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Alta tensione dopo la rissa La residente ferita: "Mi ribello"
Lara Loreti
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Resta alta la tensione in piazza della Repubblica all’indomani della rissa che ha visto coinvolti livornesi e dominicani. Una donna che abita nell’edificio ed è rimasta ferita accusa: "Questo è razzismo"
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LIVORNO. «Ce l'hanno con noi perché abbiamo un colore diverso. Questo è razzismo. E con l'episodio di sabato sera è stato oltrepassato ogni limite, una situazione intollerabile».
«Quell'uomo è venuto nel mio negozio per fare caos. Prima voleva da bere, poi ha toccato i seni a me e ad altre ragazze che erano qua. E noi ci siamo ribellate, tutto qui. Che dovevamo fare?».
A parlare è Rita, titolare del call center-alimentari Favourite place in piazza della Repubblica, sotto il loggiato. All'indomani dalla rissa che s'è scatenata sabato, la ragazza nigeriana che gestisce il call center spiega la sua versione dei fatti. E si fa sentire, gridando senza paura le sue ragioni. «Alcuni residenti di questa zona ci trattano male, ci fanno i dispetti. E tutto questo perché? Perché siamo neri? Io vivo in città da nove anni, pago le tasse e ogni due mesi verso regolarmente la quota del condominio. Nel mio locale vengono tutti, senza distinzione di razze. Io sono della Nigeria e ho clienti dominicani, cubani, italiani e magrebini. Voglio solo lavorare in pace».
Rita si scalda mentre tocca questi argomenti delicati. E con voce chiara e determinata racconta cosa è successo sabato. «Io ero al lavoro, c'erano delle mie amiche. Fuori c'erano dei dominicani e anche alcuni cubani - dice - A un tratto è arrivato un uomo. Aveva le braccia piene di ferite e cicatrici. Soprattutto sembrava molto ubriaco, s'intuiva perché barcollava vistosamente. "Dammi una birra", mi ha detto. Ma io gli ho detto di no perché aveva già bevuto troppo e io non voglio avere problemi. Lui ha subito protestato, ma poi è andato via. E io ho continuato a lavorare tranquillamente».
Poi, però, quell'uomo è tornato all'attacco. «Dai colleghi degli altri esercizi pubblici ho saputo poi che quell'uomo aveva fatto il giro dei bar della zona, riuscendo a farsi dare una birra da qualche parte». Particolare questo che è stato confermato anche da altri esercenti della piazza. «Quel signore ha fatto, come si dice, il giro delle "sette chiese" - dice un altro commerciante - è andato anche in via della Pina d'Ora e alla fine ha trovato qualcuno che gli ha dato la birra». Solo che, dopo aver bevuto, a quanto pare è tornato al call center di Rita: «Ha iniziato a molestarci, ci veniva incontro con le mani e ci toccava. Ma come si è permesso? Come può pensare un uomo di entrare nel mio negozio e palpeggiare i seni a me e le mie amiche? Noi ci siamo ribellate».
È stato allora che, esplosa la discussione, sotto il loggiato della piazza, lato via della Pina d'oro, è iniziata ad arrivare gente e si è formato un assembramento. Poi, come raccontano alcuni testimoni, per difendere le ragazze sono arrivati i loro compagni. È nato un parapiglia con lotte corpo a corpo e bottigliate. «A dare la bottigliata è stata una cubana», tuona una donna dominicana che era sul posto.
«Io non lo so cosa sia successo dopo - continua Rita - Io sono rientrata nel locale e non ho visto cosa accadeva fuori. Però so che ho dovuto chiudere in anticipo, alle 20.30 invece che alle 22. E questo per far andare via la gente e favorire il ritorno della calma». Rita spiega che non è facile lavorare da extracomunitario in un ambiente dove ci sono alcuni residenti che si dimostrano ostili. «Alcuni abitanti di questo palazzo sabato sono scesi solo per far confusione, - dice la commerciante dominicana - nei miei confronti c'è gente che si comporta male: alcune residenti ci gettano secchiate di acqua e detersivo addosso. E più di una volta ho ritrovato escrementi di cane fuori dal negozio. In casi del genere io prendo la scopa e pulisco. Ma non mi fa piacere».
