Sicurezza
Una settimana per capirci qualcosa
Luciano De Majo
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LIVORNO. «Che cosa è uscito da quell'incendio? Che cosa hanno respirato i livornesi? Beh, dirlo non è così facile». Fabrizio Righini, responsabile del dipartimento livornese dell'Arpat, ci tiene a rassicurare sull'attività svolta dai suoi tecnici: «Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo. Siamo andati alla Lonzi metalli prima nella giornata di domenica, poi oggi (ieri per chi legge, ndr), e naturalmente ci torneremo successivamente, una volta che l'incendio sarà definitivamente spento».
Attorno al perimetro dello stabilimento, sono stati piazzati diversi campionatori d'aria. I risultati dei prelievi si conosceranno soltanto nel giro di una settimana, dopo che saranno effettuate le analisi. «Sarà il nostro laboratorio di Massa a eseguirle», spiega ancora Righini, che chiarisce come per la ricerca di determinate sostanze - fra cui la diossina - servono prelievi puntuali e non è possibile un monitoraggio costante: «Teniamo conto che si parla, comunque, di quantità bassissime: l'unità di misura è espressa in parti per miliardo».
«I materiali che sono bruciati in quest'incendio - prosegue il dirigente dell'Arpat - dovrebbero essere rifiuti ingombranti raccolti nelle isole ecologiche della città, provenienti da raccolta difefrenziata». Si tratta, quindi, di mobili, materassi, divani e altri oggetti di questo genere. Composti, dunque, di legno, stoffa, plastica. Da qui, soprattutto dalla presenza della plastica, la paura per la diossina, che si sprigiona nel caso che a bruciare siano plastiche che contengono cloro, come il pvc. «Ripeto, noi stiamo cercando di compiere tutti gli accertamenti possibili - è ancora Righini che parla - anche sui terreni. Vigileremo per capire dove è finita l'acqua che è stata utilizzata in questi due giorni per spegnere l'incendio. C'è da accertare, da questo punto di vista, se i sistemi di raccolta hanno funzionato o no. Però una cosa va detta: che le centraline di monitoraggio dell'aria distribuite in città non hanno registrato spostamenti significativi».
Attorno al perimetro dello stabilimento, sono stati piazzati diversi campionatori d'aria. I risultati dei prelievi si conosceranno soltanto nel giro di una settimana, dopo che saranno effettuate le analisi. «Sarà il nostro laboratorio di Massa a eseguirle», spiega ancora Righini, che chiarisce come per la ricerca di determinate sostanze - fra cui la diossina - servono prelievi puntuali e non è possibile un monitoraggio costante: «Teniamo conto che si parla, comunque, di quantità bassissime: l'unità di misura è espressa in parti per miliardo».
«I materiali che sono bruciati in quest'incendio - prosegue il dirigente dell'Arpat - dovrebbero essere rifiuti ingombranti raccolti nelle isole ecologiche della città, provenienti da raccolta difefrenziata». Si tratta, quindi, di mobili, materassi, divani e altri oggetti di questo genere. Composti, dunque, di legno, stoffa, plastica. Da qui, soprattutto dalla presenza della plastica, la paura per la diossina, che si sprigiona nel caso che a bruciare siano plastiche che contengono cloro, come il pvc. «Ripeto, noi stiamo cercando di compiere tutti gli accertamenti possibili - è ancora Righini che parla - anche sui terreni. Vigileremo per capire dove è finita l'acqua che è stata utilizzata in questi due giorni per spegnere l'incendio. C'è da accertare, da questo punto di vista, se i sistemi di raccolta hanno funzionato o no. Però una cosa va detta: che le centraline di monitoraggio dell'aria distribuite in città non hanno registrato spostamenti significativi».
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