Il Tirreno

Livorno

"La scuola non è una spiaggia", stop a bermuda e minigonne

"La scuola non è una spiaggia", stop a bermuda e minigonne

Rivoluzione del decoro all'istituto tecnico per geometri Buontalenti, a Livorno, dove il preside Pietro Vicino ha dettato le nuove regole dello stare in classe. Via pantaloni corti, occhiali da sole, mini e jeans a vita bassa. "Quando si entra in classe i professori devono vedere 30 volti e non trenta fondoschiena"

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LIVORNO. Bermuda, pantaloncini, minigonne in classe? No grazie. «L’istituzione scuola merita rispetto, ci vuole decoro nell’atteggiamento e nel look». Parola del preside Pietro Vicino, che dallo scorso settembre dirige l’istituto tecnico per geometri Buontalenti, a Livorno. È in città da pochi mesi, ma si è già fatto conoscere per la sua serietà e il suo rigore. E qualcuno l’ha ribattezzato mister Rivoluzione. Già perché nel giro di poche settimane ha inserito una serie di nuove regole che hanno stravolto le abitudini un po’ disinvolte dei giovani livornesi. Tipo: vietato portare occhiali da sole e cappellini nelle aule e nei corridoi. Semaforo rosso per le ragazze anche per pantaloni e gonne a vita troppo bassa perché, come ha detto un genitore allineato alle nuove norme, «quando si entra in classe i professori devono vedere 30 volti e non trenta fondoschiena».

Super proibiti inoltre quei jeans tutti strappati che, oltre ad essere poco decorosi, sono spesso anche indecenti perché mostrano nudità in un modo che poco si confà all’ambiente. «E non mi interessa niente se questi pantaloni così alla moda sono super griffati e costosissimi - tuona il preside - la scuola è una cosa seria ed è giusto che i ragazzi si adeguino».

Tutto è iniziato qualche giorno fa, quando il preside ha deciso di convocare i rappresentanti di istituto per affrontare l’argomento. «Ho notato che da parte dei ragazzi c’era una certa sciatteria rispetto all’istituzione scuola, che io credo sia una cosa seria - spiega il preside, che è originario del Salernitano, ma vive da tempo a Pontedera - Mi sono trovato davanti a studenti che giravano per i corridoi con il cappello e gli occhiali da sole in testa e con pantaloncini da spiaggia. Non è tanto e solo l’abbigliamento, ma soprattutto l’atteggiamento che deve essere diverso. Qui siamo a scuola, non siamo al mare né in discoteca!».

E così, nel corso della riunione coi ragazzi, il capo d’istituto ha chiarito il suo punto di vista e avanzato le sue richieste. «Gli alunni hanno reagito piuttosto bene - dice Vicino - Non chiedo e non voglio una “castrazione”, ma solo rispetto. Certo i ribelli ci sono sempre...». Eccome se ci sono. Mentre il preside spiega il suo programma nel suo ufficio, per le scale del Buontalenti sfilano giovani con gli occhiali da sole e i bermuda. Del resto, siamo alle porte dell’estate ed è caldo... «Caldo? E pazienza, vorrà dire che si soffrirà un po’ - ironizza il Vicino - Ma scusate, d’inverno allora? Che si viene con cappelli di lana e sciarpe in aula?». Per ora, per chi non rispetta le regole, non sono previste sanzioni né note.

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