ci vuole responsabilità in un momento delicato per il paese. Non discussioni autoreferenziali». Storia e logica fanno supporre un Cosimi bersaniano: ma se poi metti caso arrivasse una telefonata del Fassino franceschiniano? Non è un mistero che dopo il buon successo elettorale in mezzo a una tracollata (dove più dove meno) generale, i vertici del partito di via Fagiuoli, mirino (a Roma come a Firenze) a quel "qualcosa in più" mai ottenuto nei fatti.
Macché Roma o Firenze: non sta qui il vero punto per Ruggeri & co. «Con questo meccanismo congressuale - alza la voce il segretario Pd - quale contributo all'elaborazione di un progetto politico possiamo portare come territori, circoli, iscritti? Semplici notai di mozioni su persone, quando il partito ha ancora da rispondere a domande chiave: quale partito? quale opposizione? quali alleanze?». «Il rischio - afferma un altro per ora non-schierato come il senatore Marco Filippi - è quello di un avvitamento sulle dinamiche interne, piuttosto che alimentare l'attenzione e la tensione necessaria verso quanto accade nel paese reale».
Pro Bersani. Fuori dal coro critico dei vecchi diessini si pone invece l'ex-deputato Marco Susini. idee e la cultura politica che Bersani esprime - ha dichiarato - sono le più adatte a far rialzare la testa al partito». Diverse motivazioni guidano la scelta già compiuta da Giorgio Kutufà, mai sponsor di un partito a vocazione maggioritaria. «Bersani - motiva la sua scelta il presidente della Provincia - mi pare più attento alle alleanze rispetto alle altre posizioni». Lui, primo cattolico al timone di una istituzione locale dal dopoguerra, non ha remore a votare per un ex-Pci. In settimana ha partecipato alla riunione regionale per la costruzione della mozione Bersani, coordinata dall'onorevole Luca Sani, capo della segreteria di Manciulli. «Mi preoccupano le lacerazioni - commenta - ma le candidature di Bersani e Franceschini sono un segnale del superamento delle divisioni: ci sono ex-Ds che sostengono un ex -margheritino e viceversa». Accanto a Kutufà, si schierano già compatti quelli che con lui alle primarie del 2007 stavano con quell'Enrico Letta che ha scelto chiaro per Bersani. A cominciare dal presidente del consiglio provinciale Fabio Di Bonito e dall'ex assessore Maurizio Scatena. Stessa equazione pro-Bersani valida per i sostenitori livornesi di Rosy Bindi: una truppa guidata dal consigliere provinciale Antonio Ceccantini, al cui interno si trovano anche neo eletti consiglieri comunali Alessandro Latorraca e Daniele Morelli.
Pro Franceschini. Pare scontato poi che i cattolico democratici di "Quarta Fase" (dentro ci sono tra gli altri Fabio Del Nista, Paolo Rotelli, Ugo Boirivant) saranno in prima fila per appoggiare Franceschini. Lo lascia intendere il consigliere comunale Giuseppe Scavazzon già schierato apertamente per il leader ex-Dc. A pro di Franceschini c'è poi da considerare la variabile Fassino che in città ha molti estimatori tra i vecchi diessini, ma non sacche di consenso da cui attingere a colpo sicuro. Per Dario il ferrarese dovrebbe schierarsi anche l'ex deputata Marida Bolognesi.
Cercasi Marino. Pochi, pochissimi, quelli che sono propensi a schierarsi con Ignazio Marino, destinato a guidare una auspicabilmente dignotosa minoranza. Fra i sostenitori del chirurgo senatore su Facebook era apparso il nome del nuovo sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci. Ma anche lui, contattato, si smarca alla velocità della luce: «Le sue idee mi convincono, ma ancora non ho preso alcuna decisione. Voglio leggere prima le mozioni».

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