Il Tirreno

Livorno

Dipendenti spiati: Asl nella bufera

Dipendenti spiati: Asl nella bufera

Per controllare i suoi dipendenti l’Asl si è affidata a un’agenzia di investigazioni private che ha pedinato e scoperto sei lavoratori dell’ospedale che timbravano il cartellino e poi, anziché entrare al lavoro, andavano a parcheggiare la macchina

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LIVORNO. Chissà se avevano la barba finta o se si nascondevano dietro giornali squadernati. Certo che si sono mimetizzati bene gli investigatori privati che, nei mesi scorsi, l’Asl ha ingaggiato per controllare i suoi dipendenti. Della loro esistenza si è appreso solo poche settimane fa quando sono maturati i primi frutti del lavoro degli 007: la comunicazione dell’avvio di un procedimento disciplinare. Decine di dipendenti sono stati spiati fra marzo e aprile e sei di loro pizzicati a timbrare il cartellino e, anzichè entrare al lavoro, tornare fuori dall’ospedale a parcheggiare la macchina. Nei loro confronti è stato avviato un procedimento disciplinare che, però, è stato congelato dalla nuova direttrice dell’Asl Calamai.

Brunetta non c’entra stavolta. C’entra, invece, una decisione della gestione dell’Asl che si è appena conclusa, quella di Fausto Mariotti oggi direttore a Grosseto. Dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, l’Asl ha sentito l’esigenza di ricorrere ai detective. E il nome dell’agenzia messa alle costole di infermieri e medici è tutto un programma: «Top Secret» di via Carlo Bini, filiale livornese di una gruppo nazionale di investigazioni. “Top secret” sono stati i controlli e tali dovevano rimanere. Senonchè, lo scorso mese, ecco arrivare a sei ignari una lettera di “contestazione di addebito” in cui si svela il lavoro dei detective.

Si scopre, così, che gli investigatori si appostavano vicino alle macchine timbra-cartellino e seguivano i lavoratori. Qualcuno ha scoperto di essere stato pedinato fino all’auto e nell’affannosa caccia al parcheggio intorno all’ospedale e di essere stato lasciato solo all’effettivo ingresso al lavoro.

Ma qualcosa si è inceppato nell’operazione 007. Le lettere di contestazione sono state portate al sindacato Fials, che ha ravvisato una violazione dello statuto dei lavoratori. Che non impedisce i controlli, ma li disciplina. Recitando «che i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati». «E in questo caso nessuno sapeva niente - commenta Massimo Ferrucci, segretario del Fials - Quindi per noi i provvedimenti disciplinari sono nulli. C’è stata un’inaccettabile intrusione nella vita privata delle persone e siamo lieti che la nuova direzione dell’Asl l’abbia capito».

La direttrice generale, Monica Calamai, nel quadro di un più generale accordo con i sindacati, ha dato indicazione di congelare i provvedimenti disciplinari e di rinunciare ai detective. «I controlli sul timbro dei cartellini - dice ancora Ferrucci - saranno fatti da personale interno appositamente individuato».

Dall’azienda sanitaria arriva l’invito a non enfatizzare una vicenda che si è già chiusa. «E comunque avevamo ricevuto delle segnalazioni di lavoratori che non si comportavano correttamente e in qualche modo dovevamo intervenire». Quanto alla violazione dello statuto di lavoratori, per l’Asl è tutta da dimostrare. Qualcuno, però, dovrebbe spiegarci quanto sono costati i detective e - nel caso che i procedimenti disciplinari venissero annullati - se non sono da considerarsi soldi pubblici buttati via.

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