Gioco
Livorno, tonnellate di plastica in fumo l'incendio è finito, la paura no
Cristiano Meoni
Carta ma anche plastica. Ferro e non solo, pure altri metalli. Stoffa, legno. Pezzi di quelli che vengono comunemente definiti “rifiuti ingombranti”. Ecco cosa è bruciato, per tre giorni, nel piazzale della Lonzi Metalli. Ora si aspettano le analisi sulla presenza di diossina
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Carta ma anche plastica. Ferro e non solo, pure altri metalli. Stoffa, legno. Pezzi di quelli che vengono comunemente definiti "rifiuti ingombranti". Dunque non divani ma pezzi di divani. Ecco cosa è bruciato, per tre giorni, nel piazzale della Lonzi Metalli. E adesso si sa anche "quanti" rifiuti sono andati inceneriti: «Mille tonnellate, questa è grossomodo la nostra stima».
Mille tonnellate è tanta roba, equivalgono a più di cinque giorni di piena attività dell'inceneritore del Picchianti (che attualmente brucia 180 tonnellate/giorno di rifiuti). Con l'unica e apprezzabile differenza che al Picchianti le emissioni sono controllate, alla Lonzi no.
Un colossale inceneritore fuori da ogni controllo, ecco cosa ha rappresentato l'incendio del piazzale esterno della Lonzi Matalli. Data la presenza di plastica nella montagna di rifiuti andata a fuoco, è molto probabile che si sia sprigionata nell'aria pure la diossina: se in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute ce lo diranno i risultati delle analisi fatte dall'Arpat sul terreno e sull'aria.
L'incendio, innescato sabato notte da un fulmine, è stato spento nella giornata di ieri (anche se proseguono le operazioni di bonifica). «Cosa è bruciato? Carta e parecchia plastica derivata dalla raccolta differenziata in attesa di essere recuperata - spiega il direttore dell'Arpat Fabrizio Righini - E poi parti di rifiuti ingombranti. Dunque anche metalli, stoffa, legno. La quantità possiamo solo stimarla: non meno di 1000 tonnellate. Per qualsiasi altra valutazione bisogna aspettare i risultati delle analisi».
La preoccupazione principale riguarda l'emissione di diossina nell'atmosfera. L'Arpat ha posizionato alcune postazioni mobili intorno alla Lonzi e i filtri con le particelle "intrappolate" sono stati inviati ieri mattina al laboratorio di Massa. Idem per i campioni di terreno prelevati nel punto di massima ricaduta delle emissioni sul suolo. «In base allo studio dei venti lo abbiamo calcolato in 50-100 metri dall'impianto, direzione città - dice Righini - Abbiamo ottenuto una corsia preferenziale per le analisi, vista l'urgenza della situazione ma i dati non saranno pronti prima di cinque-sei giorni».
Nel frattempo non è scattato alcun divieto: il sindaco, che è l'autorità competente per la salute pubblica, non ha ritenuto di dover proibire il consumo di ortaggi e frutta coltivati nelle vicinanze della Lonzi. «L'ordinanza non compete a noi» dice Righini. «In altre circostanze sono stati adottati provvedimenti, come per l'incendio della Agrideco a Follonica» ricorda la direttrice regionale dell'Arpat Sonia Cantoni. In quel caso, nella zona vicina all'incendio fu vietato il consumo di tutti i prodotti della terra, latte compreso.
Mille tonnellate è tanta roba, equivalgono a più di cinque giorni di piena attività dell'inceneritore del Picchianti (che attualmente brucia 180 tonnellate/giorno di rifiuti). Con l'unica e apprezzabile differenza che al Picchianti le emissioni sono controllate, alla Lonzi no.
Un colossale inceneritore fuori da ogni controllo, ecco cosa ha rappresentato l'incendio del piazzale esterno della Lonzi Matalli. Data la presenza di plastica nella montagna di rifiuti andata a fuoco, è molto probabile che si sia sprigionata nell'aria pure la diossina: se in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute ce lo diranno i risultati delle analisi fatte dall'Arpat sul terreno e sull'aria.
L'incendio, innescato sabato notte da un fulmine, è stato spento nella giornata di ieri (anche se proseguono le operazioni di bonifica). «Cosa è bruciato? Carta e parecchia plastica derivata dalla raccolta differenziata in attesa di essere recuperata - spiega il direttore dell'Arpat Fabrizio Righini - E poi parti di rifiuti ingombranti. Dunque anche metalli, stoffa, legno. La quantità possiamo solo stimarla: non meno di 1000 tonnellate. Per qualsiasi altra valutazione bisogna aspettare i risultati delle analisi».
La preoccupazione principale riguarda l'emissione di diossina nell'atmosfera. L'Arpat ha posizionato alcune postazioni mobili intorno alla Lonzi e i filtri con le particelle "intrappolate" sono stati inviati ieri mattina al laboratorio di Massa. Idem per i campioni di terreno prelevati nel punto di massima ricaduta delle emissioni sul suolo. «In base allo studio dei venti lo abbiamo calcolato in 50-100 metri dall'impianto, direzione città - dice Righini - Abbiamo ottenuto una corsia preferenziale per le analisi, vista l'urgenza della situazione ma i dati non saranno pronti prima di cinque-sei giorni».
Nel frattempo non è scattato alcun divieto: il sindaco, che è l'autorità competente per la salute pubblica, non ha ritenuto di dover proibire il consumo di ortaggi e frutta coltivati nelle vicinanze della Lonzi. «L'ordinanza non compete a noi» dice Righini. «In altre circostanze sono stati adottati provvedimenti, come per l'incendio della Agrideco a Follonica» ricorda la direttrice regionale dell'Arpat Sonia Cantoni. In quel caso, nella zona vicina all'incendio fu vietato il consumo di tutti i prodotti della terra, latte compreso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
