Il Tirreno

Livorno

E Protti sogna un'altra notte magica

David Evangelisti
E Protti sogna un'altra notte magica

Il Principe Igor chiede l'impresa come sette anni fa a Treviso «Mi ricordo tutto come se fosse ora, Mezzanotti, Alteri, la palla che si insacca dietro Fortin. Per l'urlo che feci mi slogai la mandibola

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LIVORNO. A Livorno è più onorato del Papa o del Presidente della Repubblica. Il 22 maggio 2005, giorno del suo ritiro dalle scene calcistiche, è considerato da molti livornesi giornata di lutto. Per la maggior parte dei tifosi è semplicemente "il più grande amaranto di tutti i tempi", per qualcuno è "Il principe", per qualcun'altro è il "capo degli ultrà". Igor Protti, qui a Livorno, non ha di certo bisogno di presentazioni (e presto ce lo potremmo ritrovare assessore). «Squadra e tifosi dovranno essere un uomo solo. Perchè quel gol di Treviso lo segnarono i tifosi». Ecco come Protti vive la vigilia di questa importantissima finale.

Cinque anni fa, di questi tempi, il Livorno conquistava la promozione in serie A andando a vincere sul campo del Piacenza. Oggi il doppio scontro contro il Brescia può regalarci di nuovo il Paradiso. In città il clima è diverso da quello che si respirava nel maggio 2004?
«Nel 2004 la serie A mancava a Livorno da oltre cinquant'anni, tutta una città aveva voglia di tornare alla ribalta nella serie più importante, dopo tutto quel tempo. È per questo che al Picchi molto spesso c'era il tutto esaurito, a differenza di quanto avviene oggi. E poi, prima di arrivare in serie B, abbiamo subito tante delusioni: è logico che in passato i tifosi fossero più "agguerriti". L'arrivo in serie B e dopo poco l'approdo in serie A ha finalmente portato un po' di serenità tra gli sportivi, che forse si sono "rilassati". È normale che sia così. Al Picchi ci sono spesso gli spalti semivuoti, ma sono certo che in finale il tifo tornerà ad accendersi, proprio come è accaduto giovedì sera».

In quell'occasione Lucarelli giurò eterno amore al Livorno. Poi, qualche anno più tardi, l'incanto si è rotto. Possibile che la storia tra Livorno e Cristiano Lucarelli sia finita per sempre?
«Cristiano per il Livorno è stato importantissimo. In questo momento delicato della stagione però non mi sembra corretto parlare di questo. Tutti i pensieri dei livornesi devono essere rivolti al raggiungimento dell'obiettivo. Se tornerà? Beh, dipende tutto da 3 persone: Cristiano, Spinelli e il presidente del Parma Ghilardi».

Giovedì sera la curva nord ha di nuovo trascinato tutto lo stadio in un tifo indiavolato e caldissimo. Quale peso avrà il fattore campo in questa ultima sfida decisiva?
«La curva nord è stata come sempre eccezionale. Ha fatto sentire ai giocatori in campo tutto l'amore dei livornesi per la maglia amaranto. Nei play-off il calore del pubblico è decisivo: e lo sarà anche sabato prossimo nella partita di ritorno al Picchi. Squadra, tifosi e città dovranno essere un'unica cosa. Il pubblico dovrà essere il dodicesimo uomo in campo. Tante imprese le ho realizzate grazie al tifo dello stadio e in particolare della curva nord. L'incitamento del pubblico, in partite decisive, riesce a stanarti energie nascoste».

Giovedì sera, appena salito in curva nord, tutto lo stadio le ha tributato una colossale standing ovation. Che effetto Le ha fatto?
«Mamma mia, da brividi. I livornesi non potevano accogliermi in maniera migliore. Con la maglia amaranto, d'altronde, è stato primo amore fin dal lontano 1985, anno in cui per la prima volta la indossai. Da quel momento, in realtà, è diventata la mia pelle».

Come vive questa vigilia?
«La vivo da tifoso. C'è tanta speranza, tanta consapevolezza della forza della squadra, ma c'è anche il timore di restare delusi. Davanti abbiamo uno scoglio molto duro da affrontare. L'importante è combattere fino all'ultimo secondo, e in campo dare tutto quello che si ha. Poi sarà quel che sarà. Le finali si vincono e si perdono, non dobbiamo fare drammi. Nel 2001 venimmo sconfitti in finale play-off dal Como. In campo buttammo cuore e grinta: i tifosi lo capirono, e per questo, una volta conclusosi il match, ci applaudirono ugualmente».

Qual è la più grande soddisfazione in maglia amaranto?
«Sicuramente il gol del 2 a 1 segnato a Treviso nel maggio 2002. Quella rete ci spalancò di fatto le porte alla serie B dopo trent'anni. Mi ricordo ancora tutto, il lancio di Mezzanotti, l'appoggio di Alteri, il mio destro e la palla che si insacca alle spalle del portiere Fortin. Calciai la palla con le poche forze che mi rimanevano. Le ultimissime energie le utilizzai per correre dai miei tifosi e arrampicarmi sulla rete divisoria, proprio sopra la testa della curva livornese in delirio. Piovani salì quasi in cielo, mentre io, per l'urlo che feci, mi slogai la mandibola. Fu una liberazione, avevo ancora in testa i fantasmi della finale persa l'anno precedente contro il Como, e tutte le delusioni subite in passato dalla Livorno calcistica. Quel gol, in realtà, lo segnarono tutti i tifosi livornesi».

Nello stesso anno che il Pisa retrocede in C1, il Livorno potrebbe tornare in serie A. Per i tifosi livornesi sarebbe un sogno.
«A Pisa è andata come è andata, lo sport è anche questo. Adesso però l'unica cosa che conta è stare vicino alla squadra. Se devo essere sincero però, mi piacerebbe vedere un bel derby Livorno-Pisa in serie A. Lo spettacolo sarebbe assicurato. Ovviamente poi vorrei che il Livorno vincesse entrambe le partite».

Alla vigilia di questa importantissima sfida, cosa si sente di dire ai tifosi livornesi?
«Godetevi in pieno questo splendido avvenimento sportivo, e che vinca il migliore, sperando che il migliore sia il Livorno».

E se il Livorno dovesse essere il peggiore?
«(Ride, ndr) Allora che vinca il peggiore. Basta d'andare in serie A».

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