Il Tirreno

Livorno

Delphi, se firma il ministro è fatta

Cristiano Meoni
<strong>I PROTAGONISTI</strong>. Da sinistra il ministro Scajola, che deve mettere l’ultima firma, Gian Luca Rossignolo, il sindaco Alessandro Cosimi e il sindacalista Cisl Sergio Fondi
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I PROTAGONISTI. Da sinistra il ministro Scajola, che deve mettere l’ultima firma, Gian Luca Rossignolo, il sindaco Alessandro Cosimi e il sindacalista Cisl Sergio Fondi

LA SVOLTA Rossignolo sta per acquistare la Bertone, l'altra gamba su cui poggia il progetto del Suv

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LIVORNO. Sono passati tre anni da quando, con una mail da Parigi, fu decretata la chiusura della Delphi. E ora manca solo una firma perchè la Delphi riparta, sia pur sotto un'altra forma: quella della fabbrica di automobili di Gian Mario Rossignolo.
La firma è quella del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. «Sul fronte livornese è tutto a posto: ciascuno ha fatto quello che doveva fare. Ma per perfezionare l'operazione dobbiamo comprare la Bertone. La nostra proposta è stata accettata dai commissari. La bozza di contratto d'acquisto è pronta. Ma la deve firmare il ministro» spiega Gian Luca Rossignolo, figlio di Gian Mario, che cura la parte finanziaria dell'operazione che mira a far nascere in Italia una nuova fabbrica di automobili con due stabilimenti: uno a Livorno per la meccanica e una a Torino per la carrozzeria.
E come se, in uno slalom, fossimo in vista del traguardo: ancora un paletto da schivare ed è fatta. I 160 ex-dipendenti della Delphi potranno ricominciare a lavorare dopo tre anni di cassa integrazione, con un risultato simbolico che travalica il fatto concreto di 160 famiglie che riacquistano un futuro: la Delphi riaprirerebbe nel momento di massima crisi dell'economia, mentre decine di altre aziende piccole e grandi chiudono.
Il progetto di Rossignolo poggia su due gambe. Una è solida, ferma, certa, ed è quella di Livorno. «A Livorno siamo ok. Abbiamo trovato la sede, un bellissimo capannone a Guasticce. Il Monte dei Paschi ha deliberato il finanziamento, Fiditoscana ha deciso l'ingresso nel capitale e altrettanto farà il 21 la Sici - spiega Rossignolo - Ora bisogna fare un ultimo sforzo a Torino».
A Torino le storiche carrozzerie Bertone, in amministrazione straordinaria, sono state messe in vendita. Sono arrivate cinque manifestazioni d'interesse: da Rossignolo, da Domenico Reviglio, da Lilli Bertone, da una cordata spagnola e da una cordata di Hong Kong legata al colosso cinese Faw. Ma l'unica che si è trasformata in offerta, con tanto di fideiussione versata, è stata presentata da Rossignolo. «Con i commissari siamo d'accordo, la bozza di contratto d'acquisto è stata perfezionata e a questo punto manca solo la firma del ministero» spiega Rossignolo. «Noi abbiamo chiesto una risposta entro il 30 giugno, in modo da avere il tempo utile per presentare la prim auto al Salone di Parigi nell'ottobre 2010. Per rispettare il ruolino di marcia dobbiamo avviare l'attività a Livorno già a luglio».
Il piano industriale di Rossignolo prevede tre modelli in alluminio, un Suv ("l'auto per andare a giocare a golf e alla Scala" come disse Rossignolo), una Coupè e una Limousini, e l'obiettivo è di produrre 9000 veicoli dopo quattro anni dall'avvio della produzione. Auto destinate in buone parte al mercato americano.
Rossignolo prenderà i pezzi dall'America e li assemblerà nello stabilimento di Livorno - dove verrà messa insieme l'auto. La carrozzeria verrà fatta a Torino e infine l'auto tornerà a Livorno per essere imbarcata e spedita al mercato finale. L'industriale ex-Telecom si è impegnato a assorbire tutti i 1100 dipendenti della Bertone e i 160 della Delphi («ma a Livorno potremmo arrivare in un secondo tempo 200»). Resta da fare una firma, che potrebbe essere questione di giorni o settimane. I sindacati tifano Rossignolo mentre ieri i lavoratori della Bertone sono scesi in piazza a Torino per chiedere decisioni rapide.

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