Gioco
SALVATA DAL MARITO
Ferita dalla medusa "assassina" Paura per una turista livornese
Paura per una turista livornese venuta a contatto con quella che comunemente viene chiamata “medusa assassina” la “caravella portoghese”, che vive soprattutto nei mari tropicali. La disavventura è avvenuta in Corsica. L'esperto: "A rischio anche le nostre acque per la tropicalizzazione"
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LIVORNO. La fortuna ha voluto che avesse accanto il marito farmacista, che sa come si affrontano certe disavventure. Qualche giorno fa, Eleonora Salvadori si trovava in vacanza in Corsica insieme al marito Marco Lazzerini, titolare della farmacia San Marco, all’inizio di via Solferino. E’ venuta a contatto con quella che comunemente viene chiamata “medusa assassina” anche se non è esattamente una medusa. Si tratta della cosiddetta “caravella portoghese”, che vive soprattutto nei mari tropicali.
Stavolta questa “falsa medusa” si è trovata nelle acque corse di Ile Rousse, dove la signora Salvadori stava facendo il bagno. Sfiorata da uno dei tentacoli che, spiega Gianfranco Barsotti, ex direttore del Museo di storia naturale, «possono raggiungere i 30 centimetri e sono ricchi di cellule urticanti contenendo una sorta di miscuglio di veleni diversi», la donna, che ha 43 anni, è stata soccorsa dal marito, che ha avuto il merito di non perdere la lucidità malgrado la situazione fosse tutt’altro che tranquilla e la donna fosse comprensibilmente spaventata. I due sono usciti subito dall’acqua, guadagnando la riva e correndo ai ripari.
«Quando abbiamo raggiunto la spiaggia - spiega lo stesso Marco Lazzerini - ho provveduto a coprire le parti sfiorate dalla “caravella” con sabbia calda. Mia moglie sentiva bruciori a una gamba, a un braccio e alla mano». La sabbia serviva proprio perché a temperature elevate l’effetto dei veleni si attenua fortemente. Il giorno dopo, la coppia è rientrata dalla Corsica. Ed è proprio perché sapeva che sarebbe tornata a casa subito che la donna ha rinunciato ad andare in ospedale. «Arrivati a casa - conclude Lazzerini - ho fatto a mia moglie una iniezione di cortisone, perché cominciava ad accusare alcuni problemi. Per fortuna poi la situazione è migliorata, adesso sta bene».
L’episodio avvenuto in Corsica pone, naturalmente, più di una domanda sul pericolo che anche nelle nostre acque possa giungere questa “caravella portoghese” alla quale è stato attribuito questo nome perché, al pari di una navicella, galleggia ed è sospinta dal vento e dalle correnti. «Che si tratti di un animale pericoloso non c’è dubbio - dice ancora Barsotti - perché può causare, oltre al bruciore e al gonfiore della cute, tachicardia, sudorazione accentuata, spasmi muscolari, difficoltà respiratoria e possibile abbassamento della pressione sanguigna con il rischio di collasso. Nei casi più gravi, o in soggetti allergici, può insorgere uno choc anafilattico con conseguenze che possono essere anche mortali».
«La speranza - conclude Barsotti - è che questa “falsa medusa” non si riproduca nel nostro mare: è il caso dell’Isola d’Elba, della Capraia ma anche della costa livornese. Anche qui le acque si vanno tropicalizzando, dal momento che rispetto a qualche anno fa le loro temperature sono notevolmente aumentate».
Stavolta questa “falsa medusa” si è trovata nelle acque corse di Ile Rousse, dove la signora Salvadori stava facendo il bagno. Sfiorata da uno dei tentacoli che, spiega Gianfranco Barsotti, ex direttore del Museo di storia naturale, «possono raggiungere i 30 centimetri e sono ricchi di cellule urticanti contenendo una sorta di miscuglio di veleni diversi», la donna, che ha 43 anni, è stata soccorsa dal marito, che ha avuto il merito di non perdere la lucidità malgrado la situazione fosse tutt’altro che tranquilla e la donna fosse comprensibilmente spaventata. I due sono usciti subito dall’acqua, guadagnando la riva e correndo ai ripari.
«Quando abbiamo raggiunto la spiaggia - spiega lo stesso Marco Lazzerini - ho provveduto a coprire le parti sfiorate dalla “caravella” con sabbia calda. Mia moglie sentiva bruciori a una gamba, a un braccio e alla mano». La sabbia serviva proprio perché a temperature elevate l’effetto dei veleni si attenua fortemente. Il giorno dopo, la coppia è rientrata dalla Corsica. Ed è proprio perché sapeva che sarebbe tornata a casa subito che la donna ha rinunciato ad andare in ospedale. «Arrivati a casa - conclude Lazzerini - ho fatto a mia moglie una iniezione di cortisone, perché cominciava ad accusare alcuni problemi. Per fortuna poi la situazione è migliorata, adesso sta bene».
L’episodio avvenuto in Corsica pone, naturalmente, più di una domanda sul pericolo che anche nelle nostre acque possa giungere questa “caravella portoghese” alla quale è stato attribuito questo nome perché, al pari di una navicella, galleggia ed è sospinta dal vento e dalle correnti. «Che si tratti di un animale pericoloso non c’è dubbio - dice ancora Barsotti - perché può causare, oltre al bruciore e al gonfiore della cute, tachicardia, sudorazione accentuata, spasmi muscolari, difficoltà respiratoria e possibile abbassamento della pressione sanguigna con il rischio di collasso. Nei casi più gravi, o in soggetti allergici, può insorgere uno choc anafilattico con conseguenze che possono essere anche mortali».
«La speranza - conclude Barsotti - è che questa “falsa medusa” non si riproduca nel nostro mare: è il caso dell’Isola d’Elba, della Capraia ma anche della costa livornese. Anche qui le acque si vanno tropicalizzando, dal momento che rispetto a qualche anno fa le loro temperature sono notevolmente aumentate».
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