Gioco
livorno
I riparatori di yacht non possono aprire
Luciano De Majo
«Siamo pronti a dare una trentina di posti di lavoro»
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LIVORNO. C'è una richiesta di concessione per la banchina del canale dei Navicelli, quella retrostante la centrale Enel. L'ha depositata all'Autorità portuale una società livornese della quale fanno parte il commercialista Silvio Fancellu e il figlio del presidente della Cpl Raugei, la My-Mediterranean Yachting, ormai diversi anni fa. Quando, cioè, a palazzo Rosciano c'era sempre la gestione commissariale guidata dall'ammiraglio Salvatore Giuffré. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta ma, dicono un po' scocciati i rappresentanti dell'azienda, risposte definitive non ne sono mai arrivate. Richieste di approfondimenti tecnici, rimpalli di messaggi fra Autorità portuale e Capitaneria di porto, perplessità espresse dalla Capitaneria. Ma, ribadisce la Mediterranean Yachting, la vicenda è ancora sospesa.
L'obiettivo di questa impresa è realizzare lungo i 500 metri di quella banchina un'attività industriale di riparazione e rimessaggio di yacht. «Sia chiaro - dicono i suoi rappresentanti - che non c'entra niente con un porto turistico. Noi pensiamo a un luogo dove gli yacht arrivano, effettuano la riparazione di cui hanno necessità, e ripartono». Fra il dire e il fare, naturalmente, c'è di mezzo tutto l'iter autorizzatorio.
«Fra noi e le istituzioni competenti c'è un carteggio assai corposo - spiega Barbara Zannoni, amministratore unico della Mediterranean Yachting - che riguarda molti punti, a cominciare dal ripristino della funzionalità del ponte girevole del Magnale, la cui apertura sarebbe necessaria per far entrare e uscire le imbarcazioni. Dal momento che nessuna delle istituzioni aveva la documentazione tecnica, abbiamo fatto noi i rilievi del ponte, attraverso un professionista di nostra fiducia. E abbiamo anche dato la disponibilità a riattivare il ponte, investendo circa 700mila euro. Inoltre siamo pronti a farci carico dell'intervento di bonifica della banchina».
Nei piani della società c'è l'idea di far crescere una filiera delle riparazioni navali sulle imbarcazioni da diporto. «Secondo i dati Ucina, l'Unione nazionale dei cantieri navali - dice ancora Barbara Zannoni - ogni yacht spende tutti gli anni dal 2 al 4 per cento del proprio valore per interventi di refitting che, alla fine della stagione delle crociere, sono necessari. Quest'attività per noi può dare trenta posti di lavoro diretti, più l'indotto che si creerebbe. In una fase come questa, nella quale la città ha fame di lavoro, sarebbe un peccato lasciar cadere nel vuoto la nostra proposta».
La Mediterranean Yachting sarebbe anche pronta a concludere un accordo con l'Enel per ottenere l'accesso alla banchina da via Salvatore Orlando. «In più - proseguono i rappresentanti dell'azienda - la situazione ambientale dei fossi migliorerebbe di certo anche grazie al movimento delle acque determinato dalla presenza di un'attività come la nostra».
Il fattore tempo non è una variabile con la quale scherzare, è il monito della Mediterranean Yachting. «Contatti con gli armatori ne abbiamo - conclude Barbara Zannoni - e diverse opportunità di concludere accordi sono già andate in fumo. Speriamo di non perdere tutto».
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