Gioco
Impronte dell’infermiera sui pap test falsificati
Luciano De Majo
Ci sono le impronte digitali dell’infermiera Susanna Fiorini, e non quelle di altre colleghe, sui referti dei pap testi falsificati e acquisiti dalla polizia. E’ questo l’esito delle prime analisi effettuate dal gabinetto della polizia scientifica di Firenze. La scientifica ha depositato ufficialmente ieri i primi verdetti alla Procura della Repubblica. «Un esito scontato, che non dice niente di particolare ai fini del processo», secondo la difesa
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LIVORNO. Ci sono le impronte digitali dell’infermiera Susanna Fiorini, e non quelle di altre colleghe, sui referti dei pap testi falsificati e acquisiti dalla polizia. E’ questo l’esito delle prime analisi effettuate dal gabinetto della polizia scientifica di Firenze.
La scientifica ha depositato ufficialmente ieri i primi verdetti alla Procura della Repubblica. «Un esito scontato, che non dice niente di particolare ai fini del processo», secondo la difesa dell’infermiera, che ieri è comparsa nuovamente davanti al giudice Giovanni Zucconi, nel processo per i “falsi negativi” del Corat nel quale è imputata di falso, nell’attesa che si chiuda anche il secondo troncone dell’indagine, relativo alle lesioni personali dei pazienti che si sono visti arrivare a casa i referti taroccati.
L’udienza di ieri è stata quella nella quale hanno deposto gli ufficiali di polizia giudiziaria che si sono occupati dell’indagine, tutti quanti appartenenti alla squadra mobile della questura livornese. L’esame più lungo è stato quello del sostituto commissario Sabrina Vivaldi, che ha ricostruito il quadro d’insieme dell’attività svolta dalla polizia dopo la denuncia dell’allora direttore sanitario dell’Asl Danilo Zuccherelli. La sua testimonianza si è soffermata soprattutto sull’inserimento nei terminali del Corat dei referti contraffatti. Secondo quanto è stato riferito al processo, numerosi sarebbero stati quelli inseriti dall’indirizzo ip del computer dell’imputata anche con password diverse dalla sua. «Anche quando i titolari delle password non erano al lavoro», ha precisato Vivaldi, che ha anche ricordato il momento in cui fu trovato, a casa dell’infermiera che si trova sotto processo, la stampa di un messaggio di posta elettronica relativo ai codici d’accesso degli operatori del Corat.
Nella testimonianza di Sabrina Vivaldi si è appreso anche il numero complessivo dei referti contraffatti: 360 quelli relativi alla ricerca del sangue occulto e 167 pap test, in totale 527. Non sono mancate schermaglie fra l’avvocato Alberto Uccelli, difensore di Susanna Fiorini, e il pubblico ministero Giuseppe Rizzo. Uccelli, infatti, si è opposto ad alcune domande riepilogative che il pubblico ministero ha rivolto alla funzionaria della polizia ritenendo che fossero riferite ad alcune operazioni di carattere tecnico compiute dai consulenti.
Il giudice non ha ammesso le domande, che probabilmente torneranno a risuonare in aula una volta effettuato l’esame del consulente informatico Riccardo Tani, che sarà ascoltato nell’udienza in programma dopodomani (udienza che si annuncia assai lunga, visto che prenderà mattina e pomeriggio), quando deporranno anche alcuni colleghi dell’infermiera sotto processo. Ieri, invece, oltre a Sabrina Vivaldi, hanno testimoniato altri tre uomini della mobile: Geremia Morlè, Giuseppe Rizza e Stefano Fatighenti.
La scientifica ha depositato ufficialmente ieri i primi verdetti alla Procura della Repubblica. «Un esito scontato, che non dice niente di particolare ai fini del processo», secondo la difesa dell’infermiera, che ieri è comparsa nuovamente davanti al giudice Giovanni Zucconi, nel processo per i “falsi negativi” del Corat nel quale è imputata di falso, nell’attesa che si chiuda anche il secondo troncone dell’indagine, relativo alle lesioni personali dei pazienti che si sono visti arrivare a casa i referti taroccati.
L’udienza di ieri è stata quella nella quale hanno deposto gli ufficiali di polizia giudiziaria che si sono occupati dell’indagine, tutti quanti appartenenti alla squadra mobile della questura livornese. L’esame più lungo è stato quello del sostituto commissario Sabrina Vivaldi, che ha ricostruito il quadro d’insieme dell’attività svolta dalla polizia dopo la denuncia dell’allora direttore sanitario dell’Asl Danilo Zuccherelli. La sua testimonianza si è soffermata soprattutto sull’inserimento nei terminali del Corat dei referti contraffatti. Secondo quanto è stato riferito al processo, numerosi sarebbero stati quelli inseriti dall’indirizzo ip del computer dell’imputata anche con password diverse dalla sua. «Anche quando i titolari delle password non erano al lavoro», ha precisato Vivaldi, che ha anche ricordato il momento in cui fu trovato, a casa dell’infermiera che si trova sotto processo, la stampa di un messaggio di posta elettronica relativo ai codici d’accesso degli operatori del Corat.
Nella testimonianza di Sabrina Vivaldi si è appreso anche il numero complessivo dei referti contraffatti: 360 quelli relativi alla ricerca del sangue occulto e 167 pap test, in totale 527. Non sono mancate schermaglie fra l’avvocato Alberto Uccelli, difensore di Susanna Fiorini, e il pubblico ministero Giuseppe Rizzo. Uccelli, infatti, si è opposto ad alcune domande riepilogative che il pubblico ministero ha rivolto alla funzionaria della polizia ritenendo che fossero riferite ad alcune operazioni di carattere tecnico compiute dai consulenti.
Il giudice non ha ammesso le domande, che probabilmente torneranno a risuonare in aula una volta effettuato l’esame del consulente informatico Riccardo Tani, che sarà ascoltato nell’udienza in programma dopodomani (udienza che si annuncia assai lunga, visto che prenderà mattina e pomeriggio), quando deporranno anche alcuni colleghi dell’infermiera sotto processo. Ieri, invece, oltre a Sabrina Vivaldi, hanno testimoniato altri tre uomini della mobile: Geremia Morlè, Giuseppe Rizza e Stefano Fatighenti.
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