Il Tirreno

Livorno

«Vidi la Fiorini usare la mia password»

Luciano De Majo
Tre personaggi chiave del processo per i falsi negativi: a sinistra, Alberto Uccelli, avvocato difensore; al centro, l’imputata Susanna Fiorini, infermiera del Corat accusata di aver manomesso i referti delle risposte per il sangue occulto e i pap test; a destra, il pubblico ministero Giuseppe Rizzo
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Tre personaggi chiave del processo per i falsi negativi: a sinistra, Alberto Uccelli, avvocato difensore; al centro, l’imputata Susanna Fiorini, infermiera del Corat accusata di aver manomesso i referti delle risposte per il sangue occulto e i pap test; a destra, il pubblico ministero Giuseppe Rizzo

«Vidi che la mia collega Susanna Fiorini lavorava usando il mio codice personale d'accesso, visualizzato sul monitor del computer». Le parole sono quelle di Stefania Malloggi, infermiera in servizio al Corat, collega dell'imputata nel processo per i "falsi negativi".

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LIVORNO. «Vidi che la mia collega Susanna Fiorini lavorava usando il mio codice personale d'accesso, visualizzato sul monitor del computer». Le parole sono quelle di Stefania Malloggi, infermiera in servizio al Corat, collega dell'imputata nel processo per i "falsi negativi".
La sua, e quella dell'altra infermiera Monica Benvenuti, sono state le testimonianze più importanti nell'udienza di ieri: ora il processo osserva una pausa e riprenderà a settembre. Malloggi ha chiarito che una volta preso atto del fatto che la collega conosceva la sua parola chiave personale ha provveduto a cambiarla. «Io non conoscevo password di nessun altro», ha puntualizzato. E ha anche ricordato che una mattina la stessa Fiorini andò nella sua stanza e le consegnò un foglietto con su scritti i codici di accesso di gran parte delle operatrici del Corat. Stefania Malloggi ha riferito pure di quando la collega Fiorini le disse di aver cambiato l'esito di alcuni esami, da positivo a negativo. «A quanto mi disse lei - ha spiegato l'infermiera davanti al giudice Giovanni Zucconi - si trattava di casi in cui i pazienti avevano ripetuto il test per proprio conto avendo un'esito negativo. Comunque, si trattava di una pratica non corretta».
L'altra infermiera, Monica Benvenuti, ha rievocato ciò che accadde il 7 luglio 2008, giorno in cui scoprì, di fatto, le manomissioni delle risposte delle analisi per la ricerva del sangue occulto nelle feci. «Erano le 8 del mattino - ha detto - quando trovai un referto negativo vicino alla fotocopiatrice con un ritaglio. Verificai attraverso il laboratorio d'analisi quale fosse in realtà l'esito di quello screening e risultava positivo. E così accadde per altri tre casi del pacchetto di risposte che avevo sulla scrivania». In tutti e tre i casi i referti, ha spiegato l'infermiera, portavano quella sottile striscia scura che era, in realtà, il segno del fotomontaggio. L'infermiera Benvenuti ne parlò subito con il responsabile del Corat, Lopane, poi da lì scattarono le denunce e l'indagine.
Ma quella di ieri è stata anche la giornata nella quale sono usciti altri numeri. Dopo la deposizione di Riccardo Tani, consulente informatico del pubblico ministero, che ha ricapitolato il lavoro svolto sui terminali del Corat, sono tornati a deporre alcuni agenti della polizia: Geremia Morlè e Paolo Ferrini. L'esame dei 90 referti (40 ricerche del sangue nelle feci e 50 pap test) ha messo in luce che quando sono stati inseriti 89 di questi 90 documenti Susanna Fiorini era al lavoro. E in diverse situazioni l'inserimento dei referti nel computer risulta effettuato con i codici di accesso al sistema di persone che invece al lavoro non c'erano.

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di Redazione web