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A colpi di scopa contro il rapinatore armato

Lara Loreti
A colpi di scopa contro il rapinatore armato

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 LIVORNO. Ha messo in fuga i rapinatori a colpi di scopa. Cassiere super-eroe ieri fronteggia un bandito che vuole aggredirlo con un pericoloso dispositivo che spara scariche elettriche (taser). «Fuori i soldi», dice il malvivente, arma alla mano e passamontagna a coprire il volto. Ma il cassiere veterano, Marco Panciatici, un omone robusto, alto quasi due metri, peraltro non nuovo a simili episodi, tira fuori la ramazza e comincia ad agitarla contro il rapinatore, che è costretto a scappare. Non solo: c'è spazio anche per un finale tragi-comico. Il bandito non solo resta a mani vuote, ma rimane anche "prigioniero" in banca per qualche secondo perché non sa come uscire. Possiamo dire di non trovarci di certo di fronte a un criminale d'alto profilo, visto il fare impacciato del giovane. Alla fine, in preda all'ansia, non riuscendo ad aprire la porta, prima chiede addirittura aiuto ai dipendenti della banda, poi, per darsi alla fuga, è "costretto" a prendere a calci l'antipanico. E via, in sella a uno scootertone grigio, guidato dal complice.
 Ore 11.40, scatta l'allarme. La mattinata scorre tranquilla nella filiale di viale Carducci della Cassa di Risparmi di Livorno, che si trova all'angolo con via Pannocchia. Al lavoro c'è Panciatici, livornese, cassiere di grande esperienza, con un lungo percorso lavorativo alle spalle. Poi c'è un'altra collega, che è al telefono, e qualche cliente.
 A un tratto dalla bussola dell'ingresso, in via Pannocchia, appare un uomo: altezza media, vestito sportivo, sui 30 anni, con un po' di barba. Ma a colpire i presenti è un altro particolare, inquietante: indossa un passamontagna per così dire artigianale, realizzato con una calza, e ha in mano un dispositivo elettrico: a qualcuno sembra una radiolina, in realtà, quasi certamente, è un taser. Si capisce subito che sta per accadere qualcosa di pericoloso. E l'ansia sale. Il rapinatore si avvicina speditamente alla cassa dove c'è Panciatici e, sporgendosi oltre il banco, gli intima di dargli l'incasso.
 «Vuoi i soldi? Non ci penso proprio!». Coraggio e sangue freddo, il cassiere vede il bandito avanzare con fare minaccioso, ma non si fa intimidire. «Dammi i soldi!», grida il malvivente con accento italiano, forse del sud Italia. Ma Panciatici reagisce subito. Dice forte e chiaro al rapinatore che l'incasso resterà dove in cassa e per di più sfodera una scopa, che tiene lì vicino (in caso di bisogno, non si sa mai, visti i precedenti). Inizia una specie di lotta a distanza nel corso della quale il rapinatore cerca di colpire il cassiere e quest'ultimo risponde a colpi di scopa. Alla fine, spaventato, il bandito decide di rinunciare, anche perché da lontano sentono arrivare le sirene della polizia.
 L'allarme al 113. Rocambolesca la chiamata alla polizia: in pratica l'allarme è stato dato per interposta persona. Una dipendente della filiale di viale Carducci è al telefono con una collega di un'altra sede quando si accorge della presenza del rapinatore. Lo dice alla sua interlocutrice, che dà a sua volta l'allarme al 113.
 La fuga. A quel punto, il rapinatore demorde e decide di togliere il disturbo, seppure a mani vuote. All'inizio non riesce a uscire, poi, a forza di prendere la porta antipanico a calci, riesce a scappare. Lo aspetta il complice e insieme i due tagliano la corda sullo scooterone grigio, in direzione via Fattori.
 Le indagini. La volante della polizia si trova proprio sul viale Carducci e arriva subito, insieme ai colleghi dell'Antirapina della mobile e della scientifica. Immediatamente vengono diramate le ricerche in zona. Indagini sull'arma.
 

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