Gioco
«Contro gli incendi, presto metteremoanche le telecamere»
Luciano De Majo
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A sinistra, un mezzo dei vigili del fuoco esce dalla Lonzi metalli nei giorni dell’incendio; a destra, due immagini del nuovo impianto di selezione di rifiuti appena entrato in funzione; nell’ultima foto, Emiliano Lonzi, socio di riferimento dell’aziendaE' entrato in funzione anche il nuovo selezionatore «Solo con questi impianti si garantisce il riciclo»
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LIVORNO. «Capisco le ragioni di chi vive qui. Però c'è differenza fra esprimere un disagio e insinuare che la nostra è un'azienda di persone poco serie». Si concede anche un piccolo sfogo Emiliano Lonzi, 53 anni, socio di riferimento della Lonzi metalli, azienda che opera nel recupero di rifiuti, al centro di tante polemiche dopo l'incendio di alcune settimane fa. Il rapporto con gli abitanti di via del Limone, il trasferimento, ma anche l'attività dell'azienda sono al centro dell'intervista che l'imprenditore livornese ha rilasciato al Tirreno.
La vostra azienda quali rifiuti riceve?
«Si possono dividere in due flussi: rifiuti speciali, da attività economiche, e rifiuti ingombranti, da raccolta differenziata urbana».
Da dove vengono?
«Gli ingombranti da Livorno e provincia, gli altri anche da varie altre zone, da clienti con i quali abbiamo rapporti da molti anni».
C'è chi dice che non sono rifiuti differenziati.
«I rifiuti ingombranti sono raccolti in modo differenziato. Il punto è che spesso non ci rendiamo conto della necessità di un'impiantistica adeguata per finalizzare all'effettivo recupero ciò che proviene dalla differenziata».
E voi come trattate questi rifiuti?
«Passano attraverso il nostro impianto di selezione, dopo di che i materiali riciclabili vengono avviati al recupero e gli scarti vanno allo smaltimento finale in discarica».
Quanto tempo stanno nei vostri piazzali?
«Una settimana circa».
Perché i vostri piazzali sono scoperti?
«Mi verrebbe da dire perché sono sempre stati così. In realtà, in questi anni noi abbiamo investito molto, privilegiando proprio l'impiantistica che consente di innalzare qualità e quantità di rifiuti che avviamo al riciclo».
Chi vi ha imposto di coprire il piazzale?
«La Provincia, nell'ambito dell'autorizzazione integrata ambientale, in conferenza dei servizi con Comune, Arpat e altri organi di controllo».
Quanto vi costerà?
«Due milioni di euro, più 400mila di oneri di urbanizzazione».
Se qualcuno che passa da qui vuol gettare un oggetto incendiario può farlo in modo indisturbato. Quali misure di sicurezza avete?
«Ci sono almeno due o tre persone che tutte le notti stanno dentro l'azienda».
Avete allarmi o telecamere?
«Abbiamo deciso di installare un sistema di telecamere».
Perché per spegnere il fuoco c'è voluto così tanto tempo?
«Prima di tutto il vento, che ha alimentato l'incendio. E poi c'è stata una situazione sfortunata: l'impianto di selezione era fermo perché stavamo installando quello nuovo, per cui la quantità di materiale stoccato era aumentata. C'erano più rifiuti rispetto al solito».
A proposito di impianto, che caratteristiche ha e quanto è costato?
«E' un selezionatore modernissimo, che separa i rifiuti per tipologia. L'investimento fatto è di due milioni e mezzo di euro. Potenzialmente può trattare 25 tonnellate all'ora».
Torniamo all'incendio. Da che cosa è stato provocato: davvero un fulmine o autocombustione?
«La logica dice un fulmine. Anche perché i materiali che erano in quella zona, un insieme di legno, plastica, carta, vetro, si prestano poco all'autocombustione».
Quali sistemi di spegnimento avete?
«Cisterne e idranti, come impone la certificazione antincendio. Ma stavolta le dimensioni del fenomeno erano notevoli perché bastassero».
Gliel'avranno chiesto cento volte: siete disposti a trasferirvi?
«E io rispondo come sempre: sì, lo siamo».
In quanto tempo?
«I tempi tecnici minimi. Ma non sono un tecnico e non voglio sparare numeri a caso».
Avete avuto un incontro con il sindaco per parlare di questo. Con quali impressione ne siete usciti?
«Credo che l'amministrazione stia valutando con grande serietà la questione. Insomma, sarebbe sbagliato indicare un'area alternativa dove poi, magari, in futuro si pongono gli stessi problemi che stiamo vivendo qui. Ecco perché dico che l'amministrazione si sta muovendo nel modo giusto».
