Gioco
Vite standard di lavoratori sull’orlo della crisi: fra figli da crescere e famiglie ko
L'odissea di chi perde il lavoro a 40 anni«E ora dove vado a sbattere la testa?»
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Francesca PesciFino al 2005 tutto ok, poi anche il lavoro di mio marito è diventato precario: non possiamo fare a meno del mio stipendio
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Francesca Pesci ha 40 anni: alla Master lavora dal '99 ed è nella Rsu. La sua è la prima di un poker di storie di vita raccolte al volo nel giorno del lavoro sparito: coinvolte oltre 200 esistenze fra Delphi e Master, più un altro mezzo migliaio di familiari.
«Ho un figlio di 5 anni - racconta - e anche mio marito è precario. Fino al 2005 è andato tutto bene, poi sono iniziati i guai in porto, dove lavora. Ora è riuscito a trovare un'occupazione stagionale, ma non possiamo fare a meno del mio stipendio. Fortuna che non abbiamo un mutuo da pagare, ma le spese sono tante».
Per Francesca, come per gli altri lavoratori del Picchianti, l'annuncio della mobilità è stata una doccia fredda: «Perdere il posto di lavoro a quarant'anni ti fa cadere il mondo addosso: chi ti assume poi? Le aziende, è normale, preferiscono formare i giovani. Non sappiamo ancora chi e se sarà licenziato, questa attesa è snervante. E sconvolgente dal punto di vista delle prospettive future: cosa potrò dare a mio figlio? Sarebbe difficile ricominciare tutto da capo...».
Ma a tremare è anche chi una famiglia sogna ancora di farsela. Come Elisa Conforti, 37 anni, da più di dieci dipendente della ditta di telefonia. «Vivo con mia madre - spiega - ma da qualche tempo sto progettando di andare a convivere con il mio ragazzo. Se dovessi perdere il posto salterebbe tutto». Qualcosa del genere ripetono molte colleghe: alla Master lavorano soprattutto donne.
«Sono già stata in cerca di un'occupazione - continua - ma avevo vent'anni. Ora le prospettive sono diverse. Fare un figlio, ad esempio. Ho investito tanto in quest'azienda, lavorando in tutti i settori, dal post vendita all'assistenza, dove mi trovo adesso. Ma poi? Non ci voglio pensare».
Remo Gambini, ex Delphi, tiene la figlia per mano mentre si guarda intorno. Anche lui è frastornato («non riesco a capire perché la Fiat abbia fatto questo rilancio»), poi si lascia andare: «Ho una figlia di 14 anni da mantenere. Sai, il motorino, la scuola: ora inizia a essere grande. Mi sto anche separando da mia moglie, una difficoltà che prima di me è toccata a tanti colleghi. Questa storia ci ha distrutti, sono stati tre anni di tensioni. Anche in casa. Tutto diventa più difficile quando mancano i soldi e la tranquillità».
Infine, guarda la figlia: «Ora speriamo bene, incrociamo le dita».
E' preoccupato lo sguardo di Aleandra Labardi, anche lei quarantenne, anche lei ex Delphi, anche lei cassintegrata da tempo. «Fino a ieri la nostra sembrava l'unica proposta, poi è arrivata la notizia dell'interessamento della Fiat: è stata una bomba».
A casa ad aspettarla ci sono due figli di dieci e di 16 anni. «E a questa età - interviene - hanno bisogno di tutto. Per fortuna mio marito lavora, ma comunque due stipendi sono un'altra cosa. Questa volta c'avevamo sperato davvero, sembrava tutto fatto. Poi ieri sera è iniziata la catena di sms tra i lavoratori per dare la notizia e annunciare di ritrovarsi qui in Comune. A quarant'anni non è che ti giri e trovi lavoro...».
J.G.
«Ho un figlio di 5 anni - racconta - e anche mio marito è precario. Fino al 2005 è andato tutto bene, poi sono iniziati i guai in porto, dove lavora. Ora è riuscito a trovare un'occupazione stagionale, ma non possiamo fare a meno del mio stipendio. Fortuna che non abbiamo un mutuo da pagare, ma le spese sono tante».
Per Francesca, come per gli altri lavoratori del Picchianti, l'annuncio della mobilità è stata una doccia fredda: «Perdere il posto di lavoro a quarant'anni ti fa cadere il mondo addosso: chi ti assume poi? Le aziende, è normale, preferiscono formare i giovani. Non sappiamo ancora chi e se sarà licenziato, questa attesa è snervante. E sconvolgente dal punto di vista delle prospettive future: cosa potrò dare a mio figlio? Sarebbe difficile ricominciare tutto da capo...».
Ma a tremare è anche chi una famiglia sogna ancora di farsela. Come Elisa Conforti, 37 anni, da più di dieci dipendente della ditta di telefonia. «Vivo con mia madre - spiega - ma da qualche tempo sto progettando di andare a convivere con il mio ragazzo. Se dovessi perdere il posto salterebbe tutto». Qualcosa del genere ripetono molte colleghe: alla Master lavorano soprattutto donne.
«Sono già stata in cerca di un'occupazione - continua - ma avevo vent'anni. Ora le prospettive sono diverse. Fare un figlio, ad esempio. Ho investito tanto in quest'azienda, lavorando in tutti i settori, dal post vendita all'assistenza, dove mi trovo adesso. Ma poi? Non ci voglio pensare».
Remo Gambini, ex Delphi, tiene la figlia per mano mentre si guarda intorno. Anche lui è frastornato («non riesco a capire perché la Fiat abbia fatto questo rilancio»), poi si lascia andare: «Ho una figlia di 14 anni da mantenere. Sai, il motorino, la scuola: ora inizia a essere grande. Mi sto anche separando da mia moglie, una difficoltà che prima di me è toccata a tanti colleghi. Questa storia ci ha distrutti, sono stati tre anni di tensioni. Anche in casa. Tutto diventa più difficile quando mancano i soldi e la tranquillità».
Infine, guarda la figlia: «Ora speriamo bene, incrociamo le dita».
E' preoccupato lo sguardo di Aleandra Labardi, anche lei quarantenne, anche lei ex Delphi, anche lei cassintegrata da tempo. «Fino a ieri la nostra sembrava l'unica proposta, poi è arrivata la notizia dell'interessamento della Fiat: è stata una bomba».
A casa ad aspettarla ci sono due figli di dieci e di 16 anni. «E a questa età - interviene - hanno bisogno di tutto. Per fortuna mio marito lavora, ma comunque due stipendi sono un'altra cosa. Questa volta c'avevamo sperato davvero, sembrava tutto fatto. Poi ieri sera è iniziata la catena di sms tra i lavoratori per dare la notizia e annunciare di ritrovarsi qui in Comune. A quarant'anni non è che ti giri e trovi lavoro...».
J.G.
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