Il Tirreno

Livorno

Muore sul Gran Sasso il professor Zocchi

Alessandro Guarducci
Muore sul Gran Sasso il professor Zocchi

L'ingegnere livornese abitava a Roma: esperto della banda larga aveva collaborato con l'ex ministro Lanzilllotta

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 LIVORNO. Quella montagna che amava tanto, l'ha tradito in un assolata mattina di primavera non lasciandogli scampo. Paolo Zocchi, 47 anni, noto e apprezzato ingegnere informatico livornese che abitava da anni a Roma, è stato infatti trovato morto lunedì scorso sul versante teramano del Gran Sasso, a 2.300 metri di altezza, dopo essere scivolato in un canalone innevato. Zocchi, docente universitario e collaboratore dell'ex ministro Linda Lanzillotta, era un alpinista esperto e venerdì scorso, di buon ora, era partito da Roma alla volta del Gran Sasso - montagna che conosceva benissimo - dove aveva programmato una breve escursione in solitario per tenersi un po' in allenamento in vista della scalata del Kilimangiaro che aveva organizzato per il prossimo luglio.
UNA DISGRAZIA
 Non vedendolo rientrare a casa nel pomeriggio, la moglie Claudia si era preoccupata e aveva cominciato a chiamarlo al telefonino che però squillava a vuoto. Dopo numerosi tentativi senza risultato (sono stati contattati anche degli amici alpinisti abruzzesi), la donna aveva dato l'allarme alle forze dell'ordine. Ma di Paolo Zocchi nessuna notizia. Le ricerche sono scattate sabato mattina e nel frattempo la notizia si è velocemente diffusa a Livorno, dove abitano ancora i suoi genitori, tutti i parenti e i numerosi amici. Col passare delle ore e con il peggioramento delle condizioni meteo, si è fatta sempre più largo l'ipotesi di una disgrazia, anche se sembrava impossibile che potesse essergli successo qualcosa: era infatti un alpinista esperto e molto prudente, aveva effettuato scalate sulle più importanti vette del mondo (l'ultima volta era stato in Nepal) e quella breve escursione sul Gran Sasso era considerata poco più di una passeggiata.

IL TELEFONINO
 Dopo che gli investigatori hanno trovato la sua auto nel parcheggio di Campo Imperatore (da qui era partito per raggiungere la località Pizzo Cefalone) i timori si sono però trasformati in angoscia. Le ricerche del disperso sono andate avanti per due giorni senza risultati, anche a causa del maltempo che nel fine settimana imperversava sul Gran Sasso, poi lunedì la terribile scoperta: Paolo Zocchi giaceva privo di vita e parzialmente coperto dalla neve in fondo a un canalone.
 Il ritrovamento è stato reso possibile grazie al telefonino che Zocchi si era portato con sé: una volta individuato la provenienza del segnale, è stato possibile restringere la zona delle ricerche e arrivare così alla scoperta del corpo. Purtroppo non c'era più nulla da fare. I medici, dopo una ricognizione fatta all'ospedale di Avezzano, hanno accertato che l'uomo è morto venerdì pomeriggio per i traumi riportati nella caduta e il magistrato ha già dato il nulla osta per la sepoltura. Per gli investigatori è stato sicuramente un incidente.

 L'EX MINISTRO
 Addolorato l'ex ministro per gli affari regionali e le autonomie locali Linda Lanzillotta, che da venerdì sera si è tenuto sempre in contatto con i familiari e con gli amici più stretti. «Una persona di grande competenza ed umanità», dice, «il mio dolore è grande per la perdita di uno studioso del mondo dell'innovazione e della politica innovativa».

 L'ALLARME
 L'allarme, come detto, è scattato nel tardo pomeriggio di venerdì, quando la moglie e poi gli altri familiari hanno cercato, invano, di mettersi in contatto con lui. Zocchi, grande appassionato di montagna, era consapevole dei pericoli della montagna. Perciò non è da escludere che possa essere caduto in seguito ad un improvviso malore, così come è possibile che il terreno su cui stava camminando possa aver avuto un cedimento. A tradirlo potrebbe essere stata anche una lstra di ghiaccio: fatto sta che l'uomo è scivolato rovinosamente per 300-400 metri in un canalone ancora innevato.
 Il professore livornese, come detto, si stava allenando perché in estate - precisamente a luglio - con il figlio diciottenne e un gruppo di alpinisti di Roma, sarebbe andato in Africa a scalare il Kilimangiaro. Dopo l'allarme di venerdì sera, sabato mattina sono iniziate le ricerche vere e proprie in alta quota, che però sono state ostacolate dal maltempo. Anche mezzi aerei, tra cui un elicottero del Corpo forestale partito da Pescara, hanno perlustrato entrambi i versanti del Gran Sasso. Le squadre sono arrivate in vetta al Corno Grande, a Campo Pericoli e alla Sella dei Grilli, in Val Maone. Ma dell'uomo nessuna tracciua.

 LE RICERCHE
 Per due giorni gli uomini del Corpo Nazionale del Soccorso alpino e speleologico lo hanno cercato sfidando i temporali e le bufere di neve che sono abbattute nel weekend sul Gran Sasso. Lunedì mattina, poi, le ricerche si sono concentrate tra la zona di Pizzo Cefalone e la montagna del Gendarme, proprio vicino al luogo in cui è stata sistemata la croce per ricordare Papa Wojtyla. In quella zona, infatti, le triangolazioni avevano localizzato il telefono cellulare dell'uomo, che ha continuato a squillare a vuoto.

 IL RITROVAMENTO
 Il corpo è stato individuato durante un sorvolo dell'elicottero del 118 dell'Aquila, l'apparecchio dotato di verricello, che intorno alle 8 ha consentito ai volontari del Soccorso Alpino di calarsi nel ripido canalone e recuperare il corpo. Alle ricerche, piu volte interrotte a causa del malempo visto che in cima al Gran Sasso sono caduti 15 centimetri di neve, in questi giorni hanno preso parte anche gli uomini della guardia di finanza, i vigili del fuoco e la forestale.

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di Redazione web