Sicurezza
Ex Delphi, rabbia operaia in Comune
Juna Goti
«Con la Fiat non c'è gara, siamo rovinati». La voce è rotta dalla rabbia, gli sguardi parlano da soli: anche se le grida sono sempre più forti e le mani non smettono di chiedere risposte. Sono stanchi i lavoratori della ex Delphi. Stanchi di aspettare e di rincorrere. Stanchi delle preoccupazioni e dei colpi di scena
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LIVORNO. «Con la Fiat non c'è gara, siamo rovinati». La voce è rotta dalla rabbia, gli sguardi parlano da soli: anche se le grida sono sempre più forti e le mani non smettono di chiedere risposte. Sono stanchi i lavoratori della ex Delphi. Stanchi di aspettare e di rincorrere. Stanchi delle preoccupazioni e dei colpi di scena. E arrabbiati, perché questa volta la corsa sembra davvero interrompersi a un passo dalla linea del traguardo.
La tensione è arrivata alle stelle, ieri mattina, nelle sale del Comune dove alcune decine di lavoratori ex Delphi si sono radunate insieme ai sindacati per incontrare i rappresentanti delle istituzioni (Cosimi, Kutufà e il neoassessore Darya Majidi) dopo l'annuncio choc di un interessamento da parte della Fiat all'acquisizione delle Carrozzerie Bertone di Torino.
Un colpo che fa male perché senza l'operazione Bertone - Rossignolo lo ha ripetuto a più riprese - salterebbe anche l'investimento livornese. Tutto questo a un giorno dalla chiusura del bando di gara e a poche settimane dalla dead-line della cassa integrazione: in pratica situazione da risolvere entro il 24 settembre oppure, a tre anni dall'inizio dell'Odissea, tutti andranno a casa senza più un euro di stipendio.
L'iter, in realtà, è ancora aperto. Ma nessuno nella sala, neppure Cosimi e Kutufà, se la sente di nascondere che «la Fiat ha più peso di tutti, anche del Comune e della Regione». Così se due giorni fa, come sostiene il sindaco, «Rossignolo, Paretti e Picchi si incontravano per dare il via alle assunzioni», oggi la corsa appare difficile. Difficilissima.
Lo sanno i sindacalisti, lo sanno i lavoratori. Tanto che il faccia a faccia con l'assessore comunale alle politiche produttive e il presidente della Provincia si fa incandescente: attimi di tensione, rabbia, offese. Qualcuno tra i lavoratori grida: «Ora dovete dirci la verità perché sono anni che ci prendete in giro». E ancora: «Prima delle elezioni sembrava tutto fatto, perché non ci avete detto che la Fiat poteva ancora farsi avanti?». Kutufà cerca di controbattere: «Capisco la vostra esasperazione, ma anche noi siamo stati spiazzati. Le amministrazioni hanno fatto tutto quello che potevano».
La tensione scende un po' solo dopo l'arrivo Cosimi. «Spero che le voci di uno slittamento della scadenza dei termini per l'asta su Bertone - attacca - non trovino conferma, visto che ne è già stato concesso uno di quindici giorni». Poi rincara: «Ma se così non fosse (ed è probabile visto che a Rossignolo è già stata chiesta una nota ulteriore sul suo progetto, lasciando trasparire la volontà dei commissari di rimettere in discussione le proposte) chiederemo che qualsiasi offerta presentata dalla Fiat abbia al suo interno anche una soluzione positiva per noi. Ci interessa salvaguardare i 170 posti di lavoro e non che vinca un industriale piuttosto che un altro. Certo a patto che il progetto sia valido e credibile come quello di Rossignolo».
Ma la scadenza del 14 settembre è sempre più vicina (in mezzo c'è la pausa estiva) e molti lamentano l'assenza di un piano B: cosa accadrebbe se la proposta Rossignolo fosse scartata e il treno Fiat off limits? Ci sono nuovi imprenditori pronti a investire nel sito già previsto? Comunque sarebbe tutto da rifare. Stavolta però senza ammortizzatori sociali.
La tensione è arrivata alle stelle, ieri mattina, nelle sale del Comune dove alcune decine di lavoratori ex Delphi si sono radunate insieme ai sindacati per incontrare i rappresentanti delle istituzioni (Cosimi, Kutufà e il neoassessore Darya Majidi) dopo l'annuncio choc di un interessamento da parte della Fiat all'acquisizione delle Carrozzerie Bertone di Torino.
Un colpo che fa male perché senza l'operazione Bertone - Rossignolo lo ha ripetuto a più riprese - salterebbe anche l'investimento livornese. Tutto questo a un giorno dalla chiusura del bando di gara e a poche settimane dalla dead-line della cassa integrazione: in pratica situazione da risolvere entro il 24 settembre oppure, a tre anni dall'inizio dell'Odissea, tutti andranno a casa senza più un euro di stipendio.
L'iter, in realtà, è ancora aperto. Ma nessuno nella sala, neppure Cosimi e Kutufà, se la sente di nascondere che «la Fiat ha più peso di tutti, anche del Comune e della Regione». Così se due giorni fa, come sostiene il sindaco, «Rossignolo, Paretti e Picchi si incontravano per dare il via alle assunzioni», oggi la corsa appare difficile. Difficilissima.
Lo sanno i sindacalisti, lo sanno i lavoratori. Tanto che il faccia a faccia con l'assessore comunale alle politiche produttive e il presidente della Provincia si fa incandescente: attimi di tensione, rabbia, offese. Qualcuno tra i lavoratori grida: «Ora dovete dirci la verità perché sono anni che ci prendete in giro». E ancora: «Prima delle elezioni sembrava tutto fatto, perché non ci avete detto che la Fiat poteva ancora farsi avanti?». Kutufà cerca di controbattere: «Capisco la vostra esasperazione, ma anche noi siamo stati spiazzati. Le amministrazioni hanno fatto tutto quello che potevano».
La tensione scende un po' solo dopo l'arrivo Cosimi. «Spero che le voci di uno slittamento della scadenza dei termini per l'asta su Bertone - attacca - non trovino conferma, visto che ne è già stato concesso uno di quindici giorni». Poi rincara: «Ma se così non fosse (ed è probabile visto che a Rossignolo è già stata chiesta una nota ulteriore sul suo progetto, lasciando trasparire la volontà dei commissari di rimettere in discussione le proposte) chiederemo che qualsiasi offerta presentata dalla Fiat abbia al suo interno anche una soluzione positiva per noi. Ci interessa salvaguardare i 170 posti di lavoro e non che vinca un industriale piuttosto che un altro. Certo a patto che il progetto sia valido e credibile come quello di Rossignolo».
Ma la scadenza del 14 settembre è sempre più vicina (in mezzo c'è la pausa estiva) e molti lamentano l'assenza di un piano B: cosa accadrebbe se la proposta Rossignolo fosse scartata e il treno Fiat off limits? Ci sono nuovi imprenditori pronti a investire nel sito già previsto? Comunque sarebbe tutto da rifare. Stavolta però senza ammortizzatori sociali.
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