Sicurezza
LIVORNO
Moby, verifiche della Procuradove avvenne la collisione
Lara Loreti
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La motovedetta dei carabinieri impiegata nella perlustrazione per l’inchiesta sul Moby PrinceRimorchiatore della Marina militare scandaglia un miglio di mare e cala robot a caccia di elementi utili all'indagine
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LIVORNO. Reperti, relitti, analisi dei tempi di percorrenza e di tutti gli elementi che possono essere utili ai fini dell'indagine sul Moby Prince. Un giorno di perlustrazione nelle acque della rada del porto, a qualche miglio dalla banchina. Nel punto in cui, 18 anni fa, ci fu la collisione tra il traghetto Moby Prince, e la petroliera Agip Abruzzo. Ieri alle 15.15 due mezzi sono salpati dal porto: una motovedetta dei carabinieri, con a bordo, tra gli altri, il magistrato Antonio Giaconi, il collega Massimo Mannucci e il comandante del nucleo investigativo, Luigi Perri; e poi un rimorchiatore dragamine della Marina militare, incaricato di effettuare delle ricerche tecniche in mare. I controlli riguardano un'area di circa un miglio, che è stata interdetta alla navigazione.
Il rimorchiatore della Marina militare, a partire da ieri e per tutta la notte, ha percorso lo specchio acqueo selezionato, su e giù, per più volte. Scopo: cercare elementi che permettano di fare chiarezza su alcuni punti dell'inchiesta, «di avvalorare o escludere, a seconda del risultato, determinate ipotesi investigative», come dicono gli inquirenti.
L'attività di ricerca è stata lunga ed elaborata: nel punto in cui è avvenuto il sopralluogo, l
l'acqua è molto torbida e profonda circa 50 metri. Nessun palombaro si è immerso, ma l'acqua è stata passata al setaccio dall'ecoscandaglio di cui è dotato il dragamine della Marina militare. Non solo, per meglio analizzare le acque e approfondire le ricerche, sono stati anche calati in mare dei robot filo-guidati e altre attrezzature tecnologiche con cui è attrezzato il sofisticato mezzo militare.
Un accertamento tecnico del genere, in mare, non ancora mai stato effettuato all'interno dell'inchiesta bis sulla tragedia del Moby Prince. L'area di mare selezionata è ritenuta dalla magistratura «utile al fine di individuare elementi interessanti connessi alla collisione».
La motovedetta dei carabinieri, intervenuta per assistere la Marina, è rientrata alle 19 circa; il mezzo della Marina invece ha continuato a scandagliare le acque, senza mai fermarsi. Ha percorso più volte l'area, inviando anche delle segnalazioni luminose: non si esclude che siano anche stati calcolati i tempi di percorrenze della porzione di rada dove è avvenuto l'incidente.
Il Moby quel giorno, il 10 aprile, era partito dal porto livornese ed era diretto a Olbia: 140 le vittime del successivo incendio. L'unico superstite, Alessio Bertrand, è stato ascoltato dagli inquirenti la scorsa settimana. L'inchiesta, riaperta due anni fa dalla Procura, è vicina alla chiusura.
Il rimorchiatore della Marina militare, a partire da ieri e per tutta la notte, ha percorso lo specchio acqueo selezionato, su e giù, per più volte. Scopo: cercare elementi che permettano di fare chiarezza su alcuni punti dell'inchiesta, «di avvalorare o escludere, a seconda del risultato, determinate ipotesi investigative», come dicono gli inquirenti.
L'attività di ricerca è stata lunga ed elaborata: nel punto in cui è avvenuto il sopralluogo, l
l'acqua è molto torbida e profonda circa 50 metri. Nessun palombaro si è immerso, ma l'acqua è stata passata al setaccio dall'ecoscandaglio di cui è dotato il dragamine della Marina militare. Non solo, per meglio analizzare le acque e approfondire le ricerche, sono stati anche calati in mare dei robot filo-guidati e altre attrezzature tecnologiche con cui è attrezzato il sofisticato mezzo militare.
Un accertamento tecnico del genere, in mare, non ancora mai stato effettuato all'interno dell'inchiesta bis sulla tragedia del Moby Prince. L'area di mare selezionata è ritenuta dalla magistratura «utile al fine di individuare elementi interessanti connessi alla collisione».
La motovedetta dei carabinieri, intervenuta per assistere la Marina, è rientrata alle 19 circa; il mezzo della Marina invece ha continuato a scandagliare le acque, senza mai fermarsi. Ha percorso più volte l'area, inviando anche delle segnalazioni luminose: non si esclude che siano anche stati calcolati i tempi di percorrenze della porzione di rada dove è avvenuto l'incidente.
Il Moby quel giorno, il 10 aprile, era partito dal porto livornese ed era diretto a Olbia: 140 le vittime del successivo incendio. L'unico superstite, Alessio Bertrand, è stato ascoltato dagli inquirenti la scorsa settimana. L'inchiesta, riaperta due anni fa dalla Procura, è vicina alla chiusura.
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