Gioco
La Corte dei conti chiede centomila euro a Pacciardi e Toraldo di Francia per la spesa inutile
Gli ascensori li paghino loro
Francesco Nocentini
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Una delle nuove baracchine che hanno cambiato il lungomareDovranno versare nelle casse del Comune di Livorno una somma di quasi 100mila euro, aumentata degli interessi legali, oltre alle spese di giudizio. La maxi-condanna riguarda Alberto Pacciardi e l'architetto Cristiano Toraldo Di Francia
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FIRENZE. Dovranno versare nelle casse del Comune di Livorno una somma di quasi 100mila euro, aumentata degli interessi legali, oltre alle spese di giudizio. La maxi-condanna riguarda Alberto Pacciardi (che negli anni di Lamberti alla guida di Palazzo civico era dirigente del settore qualificazione urbana del Comune di Livorno) e l'architetto Cristiano Toraldo Di Francia.
I due professionisti erano finiti sono processo davanti alla corte dei conti regionale per la vicenda degli ascensori acquistati e mai installati alle baracchine del viale Italia, comprese tra la Terrazza Mascagni e il Cantiere, e per quelle del complesso della Rotonda di Ardenza.
Nel progetto originario tale variante non era prevista ma dopo le sollecitazione di alcune associazioni di portatori di handicap il Comune decise di modificare il progetto esecutivo mediante una variante generale: la delibera del dirigente responsabile del procedimento fu approvata dalla commissione edilizia integrata e successivamente il progetto venne trasmesso alla soprintendenza per l'ok definitivo.
Nel frattempo, però, fu dato il via ai lavori per il montaggio degli ascensori, e solo successivamente arrivò il parere della Sovrintendenza che negava la possibilità di appoggiare gli ascensori alle strutture e chiedeva invece di realizzarli ad una distanza di due metri circa collegandoli con una "passarella" agli chalet. Da qui l'accusa della magistratura contabile di avere sprecato soldi pubblici.
Nella sua arringa il procuratore Claudio Galtieri aveva definito «chiara» la «colpa grave» dei due professionisti: il primo, secondo il pm, aveva consentito «che proseguisse l'installazione degli ascensori» nonostante l'annullamento dell'autorizzazione della soprintendenza. Un tentativo, secondo il capo della procura, «di porre quest'ultima davanti al fatto compiuto, confidando in una tolleranza postuma, nei fatti assolutamente improbabile» visto che la stessa soprintendenza aveva inviato un rapporto alla procura penale.
Sempre nella ricostruzione dell'accusa, Toraldo Di Francia, come progettista e direttore dei lavori (e quindi «responsabile dell'attuazione del progetto fin dalla consegna») era, in quanto tale, «tenuto a verificare la concreta realizzabilità di quanto previsto nel progetto». Inoltre il pm contestava ai due professionisti di «non aver apprestato misure di salvaguardia dei beni a seguito della necessitata sospensione dei lavori; tutto ciò con il risultato di rendere inutilizzabili gli stessi, né cedibili a terzi».
Una ricostruzione fatta propria dalla Corte, presieduta da Giancarlo Guasaparri.
«Il dato fondamentale e unico - scrive il giudice Leonardo Venturini nelle motivazioni della sentenza, depositata in questi giorni - è che gli ascensori sono stati acquistati, iscritti in contabilità lavori, non utilizzati e resi inutili per la collettività e ciò in relazione a mancata richiesta di autorizzazione di variante presso la Sovrintendenza ed incuria nella preservazione degli stessi».
«A nulla vale affermare - secondo la Corte dei conti - che non vi è prova del degrado subito dagli ascensori, poiché la procura ha disposto ispezioni e fornito fonte di prova fotografica di tutto questo.
Il danno quindi «sussiste», e «nell'entità calcolata dalla procura» così come «la responsabilità, per infrazione ai propri obblighi di servizio dell'architetto Pacciardi, responsabile unico del procedimento, e del progettista e direttore dei lavori architetto Toraldo di Francia».
Nella ripartizione della somma da pagare Pacciardi dovrà sborsare circa 70mila euro e Toraldo di Francia 30mila.
I due professionisti erano finiti sono processo davanti alla corte dei conti regionale per la vicenda degli ascensori acquistati e mai installati alle baracchine del viale Italia, comprese tra la Terrazza Mascagni e il Cantiere, e per quelle del complesso della Rotonda di Ardenza.
Nel progetto originario tale variante non era prevista ma dopo le sollecitazione di alcune associazioni di portatori di handicap il Comune decise di modificare il progetto esecutivo mediante una variante generale: la delibera del dirigente responsabile del procedimento fu approvata dalla commissione edilizia integrata e successivamente il progetto venne trasmesso alla soprintendenza per l'ok definitivo.
Nel frattempo, però, fu dato il via ai lavori per il montaggio degli ascensori, e solo successivamente arrivò il parere della Sovrintendenza che negava la possibilità di appoggiare gli ascensori alle strutture e chiedeva invece di realizzarli ad una distanza di due metri circa collegandoli con una "passarella" agli chalet. Da qui l'accusa della magistratura contabile di avere sprecato soldi pubblici.
Nella sua arringa il procuratore Claudio Galtieri aveva definito «chiara» la «colpa grave» dei due professionisti: il primo, secondo il pm, aveva consentito «che proseguisse l'installazione degli ascensori» nonostante l'annullamento dell'autorizzazione della soprintendenza. Un tentativo, secondo il capo della procura, «di porre quest'ultima davanti al fatto compiuto, confidando in una tolleranza postuma, nei fatti assolutamente improbabile» visto che la stessa soprintendenza aveva inviato un rapporto alla procura penale.
Sempre nella ricostruzione dell'accusa, Toraldo Di Francia, come progettista e direttore dei lavori (e quindi «responsabile dell'attuazione del progetto fin dalla consegna») era, in quanto tale, «tenuto a verificare la concreta realizzabilità di quanto previsto nel progetto». Inoltre il pm contestava ai due professionisti di «non aver apprestato misure di salvaguardia dei beni a seguito della necessitata sospensione dei lavori; tutto ciò con il risultato di rendere inutilizzabili gli stessi, né cedibili a terzi».
Una ricostruzione fatta propria dalla Corte, presieduta da Giancarlo Guasaparri.
«Il dato fondamentale e unico - scrive il giudice Leonardo Venturini nelle motivazioni della sentenza, depositata in questi giorni - è che gli ascensori sono stati acquistati, iscritti in contabilità lavori, non utilizzati e resi inutili per la collettività e ciò in relazione a mancata richiesta di autorizzazione di variante presso la Sovrintendenza ed incuria nella preservazione degli stessi».
«A nulla vale affermare - secondo la Corte dei conti - che non vi è prova del degrado subito dagli ascensori, poiché la procura ha disposto ispezioni e fornito fonte di prova fotografica di tutto questo.
Il danno quindi «sussiste», e «nell'entità calcolata dalla procura» così come «la responsabilità, per infrazione ai propri obblighi di servizio dell'architetto Pacciardi, responsabile unico del procedimento, e del progettista e direttore dei lavori architetto Toraldo di Francia».
Nella ripartizione della somma da pagare Pacciardi dovrà sborsare circa 70mila euro e Toraldo di Francia 30mila.
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