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l'inchiesta

Quei vagoni ora fanno paura

Cristiano Meoni
Quei vagoni ora fanno paura

Le cisterne del gas sono ancora sui binari 18 e 19 dello scalo merci del Calambrone. E anche la scena è la stessa che abbiamo constatato lunedì: i convogli che trasportano il gas restano alla portata di tutti, alla mercè di intrusi e malintenzionati. Non ci saremmo aspettati un miracolo: del tipo, riparare nella notte le reti di recinzione.

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LIVORNO. Le cisterne del gas sono ancora sui binari 18 e 19 dello scalo merci del Calambrone. E anche la scena è la stessa che abbiamo constatato lunedì: i convogli che trasportano il gas restano alla portata di tutti, alla mercè di intrusi e malintenzionati. Non ci saremmo aspettati un miracolo: del tipo, riparare nella notte le reti di recinzione.Ma ci saremmo aspettati almeno un cenno di consapevolezza del problema. E invece niente. Per le Ferrovie «lo scalo è sicuro così com'è».

L'ingresso dello scalo, anche ieri, era incustodito. E la rete di recinzione che separa i binari delle ferrocisterne dalla strada presentano varchi enormi. Impossibile non rendersene conto percorrendo la transitatissima via Leonardo da Vinci. Se ne è avveduto anche uno dei "dirimpettai" della stazione, Giovanni Laviosa, la cui azienda di trova a cinquanta metri in linea d'area dai binari. «Effettivamente la rete di recinzione è in pessime condizioni - dice l'imprenditore della Laviosa Chimica Mineraria - Io non so quanto sia a rischio la stazione ma quello che è successo a Viareggio mi ha fatto riflettere sul potenziale distruttivo di queste cisterne. Pensavo, guardando le immagini alla tv: se una cisterna basta a provocare quella catastrose, figuriamoci cosa potrebbe succedere con un treno».

La sicurezza dello scalo ferroviario è disciplinata da una normativa interna, che affida le responsabilità della vigilanza a un «responsabile merci pericolose», che in sua assenza delega a un altro responsabile. «Ma - confida un lavoratore dello scalo - un vero e proprio servizio di sorveglianza non è stato mai messo in piedi. L'unico deterrente alle intrusioni dentro lo scalo è costituito dalla presenza del personale di manovra, a cui certo non compete di controllare se le persone presenti sui binari sono autorizzati». Le intrusioni - spiega la stessa fonte - sono all'ordine del giorno: soprattutto di sbandati, di senzatetto, di barboni. «La situazione della manutenzione delle recinzioni è disastrosa - confida lo stesso lavoratore - Andate a vedere allo scalo del Porto Nuovo: lì c'è una promiscuità totale, si può camminare indifferentemente sulla strada e sui binari».

Un altro dirimpettaio dello scalo del Calambrone è il Costiero Gas, l'azienda partecipata da Eni e Liquigas che movimenta il traffico di gpl nel porto di Livorno. «Io penso che non vi siano rischi particolari - dice il presidente del Costiero, l'ingegner Riccardo Dorrucci - Però.....» Però anche Dorrucci ha notato «la manutenzione, diciamo non impeccabile, dello scalo del Calambrone. Io non credo che una rete di recinzione possa scoraggiare un attentatore. Ma può scoraggiare l'intruso che può sempre combinare qualcosa attorno alle cisterne».

Dorrucci considera le cisterne del gas «quasi a prova di bomba. Intendo dire che per sabotarle bisogna volerlo ed essere anche abili tecnicamente». Ne è la riprova quello che è successo a Viareggio, dove quattro cisterne deragliate non hanno subito alcun danno, nè dall'urto nè dall'irraggiamento del calore. «Io non penso - prosegue Dorrucci - come certi esperti, che si debbano blindare le ferrovie dove stazionano o passano le cisterne. Ma una rete di recinzione, e magari un cancello, si possono sempre mettere: lo dico da padre di famiglia, da cittadino di buonsenso».

Se chiunque può entrare, diventa proibitivo anche l'encomiabile lavoro della Polfer, che con poco personale deve sorvegliare un'area vastissima.

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