Il Tirreno

Livorno

Illegalità a Sant'Andrea«Il mio quartiere è ferito»

Lara Loreti
Piazza della Repubblica angolo via della Pina d’Oro: lì a Carnevale venne accoltellato un magrebino in una lite fra nordafricani forse per motivi di droga. In alto, don Medori
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Piazza della Repubblica angolo via della Pina d’Oro: lì a Carnevale venne accoltellato un magrebino in una lite fra nordafricani forse per motivi di droga. In alto, don Medori

Quanti immigrati, spesso irregolari, concentrati in alcune vie: lo sanno tutti che c'è qualcosa che non va ma nessuno fa nulla. «Un quartiere ustionato, che non ha più anticorpi. Esasperato dagli episodi di cronaca nera e stanco di essere strumentalizzato dai media», dice don Enrico Medori, che da 5 anni lotta per migliorare la zona. Basta guardare al tentato linciaggio di mercoledì

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LIVORNO. C'è quel locale, per la sera. C'è il cortile, seminascosto, per scambi veloci. Le case-tuguri, dove tagliare la roba. E gli scivoli del fosso, per gli "scandali al sole". Sono i luoghi dello spaccio a Sant'Andrea. «Un quartiere ustionato, che non ha più anticorpi. Esasperato dagli episodi di cronaca nera e stanco di essere strumentalizzato dai media», dice don Enrico Medori, che da 5 anni lotta per migliorare la zona. Basta guardare al tentato linciaggio di mercoledì.

Viaggio nel quartiere. Il parroco della chiesa di Sant'Andrea, paladino della rinascita del quartiere, conosce perfettamente la zona. Con lui e grazie alla testimonianza dei residenti e delle forze dell'ordine, abbiamo cercato di tracciare una mappa del quartiere per capire quali siano i punti più critici. Lo spaccio ruota intorno a piazza della Repubblica: a partire dalla zona ad angolo con via della Pina d'Oro, avanti fino a piazza Garibaldi e lungo il fosso, sino a via del Pantalone e della Posta. Se ci si addentra nel ventre del quartiere, la situazione non migliora: altri punti prediletti dai pusher sono infatti via della Pina d'Oro, via Pettine, piazza dei Mille. Senza dimenticare via Terrazzini, specialmente all'angolo con via del Seminario, dove si trovano anche delle attività commerciali, spesso al centro di lamentele dei cittadini per rumori e altro, e quindi dei controlli delle forze dell'ordine. Da tenere d'occhio lo scivolo del fosso di via degli Avvalorati, dove di frequente si imboscano gruppetti di extracomunitari ben organizzati: uno resta sulla spalletta, in via degli Avvalorati, a fare da "palo"; gli altri invece si scambiano i soldi e le dosi da piazzare. Attenzione anche a via Galilei-vicolo delle Rimesse che, buio e appartato, si presta a episodi di microcriminalità. Spostandosi verso il centro, monitorata dalle forze dell'ordine anche via di Franco al mercato.
Quanto alla concentrazione degli extracomunitari, spesso irregolari, nelle case, don Medori fa notare che le strade dove c'è più concentrazione sono: via del Larderel, via Tonci, via del Corona e via Terrazzini. «Lo sanno tutti che in quei condomini c'è qualcosa che non va - tuona don Medori - Da due anni l'abbiamo segnalato a istituzioni e guardia di finanza, ma non si muove nulla. L'unica strada? La prevenzione».

I problemi. Droga, alcol, molestie, affitti e subaffitti: questi i disagi del quartiere. Lo spaccio domina di sera, ma anche di giorno, alimentato sia da extracomunitari sia da livornesi: agli angoli delle strade, in alcune attività commerciali conniventi, nelle chiostre dei condomini dove abitano spacciatori. Il via vai di tossici è all'ordine del giorno. I passaggi sono rapidi e clandestini, ma chi ci vive ormai ha l'occhio allenato. L'alcol si aggiunge come aggravante: spesso gli stranieri che delinquono si ritrovano la sera nei bar e bevono birra a più non posso. E di conseguenza a volte molestano le residenti. Lo dice don Medori: «Mercoledì i tre tunisini avrebbero fatto atti osceni davanti a quelle donne, e qualche giorno prima, nella stessa strada, un'altra giovane aveva ricevuto proposte esplicite e volgari da parte di altri cittadini extracomunitari. Bisogna trovare una conciliazione affinché la convivenza sia pacifica e serena».

Le soluzioni possibili. Non solo parole, ma anche fatti. Don Medori lancia una serie di idee per migliorare la vita nel quartiere. «È inutile parlare dei problemi della zona e far controlli quando succede qualcosa. La presenza delle forze dell'ordine deve essere costante e l'amministrazione deve presentare un progetto concreto di rilancio con presenza fissa in divisa e borghese. Anche perché chi delinque, quando sa che c'è un'ondata di controlli, sparisce. Quando c'erano i carabinieri di quartiere, la gente si confidava con loro e si sentiva sicura: la vigilanza deve essere continua come pure i controlli per evitare che le case vengano affittate a prezzi esorbitanti a stranieri, anche irregolari, e poi subaffittate. Noi facciamo feste e iniziative cercando di coinvolgere gli stranieri il più possibile».

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