Toscana
livorno
Condannato a 10 anni per tre rapine
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La rapina alla Banca Toscana di viale Carducci nel marzo scorsoAveva un tumore allo stadio terminale e decise di farla finita "alla grande", mettendo a segno una serie di rapine.
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LIVORNO. Aveva un tumore allo stadio terminale e decise di farla finita "alla grande", mettendo a segno una serie di rapine. Un progetto in cui è stato coinvolto anche un giovane pasticcere: i due colpirono anche nella nostra zona, a Vada e, due volte, a Livorno. E mentre il primo rapinatore, Raffele Amoroso è morto alla fine di maggio, il complice, Sebastiano De Caro, è stato condannato ieri a 10 anni.
Ieri è stato celebrato, davanti al gip Rinaldo Merani, il rito abbreviato nei confronti del De Caro, un giovane di 23 anni nato a Bari ma residente a Milano, come il suo complice Emanuele Amoruso, deceduto a 45 anni. La pubblica accusa era rappresentata dal pm Fiorenza Marrara, mentre la difesa dell'imputato era affidata all'avvocato Amedeo Rizza del foro di Milano.
De Caro e Amoruso vennero arrestati dalla polizia lo scorso 18 marzo, quando erano in sella ad uno scooter nella zona della Bastia. I due venenro riconosciuti come i responsabili di un aserie di rapine, quella del 26 febbraio a Vada, quando si presentarono armati di taglierino e rapinarono l'agenzia di Vada della Cassa di Risparmi di Livorno, ma anche di due colpi messi a segno a Livorno, il primo il 5 marzo all'ufficio postale degli scali Bettarini, durante la quele venne usata una pistola (poi risultata una riproduzione modificata perché potesse sparare), e il giorno successivo alla sede della Banca Toscana di viale Carducci, dove, minacciando gli impiegati con la pistola, riuscirono a scappare con un bottino di ben 70mila euro.
Ieri la conclusione della vicenda, con il rito abbreviato celebrato davanti al giudice Merani. Sebastiano De Caro, che aveva confessato le proprie responsabilità, si è visto negare dal giudce le attenuanti generiche, e questo per la recidiva specifica (era rimasto coinvolto in altre rapine), e alla fine il gip Rinaldo Merani ha emesso una sentenza che condanna il De Caro a 10 anni di reclusione per le rapine e per il possesso della pistola, pena maggiore di quanto richiesto dal pubblico ministero che aveva sollecitato una condanna a 8 anni e quattro mesi di reclusione. «Una sentenza dura - ha commentato l'avvocato Rizza - a cui proporremo subito appello».
Ieri è stato celebrato, davanti al gip Rinaldo Merani, il rito abbreviato nei confronti del De Caro, un giovane di 23 anni nato a Bari ma residente a Milano, come il suo complice Emanuele Amoruso, deceduto a 45 anni. La pubblica accusa era rappresentata dal pm Fiorenza Marrara, mentre la difesa dell'imputato era affidata all'avvocato Amedeo Rizza del foro di Milano.
De Caro e Amoruso vennero arrestati dalla polizia lo scorso 18 marzo, quando erano in sella ad uno scooter nella zona della Bastia. I due venenro riconosciuti come i responsabili di un aserie di rapine, quella del 26 febbraio a Vada, quando si presentarono armati di taglierino e rapinarono l'agenzia di Vada della Cassa di Risparmi di Livorno, ma anche di due colpi messi a segno a Livorno, il primo il 5 marzo all'ufficio postale degli scali Bettarini, durante la quele venne usata una pistola (poi risultata una riproduzione modificata perché potesse sparare), e il giorno successivo alla sede della Banca Toscana di viale Carducci, dove, minacciando gli impiegati con la pistola, riuscirono a scappare con un bottino di ben 70mila euro.
Ieri la conclusione della vicenda, con il rito abbreviato celebrato davanti al giudice Merani. Sebastiano De Caro, che aveva confessato le proprie responsabilità, si è visto negare dal giudce le attenuanti generiche, e questo per la recidiva specifica (era rimasto coinvolto in altre rapine), e alla fine il gip Rinaldo Merani ha emesso una sentenza che condanna il De Caro a 10 anni di reclusione per le rapine e per il possesso della pistola, pena maggiore di quanto richiesto dal pubblico ministero che aveva sollecitato una condanna a 8 anni e quattro mesi di reclusione. «Una sentenza dura - ha commentato l'avvocato Rizza - a cui proporremo subito appello».
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