Il Tirreno

Livorno

Gli industriali vogliono bruciare i rifiuti al Picchianti

Cristiano Meoni
Filippo Di Rocca presidente di Aamps
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Filippo Di Rocca presidente di Aamps

«Il rischio di un'emergenza rifiuti fra due anni c'è solo nella testa del ministro Matteoli. E' una pura fantasia. Livorno ha un impianto, l'inceneritore del Picchianti, ed è autosufficiente per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani»

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LIVORNO. «Il rischio di un'emergenza rifiuti fra due anni c'è solo nella testa del ministro Matteoli. E' una pura fantasia. Livorno ha un impianto, l'inceneritore del Picchianti, ed è autosufficiente per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani». Il presidente di Aamps, Filippo Di Rocca, commenta così le dichiarazioni con cui Confindustria, nell'assemblea di venerdì scorso, ha sollevato il problema dei rifiuti. «Il problema lo hanno gli imprenditori - spiega - che non sanno dove smaltire 1 milione e 300mila tonnellate annue di "speciali". Vorrebbero bruciarli nell'inceneritore del Picchianti, come ci hanno chiesto più volte. Ma abbiano il coraggio di dirlo ufficialmente». Il presidente di Aamps non ha gradito la strigliata di Gemignani. Gli è parsa ingenerosa e pretestuosa. Ma soprattutto tiene a correggere il ministro. «Matteoli - dice - ha detto che senza inceneritore entro due anni la situazione dei rifiuti esploderà. E' falso. Oggi la città di Livorno smaltisce in proprio tutti i rifiuti solidi urbani che produce, circa 100.000 tonnellate l'anno. Portiamo fuori solo la frazione organica. Ma abbiamo proposto di realizzare a Livorno un impianto di compostaggio». La localizzazione proposta è Vallin Buio, c'è un progetto di massima discusso con le categorie produttive e un costo indicativo (7 milioni di euro).
Quanto al grosso dei rifiuti, viene incenerito al Picchianti. E' stata autorizzata la realizzazione di una terza linea, che raddoppierà la capacità che ora è di 56mila tonnellate annue. «Ma Livorno è già autosufficiente: la terza linea servirà a smaltire i rifiuti dell'Area vasta costiera in cui Livorno è ricompresa. Ora - ragiona Di Rocca - quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Le autorizzazioni per fare la terza linea ci sono tutte. Abbiamo ottenuto i certificati verdi dal ministero dell'ambiente per produrre energia e venderla all'Enel. Abbiamo avuto l'ok della Cassa depositi e prestiti e della Bei. Per dire che non abbiamo perso un anno di tempo, come si evince dalle parole di Gemignani». L'Aamps è pronta per bandire la gara per scegliere il partner che finanzierà l'opera. «Aspettiamo indicazioni dalla politica». E fra questa c'è anche quella sul «cosa bruciare» nella terza linea del Picchianti. E qui veniamo al dunque, a quello che - secondo Di Rocca - è stato l'innesco della polemica confindustriale. «Gli imprenditori non fanno mistero di voler trattare i rifiuti speciali al Picchianti. La Provincia ci ha autorizzato a farlo ma deve decidere l'amministrazione». Perchè un conto è bruciare i rifiuti civili e un conto quelli industriali, anche in termini di costo.

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di Redazione web