Sareste disposti a far visitare la vostra azienda ai residenti?
«Prima di tutto vi dico che ci sono anche alcuni residenti che in questi giorni sono venuti a trovarci per dirci che non sono d'accordo con alcune affermazioni che hanno sentito fare. Per il resto, nonostante che il nostro impianto sia visitato da decine e decine di persone e operatori dei controlli, voglio essere sincero: c'è stata troppa tensione in questi giorni, preferiamo per ora evitare incontri. Magari, in futuro, organizzeremo noi le visite».
La vostra azienda quali rifiuti riceve?
«Si possono dividere in due flussi: rifiuti speciali, da attività economiche, e rifiuti ingombranti, da raccolta differenziata urbana».
Da dove vengono?
«Gli ingombranti da Livorno e provincia, gli altri anche da varie altre zone, da clienti con i quali abbiamo rapporti da molti anni».
C'è chi dice che non sono rifiuti differenziati.
«I rifiuti ingombranti sono raccolti in modo differenziato. Il punto è che spesso non ci rendiamo conto della necessità di un'impiantistica adeguata per finalizzare all'effettivo recupero ciò che proviene dalla differenziata».
E voi come trattate questi rifiuti?
«Passano attraverso il nostro impianto di selezione, dopo di che i materiali riciclabili vengono avviati al recupero e gli scarti vanno allo smaltimento finale in discarica».
Quanto tempo stanno nei vostri piazzali?
«Una settimana circa».
Perché i vostri piazzali sono scoperti?
«Mi verrebbe da dire perché sono sempre stati così. In realtà, in questi anni noi abbiamo investito molto, privilegiando proprio l'impiantistica che consente di innalzare qualità e quantità di rifiuti che avviamo al riciclo».
Chi vi ha imposto di coprire il piazzale?
«La Provincia, nell'ambito dell'autorizzazione integrata ambientale, in conferenza dei servizi con Comune, Arpat e altri organi di controllo».
Quanto vi costerà?
«Due milioni di euro, più 400mila di oneri di urbanizzazione».
Se qualcuno che passa da qui vuol gettare un oggetto incendiario può farlo in modo indisturbato. Quali misure di sicurezza avete?
«Ci sono almeno due o tre persone che tutte le notti stanno dentro l'azienda».
Avete allarmi o telecamere?
«Abbiamo deciso di installare un sistema di telecamere».
Perché per spegnere il fuoco c'è voluto così tanto tempo?
«Prima di tutto il vento, che ha alimentato l'incendio. E poi c'è stata una situazione sfortunata: l'impianto di selezione era fermo perché stavamo installando quello nuovo, per cui la quantità di materiale stoccato era aumentata. C'erano più rifiuti rispetto al solito».
A proposito di impianto, che caratteristiche ha e quanto è costato?
«E' un selezionatore modernissimo, che separa i rifiuti per tipologia. L'investimento fatto è di due milioni e mezzo di euro. Potenzialmente può trattare 25 tonnellate all'ora».
Torniamo all'incendio. Da che cosa è stato provocato: davvero un fulmine o autocombustione?
«La logica dice un fulmine. Anche perché i materiali che erano in quella zona, un insieme di legno, plastica, carta, vetro, si prestano poco all'autocombustione».
Quali sistemi di spegnimento avete?
«Cisterne e idranti, come impone la certificazione antincendio. Ma stavolta le dimensioni del fenomeno erano notevoli perché bastassero».
Gliel'avranno chiesto cento volte: siete disposti a trasferirvi?
«E io rispondo come sempre: sì, lo siamo».
In quanto tempo?
«I tempi tecnici minimi. Ma non sono un tecnico e non voglio sparare numeri a caso».
Avete avuto un incontro con il sindaco per parlare di questo. Con quali impressione ne siete usciti?
«Credo che l'amministrazione stia valutando con grande serietà la questione. Insomma, sarebbe sbagliato indicare un'area alternativa dove poi, magari, in futuro si pongono gli stessi problemi che stiamo vivendo qui. Ecco perché dico che l'amministrazione si sta muovendo nel modo giusto».
Sareste disposti a far visitare la vostra azienda ai residenti?
«Prima di tutto vi dico che ci sono anche alcuni residenti che in questi giorni sono venuti a trovarci per dirci che non sono d'accordo con alcune affermazioni che hanno sentito fare. Per il resto, nonostante che il nostro impianto sia visitato da decine e decine di persone e operatori dei controlli, voglio essere sincero: c'è stata troppa tensione in questi giorni, preferiamo per ora evitare incontri. Magari, in futuro, organizzeremo noi le visite».
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