Gioco
E gli abitanti di piazza della Repubblica precisano: «Noi razzisti? Non è vero»
In Sant'Andrea i carabinieri di quartiereDon Medori: «Un ritorno che mi fa felice»
Juna Goti
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I carabinieri di quartiere al lavoro durante un controlloDopo la sferzata di don Medori, che aveva addirittura dichiarato di essere pronto a rivolgersi al ministero degli Interni, ieri mattina i carabinieri di quartiere sono tornati in Sant'Andrea. «Hanno bussato alla mia porta verso le 10, e la gente del quartiere li ha accolti a braccia aperte
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LIVORNO. Dopo la sferzata di don Medori, che aveva addirittura dichiarato di essere pronto a rivolgersi al ministero degli Interni, ieri mattina i carabinieri di quartiere sono tornati in Sant'Andrea. «Hanno bussato alla mia porta verso le 10 - racconta il parroco - e la gente del quartiere li ha accolti a braccia aperte. Era da un anno e mezzo che non si vedevano. Ma sono figure importantissime di cui non possiamo fare a meno: dialogano con le persone, controllano licenze e permessi, cercano di capire i problemi di un quartiere che ha sempre più bisogno di aiuto. Insomma, sono lo strumento della prevenzione e non della repressione». Proprio questa mattina, in prefettura, avrà luogo il vertice straordinario sulla sicurezza che si occuperà anche (ma non solo) degli episodi violenti avvenuti tra via Terrazzini e piazza della Repubblica nelle ultime settimane. «Chiediamo che le decisioni prese a quel tavolo - continua don Edoardo - siano rese pubbliche, perché i cittadini possano giudicarle e prendervi parte attivamente».
Intanto, dopo l'incontro avuto lunedì con il parroco di Sant'Andrea e il sindaco, i residenti di piazza della Repubblica che lo scorso sabato sono stati protagonisti della lite con un gruppo di dominicani, si sono riuniti per fare chiarezza sull'accaduto e per replicare alle parole della titolare nigeriana dell'alimentari che si trova sotto al loggiato. La donna, sulle pagine del Tirreno di lunedì, aveva parlato di «continui dispetti da parte dei vicini e di atti di razzismo». «Non ci sto - ripete Lucia Buscaglione, la donna ferita durante la rissa - mia nuora è cubana e mi ha regalato un meraviglioso nipotino che oggi ha otto anni. Come potrei essere razzista? E pensare che sono andata anche all'inaugurazione del negozio...». «Fino a quando la situazione non è diventata insostenibile e la signora non ha cominciato a vendere solo birra - continua - sono stata anche una sua cliente». Con lei c'è anche il vicino Ivano Turri: «Abbiamo cercato più volte il dialogo, ma dall'altra parte sono arrivate solo grida. La titolare ha detto che lasciamo che i nostri cani facciano i bisogni davanti al suo negozio, ma con quale interesse? Lì c'è anche il nostro portone». A proposito del portone, riprende Lucia, «molti ubriachi si siedono sui nostri gradini e dobbiamo chiedere permesso anche per entrare in casa; non abbiamo mai tirato secchiate di acqua e sapone, semmai abbiamo cercato di tenere pulito almeno l'atrio».
I residenti sono tornati a chiedere controlli serrati e la chiusura dell'attività commerciale: «Vogliamo sapere perché il negozio di alimentari che si trova sotto alle nostre finestre e che, a quanto ci risulta non svolge più attività di call center, può stare aperta sette giorni su sette quando tutti gli altri negozi, gestiti sia da italiani che da stranieri, devono rispettare regole ben precise. Perché, se è davvero è una rivendita di generi alimentari, vende praticamente solo birra? Qui ogni giorno si radunano ubriachi e decine di persone con gli stereo a tutto volume, non ne possiamo più».
Intanto, dopo l'incontro avuto lunedì con il parroco di Sant'Andrea e il sindaco, i residenti di piazza della Repubblica che lo scorso sabato sono stati protagonisti della lite con un gruppo di dominicani, si sono riuniti per fare chiarezza sull'accaduto e per replicare alle parole della titolare nigeriana dell'alimentari che si trova sotto al loggiato. La donna, sulle pagine del Tirreno di lunedì, aveva parlato di «continui dispetti da parte dei vicini e di atti di razzismo». «Non ci sto - ripete Lucia Buscaglione, la donna ferita durante la rissa - mia nuora è cubana e mi ha regalato un meraviglioso nipotino che oggi ha otto anni. Come potrei essere razzista? E pensare che sono andata anche all'inaugurazione del negozio...». «Fino a quando la situazione non è diventata insostenibile e la signora non ha cominciato a vendere solo birra - continua - sono stata anche una sua cliente». Con lei c'è anche il vicino Ivano Turri: «Abbiamo cercato più volte il dialogo, ma dall'altra parte sono arrivate solo grida. La titolare ha detto che lasciamo che i nostri cani facciano i bisogni davanti al suo negozio, ma con quale interesse? Lì c'è anche il nostro portone». A proposito del portone, riprende Lucia, «molti ubriachi si siedono sui nostri gradini e dobbiamo chiedere permesso anche per entrare in casa; non abbiamo mai tirato secchiate di acqua e sapone, semmai abbiamo cercato di tenere pulito almeno l'atrio».
I residenti sono tornati a chiedere controlli serrati e la chiusura dell'attività commerciale: «Vogliamo sapere perché il negozio di alimentari che si trova sotto alle nostre finestre e che, a quanto ci risulta non svolge più attività di call center, può stare aperta sette giorni su sette quando tutti gli altri negozi, gestiti sia da italiani che da stranieri, devono rispettare regole ben precise. Perché, se è davvero è una rivendita di generi alimentari, vende praticamente solo birra? Qui ogni giorno si radunano ubriachi e decine di persone con gli stereo a tutto volume, non ne possiamo più».
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