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Il tour di Bersani nella crisi Per l’Eni si muova il governo

Il tour di Bersani nella crisi Per l’Eni si muova il governo

L'esponente del Pd visita Cantiere Benetti Kayser e Interporto e attacca Lamberti: «Ha aperto un varco alla destra»

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LIVORNO. Pierluigi Bersani smanetta sul telefonino: alla Kayser, sulla strada per la Valle Benedetta, non c’è campo. Non c’è campo neppure sui telefonini del sindaco Cosimi, di Kutufà, dell’europarlamentare Giuntini, dei molti altri che lo accompagnano nel tour livornese. Valfredo Zolesi, padrone di casa, si apre in un sorriso: «Potrei dire che abbiamo schermato tutto per motivi di sicurezza. Ma non sarei sincero. Onorevole, qui i telefonini non prendono. Riusciamo a mandare una bottiglia di Sassicaia nello spazio ma non siamo riusciti ad avere dai gestori un collegamento telefonico. La Telecom ci ha chiesto 300mila euro per fare una linea e così abbiamo dovuto arrangiarci con un ponte radio». Ecco come vengono sostenuti gli imprenditori che combattono la crisi. Pierluigi Bersani è venuto a Livorno per la campagna elettorale del Pd e, come si fa con gli ospiti di riguardo, mica lo hanno portato nei sottoscala. Ha visitato il Cantiere Azimut Benetti, poi lo hanno condotto alla Kayser, per concludere la full-immersion nell’economia livornese all’interporto di Guasticce, altra bella realtà. Bersani però non ha schivato i problemi. Ha incontrato i lavoratori della raffineria di Stagno e, con i dirigenti di Confindustria, fatto una ricognizione dello stato di salute dell’industria della provincia: che è generalmente grave.

E’ arrivato presto, Bersani, per incontrare la dirigenza del Cantiere Azimut Benetti. Un’occhiata ai nuovi uffici nella “stecca” e poi l’incontro con l’amministratore delegato di Benetti, Poerio, con il direttore dello stabilimento Fantozzi e con il presidente della Stu Porta a Mare Uccelli. Prima di andare via, Bersani è salito a bordo di una barca in costruzione di 64 metri, la numero 247. Completo grigio ton sur ton, Bersani si è poi spostato alla Kayser, l’azienda aerospaziale di Zolesi, una delle eccellenze dell’economia livornese. Si parla di «concurrent» (alleati) e «competitor» (concorrenti), di un contratto appena siglato da 2 milioni e mezzo per un incubatore su una capsula cinese (avuto tramite l’agenzia spaziale tedesca...), della missione del 2016 per cercare la vita su Marte. Zolesi propone la detassazione degli utili accantonati a riserva e degli investimenti in ricerca. Il sogno è «mandare agli astronauti un favollo, così si potranno fare una bella pastasciutta». Clima quasi irreale: c’è assenza del segnale telefonico ma anche della parola crisi. «La crisi la sentiremo forse tra un anno, un anno e mezzo». Ma dopo la trasvolata nello spazio ecco che si torna coi piedi per terra. Francesco Semino, vicepresidente di Confindustria Livorno, dice che «siamo come in Val Padana, dentro un banco di nebbia». La ripresa nella siderurgia? Ancora non si è vista, «va bene se si lavora al 60-65%».

La fase è molto delicata, «le multinazionali stanno verificando dove è più conveniente produrre e il nostro territorio ha diversi handicap: vallo a spiegare a un russo che ci vogliono 12 mesi per un’autorizzazione». Lo spettro che ricorre spesso nella tour bersaniano è quello della «sovrapproduzione». «Usciremo dalla crisi con un eccesso di capacità produttiva. E a questo punto il rischio è che le multinazionali smobilitino dai paesi meno competitivi» spiega Kutufà. Bersani insiste: «Non è vero che il peggio è passato, l’uscita dalla crisi sarà lenta e difficile e, certo, territori come il vostro sono più esposti alle decisioni delle multinazionali». Dalle acciaierie alla Solvay alla componentistica auto tutto a Livorno è in mani straniere. «Non è che vada meglio quando la multinazionale è italiana» aggiunge Bersani, e il passo che conduce all’Eni è breve. L’esponente del Pd, che ha incontrato le rappresentanze sindacali dei lavoratori della raffineria, chiama in causa il governo. «Ho fatto il ministro e quando sei ministro e chiami gli altri vengono. Il governo deve chiamare l’Eni e chiedere che venga mantenuta la raffineria di Livorno». Un’ultima battuta sulla politica: «Qui la destra sa di non avere chanche e allora si attacca a un filo in casa nostra, sperando che tirando il filo venga giù il maglione». Chiara allusione a Lamberti.

«Anche a Livorno ci sono liste di ex esponenti del Pd che non hanno alcuna prospettiva reale se non quella di aprire un varco alla destra».

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di Redazione web