E a chi, tra gli abitanti del quartiere, si lamenta per la confusione, spiega che è normale che in una piazza ci siano dei rumori, visto il traffico continuo e l'elevata concentrazione di negozi, bar e ristoranti. «Qui c'è sempre un gran vociare e i rombi di motorini sono continui. Anch'io vorrei protestare, ma sono tollerante. L'importante è rispettare il prossimo».
«Quell'uomo è venuto nel mio negozio per fare caos. Prima voleva da bere, poi ha toccato i seni a me e ad altre ragazze che erano qua. E noi ci siamo ribellate, tutto qui. Che dovevamo fare?».
A parlare è Rita, titolare del call center-alimentari Favourite place in piazza della Repubblica, sotto il loggiato. All'indomani dalla rissa che s'è scatenata sabato, la ragazza nigeriana che gestisce il call center spiega la sua versione dei fatti. E si fa sentire, gridando senza paura le sue ragioni. «Alcuni residenti di questa zona ci trattano male, ci fanno i dispetti. E tutto questo perché? Perché siamo neri? Io vivo in città da nove anni, pago le tasse e ogni due mesi verso regolarmente la quota del condominio. Nel mio locale vengono tutti, senza distinzione di razze. Io sono della Nigeria e ho clienti dominicani, cubani, italiani e magrebini. Voglio solo lavorare in pace».
Rita si scalda mentre tocca questi argomenti delicati. E con voce chiara e determinata racconta cosa è successo sabato. «Io ero al lavoro, c'erano delle mie amiche. Fuori c'erano dei dominicani e anche alcuni cubani - dice - A un tratto è arrivato un uomo. Aveva le braccia piene di ferite e cicatrici. Soprattutto sembrava molto ubriaco, s'intuiva perché barcollava vistosamente. "Dammi una birra", mi ha detto. Ma io gli ho detto di no perché aveva già bevuto troppo e io non voglio avere problemi. Lui ha subito protestato, ma poi è andato via. E io ho continuato a lavorare tranquillamente».
Poi, però, quell'uomo è tornato all'attacco. «Dai colleghi degli altri esercizi pubblici ho saputo poi che quell'uomo aveva fatto il giro dei bar della zona, riuscendo a farsi dare una birra da qualche parte». Particolare questo che è stato confermato anche da altri esercenti della piazza. «Quel signore ha fatto, come si dice, il giro delle "sette chiese" - dice un altro commerciante - è andato anche in via della Pina d'Ora e alla fine ha trovato qualcuno che gli ha dato la birra». Solo che, dopo aver bevuto, a quanto pare è tornato al call center di Rita: «Ha iniziato a molestarci, ci veniva incontro con le mani e ci toccava. Ma come si è permesso? Come può pensare un uomo di entrare nel mio negozio e palpeggiare i seni a me e le mie amiche? Noi ci siamo ribellate».
È stato allora che, esplosa la discussione, sotto il loggiato della piazza, lato via della Pina d'oro, è iniziata ad arrivare gente e si è formato un assembramento. Poi, come raccontano alcuni testimoni, per difendere le ragazze sono arrivati i loro compagni. È nato un parapiglia con lotte corpo a corpo e bottigliate. «A dare la bottigliata è stata una cubana», tuona una donna dominicana che era sul posto.
«Io non lo so cosa sia successo dopo - continua Rita - Io sono rientrata nel locale e non ho visto cosa accadeva fuori. Però so che ho dovuto chiudere in anticipo, alle 20.30 invece che alle 22. E questo per far andare via la gente e favorire il ritorno della calma». Rita spiega che non è facile lavorare da extracomunitario in un ambiente dove ci sono alcuni residenti che si dimostrano ostili. «Alcuni abitanti di questo palazzo sabato sono scesi solo per far confusione, - dice la commerciante dominicana - nei miei confronti c'è gente che si comporta male: alcune residenti ci gettano secchiate di acqua e detersivo addosso. E più di una volta ho ritrovato escrementi di cane fuori dal negozio. In casi del genere io prendo la scopa e pulisco. Ma non mi fa piacere».
E a chi, tra gli abitanti del quartiere, si lamenta per la confusione, spiega che è normale che in una piazza ci siano dei rumori, visto il traffico continuo e l'elevata concentrazione di negozi, bar e ristoranti. «Qui c'è sempre un gran vociare e i rombi di motorini sono continui. Anch'io vorrei protestare, ma sono tollerante. L'importante è rispettare il prossimo».
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