Il Tirreno

Livorno

«Fuori i soldi, altrimenti ti do fuoco»

«Fuori i soldi, altrimenti ti do fuoco»

Da mesi l'aguzzino perseguitava la vittima Il parroco don Giuseppe «Per fortuna tutto s'è risolto bene»

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 LIVORNO. Sequestrato, segregato all'interno di una stanza, controllato dal suo aguzzino a suon di colpi alla porta, come fosse prigioniero, e minacciato. «Se non fai quello che ti dico ti do fuoco». Tutto a scopo di estorsione di denaro: 50 euro. La vittima, un giovane rumeno, riesce a salvarsi per miracolo, dopo una prigionia durata quasi tre ore, preda di un sardo, nella canonica di Santa Caterina. La vittima, pur terrorizzato, trova però la lucidità di scrivere un sms di aiuto a un'amica senza farsi vedere. In pochi minuti arrivano i carabinieri che lo liberano. Il parroco don Giuseppe Ferrari: «Per fortuna è finito tutto bene».
 Una triste storia di degrado sociale nel cuore storico della città, nel quartiere della Venezia. Una storia fatta di continue prevaricazioni, minacce e pressioni psicologiche. Protagonisti un sardo già noto alle forze dell'ordine, nei panni del cattivo, ed un immigrato rumeno, vittima delle angherie dell'altro. Ieri, dopo mesi di minacce, richieste di denaro e violenze, l'atteggiamento aggressivo del sardo è degenerato. E ha rischiato di trasformarsi in tragedia: tanta ira perché il rumeno ha "osato" ribellarsi.
 Tutto inizia qualche mese fa. E.A., un tossicodipendente cagliaritano di 45 anni, già noto per reati contro il patrimonio, viene ospitato in una cameretta della chiesa di Santa Caterina, in via Forte San Pietro. Nella camera accanto alla sua vive I.T., rumeno di 26 anni, una persona mite, che si guadagna da vivere lavorando come muratore. Il sardo, approfittando del temperamento tranquillo e della disponibilità del rumeno, inizia da subito ad esercitare pressioni psicologiche su di lui, chiedendogli in continuazione denaro, cibo, bevande e quanto altro di cui ha bisogno. E se il rumeno di ribella, lui non esita a passare alle minacce, tanto che all'altro non resta che chinare il capo e cedere. In caso contrario, il sardo è pronto a entrare con la forza in camera sua e ad impossessarsi di ciò di cui ha bisogno.
 Martedì sera la situazione sfugge di mano al sardo. Verso le 18, di fronte all'ennesima angheria del vicino, il giovane rumeno reagisce. È stanco, non ne può più di subire e così, all'ennesima richiesta arrogante, non replica e si chiude nella sua camera. Tutto qua. Poca cosa, ma quanto basta per mandare su tutte le furie il quarantacinquenne, che decide di punire il "ribelle".
 Così, dopo essersi procurato un lungo cavo elettrico, lega e blocca dall'esterno la maniglia della porta del rumeno, poi inizia a battere con violenza contro la porta stessa e la finestra, utilizzando un tubo di ferro. Il rumeno resta immobile, atterrito, mentre l'aggressore per controllarlo meglio si sposta all'esterno della camera e inizia ad urlare improperi e minacce, tenendolo d'occhio dalla finestra. Gli chiede poi più volte 50 euro, altrimenti «verso del liquido infiammabile sotto la porta e appicco il fuoco».
 Il giovane è disperato, si rannicchia in un angolo, teme di morire bruciato. Non altra scelta, deve rischiare. E così prende il cellulare e, approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino, verso le 20.30 riesce ad inviare un sms ad una sua conoscente, con cui, in un italiano reso ancora più incerto dallo stato di autentico terrore in cui si trova, le chiede di chiamare i carabinieri perché "lui" lo vuole bruciare nella stanza. La donna cerca più volte di mettersi in contatto con lui, ma il cellulare squilla a vuoto. Quindi, chiama il 112. I carabinieri contattano il parroco della chiesa, che era totalmente all'oscuro dell'accaduto. Insieme salgono al terzo piano: alla loro vista, il sardo, in preda ai fumi dell'alcol, tenta di infilarsi nella propria camera, mentre la porta dell'altro è ancora ben bloccata dal cavo elettrico. Messo di fronte all'evidenza, l'aggressore dapprima lancia pesanti insulti al rumeno, poi cerca di giustificarsi dicendo che è stato tutto uno scherzo. Il rumeno invece è tremante e in lacrime, e racconta ai militari del sequestro e delle minacce. Il sardo viene così arrestato per sequestro di persona e portato in carcere.

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